20 Marzo 2026
Condividi su:
20 Marzo 2026

Mercato discografico italiano 2025: 513 milioni di euro, musica batte cinema. Il Report FIMI

Tra i dati rilevanti anche il fatto che lo 0,2% dei brani genera l'80% degli ascolti.

Infografica FIMI sul mercato discografico italiano 2025
Condividi su:

La musica batte il cinema… ma come? Il mercato discografico italiano ha chiuso il 2025 con un fatturato di 513,4 milioni di euro, in crescita del 10,7% rispetto all’anno precedente. È l’ottavo anno consecutivo di espansione, il valore è più che raddoppiato rispetto al 2019, e per la prima volta nella storia la musica registrata supera il box office cinematografico italiano, fermo a 496,5 milioni. Sono i numeri del Report FIMI 2026, pubblicato in questi giorni dall’associazione che rappresenta l’industria discografica italiana.

I dati sono solidi e in larga parte attesi: l’Italia cresce al doppio della media europea (+5,6%) e ben oltre quella globale (+6,4%), confermandosi terzo mercato dell’Unione Europea e undicesimo nel mondo. Ma dietro i numeri ci sono alcune dinamiche che vale la pena leggere con attenzione, perché non tutto racconta solo una storia di successo lineare.

Lo streaming cresce, ma il modello ha le sue contraddizioni

Lo streaming si conferma il motore principale con oltre 340 milioni di euro di ricavi, pari a due terzi del totale, in crescita del 9,6%. Traina l’abbonamento premium, che vale 234,4 milioni (+14,1%), mentre lo streaming ad-supported segna una flessione del 2,2%. Nel corso dell’anno sono stati riprodotti 99 miliardi di stream, con una media di 1,9 miliardi a settimana.

Fin qui, tutto abbastanza prevedibile. Il dato che invece merita una lettura più attenta è un altro: lo 0,2% dei brani ha generato l’80% degli ascolti totali, pari a 75 miliardi di stream. Quasi 20 milioni di tracce non hanno superato le 1.000 riproduzioni nell’intero anno. Ogni giorno vengono caricati online circa 106.000 brani. La piattaforma è aperta a tutti, ma la visibilità è concentrata come non mai. Non è una novità, certo – ma è un dato che l’industria tende a non mettere in copertina quando celebra la crescita.

C’è poi la questione del catalogo. Le nuove uscite valgono il 16% degli stream, in calo rispetto al 22% del 2024. Il catalogo cresce dell’11% e assorbe quote sempre più ampie di ascolti. Per le major, il frontline è in calo del 23,9%. Per gli indipendenti, invece, le nuove uscite crescono dell’8,2%. Non è lo stesso mercato per tutti.

Il fisico torna, e non è nostalgia

Settantaquattro virgola sette milioni di euro. È il valore del segmento fisico nel 2025, in crescita del 22%. Il vinile segna +24,2%, i CD +15,1%. Sono stati venduti 4,6 milioni di prodotti fisici, e il 71% riguarda album usciti tra il 2020 e il 2025. Non è un fenomeno legato al passato: è un acquisto contemporaneo, fatto da persone che seguono artisti di oggi.

Il report chiama questi acquirenti superfan: il 12% dei consumatori di musica in Italia, con una spesa media di 138 euro al mese – il 142% in più rispetto al resto del pubblico. In musica fisica spendono il 239% in più rispetto alla media. Vogliono un oggetto, un’edizione limitata, qualcosa che lo stream non può dare. Universal, Sony e Warner lo hanno capito e stanno costruendo strategie Direct-to-Consumer specifiche per intercettare questa domanda.

Sul vinile vale la pena spendere due parole. Non è più il formato dei quarantenni nostalgici: il report lo definisce “parte centrale della cultura giovanile”, con la Generazione Z tra i principali acquirenti. Chi lavora nei negozi di dischi lo sa da un po’. I numeri del 2025 lo confermano definitivamente.

