Il testo condiviso da Cesare Cremonini
Mentre la storia ci insegna che lo stretto di Hormuz non è un capitolo del Signore degli anelli, vorrei dirvi qualcosa sul dolore. Non ho mai creduto nell’equazione sofferenza = artista. È una lettura banale e un alibi per troppi fancazzisti. Se fosse una regola avremmo tanti creativi in giro e pochi taxi per portarli in stazione.
Vi porto invece la testimonianza del mio modo di reagire agli squarci dell’anima non rimarginabili, che la vita ci regala come possibilità e non come punizione. Parlo del (molto) coraggio che ci vuole per non scappare e farvi fluire il proprio soffio, continuando sempre a cercare di intonare le proprie frequenze.
Torno al mio amato sassofono, a cui sto dedicando sacrifici e una grossa parte della vita, per citare uno scrittore che ha detto qualcosa di molto semplice su questo tema.
“Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa”. (Vitaliano Brancati)
Registro una canzone nuova al giorno. Sono nel periodo più creativo e luminoso della mia vita. Al dolore posso dire solo grazie e il motivo per cui ne parlo spesso è questo. E dico grazie anche a tutti voi. A presto
Visualizza questo post su Instagram