La musica italiana all’estero: 180% di crescita in sei anni

Le royalties generate dalla musica italiana all’estero hanno superato i 32 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 13,9% rispetto all’anno precedente e del 180% rispetto al 2020. L’88% di questi ricavi viene dal digitale. E per la prima volta la musica in lingua italiana è entrata nel “club Spotify dei 100 milioni di dollari”: le lingue la cui musica genera almeno 100 milioni di dollari annui di royalties sulla piattaforma.

Nella Top 10 degli artisti italiani più ascoltati all’estero su Spotify: Måneskin, Gabry Ponte, Ludovico Einaudi, Damiano David, Laura Pausini. Una lista che dice molto. La distanza tra chi ha costruito una carriera internazionale strutturata e chi rimane un fenomeno domestico – anche di grande successo – è ancora considerevole. La direzione è quella giusta, ma il lavoro da fare è ancora lungo.

Il repertorio locale domina: 85% della Top 100 Album

Nel 2025 il repertorio locale ha occupato l’85% della Top 100 Album annuale, contro il 69% del 2015. Nella Top 1000 Singoli la quota italiana è al 68%. Il report usa il termine “glocalizzazione” per descrivere il fenomeno: i mercati locali crescono nel rispetto della propria identità culturale, senza essere schiacciati dall’internazionale.

È un risultato importante, ma va letto con lucidità. Gli artisti italiani hanno imparato a usare le piattaforme in modo efficace, e il pubblico – almeno nella fascia di consumo più alta – preferisce ancora ascoltare nella propria lingua. La sfida è trasformare questo dominio domestico in qualcosa di più strutturale a livello internazionale. La lista degli artisti più ascoltati all’estero dice che ci siamo, ma non ancora abbastanza.

L’intelligenza artificiale: opportunità reale, regole ancora deboli

Il report dedica un capitolo significativo all’AI generativa, definita “la terza era digitale” dell’industria musicale. La posizione di FIMI e IFPI è netta: l’AI è un’opportunità, ma serve trasparenza e compenso equo. Le regole esistono già – l’AI Act europeo obbliga gli operatori a rendere pubblici i contenuti usati per il training – ma, come scrive il report, “rischiano di rimanere lettera morta”.

Il problema più concreto e immediato è un altro: le frodi nello streaming. Ogni giorno vengono create circa 7 milioni di tracce tramite AI, di cui oltre 60.000 immesse sul mercato. Brani generati artificialmente, caricati sulle piattaforme con bot per produrre ascolti falsi e sottrarre ricavi agli artisti reali. Non è un fenomeno nuovo, ma con l’AI generativa si è industrializzato su scala. Il report elenca le best practice IFPI per affrontarlo. Quanto velocemente si tradurranno in azioni concrete è ancora tutto da vedere.

I numeri delle classifiche: Olly, Sfera Ebbasta e Marracash dominano il 2025

La Top 10 Album 2025 è quasi interamente italiana: in testa Tutta Vita di Olly, poi Santana Money Gang di Sfera Ebbasta & Shiva e Dio Lo Sa di Geolier. Tra i singoli, Balorda Nostalgia di Olly è il brano più ascoltato dell’anno, davanti a La Cura per Me di Giorgia e Incoscienti Giovani di Achille Lauro.

Sul fronte delle certificazioni, il 2025 ha visto un calo nel numero totale (421 contro le 1.749 del 2024), dovuto però alla revisione delle soglie per i singoli, raddoppiate per riflettere l’evoluzione dei consumi digitali. Tra gli artisti più certificati dell’anno: Sfera Ebbasta e Marracash a pari merito con 22 platini ciascuno, poi Pinguini Tattici Nucleari e Geolier.

Un ultimo dato, forse il più significativo per capire dove sta andando la scena: negli ultimi dieci anni l’età media degli artisti in Top 10 Album è scesa da 35 a 31 anni. Il mercato si rinnova. I numeri lo confermano.