Videointervista a Tony Colombo che ci presenta ufficialmente il suo nuovo album Predestinato dopo una carriera di più di trent’anni. Un esordio in classifica straordinario, una Top 10 conquistata grazie al supporto dei fan storici e una passione che non si è mai esaurita anche dopo 33 anni di carriera.
Ai nostri microfoni, il cantautore neomelodico ha affrontato tutti i temi legati non solo all’album nello specifico ma, più in generale, alla sua vita e alla sua lunga carriera.
tony colombo – Un esordio in classifica oltre le aspettative
Hai fatto l’esordio in classifica benissimo, come ti senti?
“Sono felice di incontrare di nuovo il mio pubblico, pronto a comprare il mio CD. Sono 33 anni che mi seguono, si sposano e crescono con le mie canzoni.
Questo risultato non ce l’aspettavamo, non il 2° posto. Ci aspettavamo un decimo o un undicesimo posto, ci sono dei colossi davanti a noi quindi siamo molto felici di questo risultato che appartiene a tutto ciò che ho fatto.”
Predestinato e l’incontro con Mario Merola
Predestinato nasce da quel concerto con Mario Merola quando eri bambino?
“Quello è stato un momento chiave, essere battezzato da Mario Merola è incredibile, l’inizio di qualsiasi cosa. Il fatto di dire che sono un predestinato, ci ho messo 33 anni per dirlo. Ho capito che non so fare altro oltre la musica quindi spero di esserne sempre all’altezza.
Gli stessi che mi seguivano 33 anni fa mi seguono ancora oggi e questo è il fulcro di tutto. A 9 anni ho cantato al Forum di Assago, ho venduto migliaia su migliaia di copie fisiche. Ho fatto tutta l’evoluzione della musica dal fisico al digitale e fare musica oggi è sempre più difficile.”
Le prime vendite record e la pirateria
A 8 anni hai venduto 23mila copie, ti ricordi di quel momento lì?
“Le 23mila copie sono reali ed è il dato della prima stampa. Di quel disco ho venduto 500mila copie dopo tre mesi e questo dato è importante perché poi sono rimasto con la stessa etichetta per anni.
Nella mia casa discografica c’era pure Gianni Celeste, un pezzo di storia, e lui era quello che vendeva di più. Lui incideva due dischi l’anno perché vendeva tra le 600 e le 800mila copie.
La cosa tragica è che vendevamo 500mila copie originali e 2 milioni di falsi, all’epoca la pirateria dominava il mercato quindi non era facile fare quello che facevamo noi.
Con gli anni ho sempre venduto tantissimo, sono sempre stato fortunato con il mio fanclub a Palermo, si toccava tutto con mano. Io vengo dalla vecchia scuola e incontrare in questi giorni tantissime persone è stato bellissimo.”
Quasi 30 album totali, come si fa a trovare ancora l’ispirazione?
“L’amore rimane sempre uguale ma cambiano le forme, i modi di interpretarlo. I sentimenti cambiano in base anche all’evoluzione della vita quindi c’è sempre qualcosa di nuovo da raccontare.
Cerco sempre di raccogliere dalle persone, ascolto le storie degli altri e nella musica ho cercato di spiegare ciò che sentivo. Nella musica e nell’amore ho sempre trovato la forza di esprimermi: quando non riuscivo a dire qualcosa a mia moglie con le parole lo facevo con le canzoni.”
Il ritiro, la stanchezza e il ritorno
Avevi detto che volevi smettere, cosa è successo?
“Non mi ricordo mai di essere stato Antonino quindi quando arrivi a 25 anni di musica, dove non hai avuto il tempo di vivere, ti ritrovi stanco a un certo punto di farlo per tutto l’anno.
Sono la bandiera della musica neomelodica, quindi fare musica tutti i giorni per anni ti stanca tantissimo. Avevo bisogno di riprendere la mia energia, mi sono sentito svuotato. Poi ho capito che la musica è tutto e chi fa musica da sempre non riesce a stare fermo.”
tony colombo tra Napoli, Geolier e la nuova scena
È un momento d’oro per Napoli?
“Geolier è figlio di due mondi. Immagino nel suo palazzo a Secondigliano una signora che ascoltava 50 Cent e un’altra che ascoltava neomelodico.
La musica napoletana ha tante ramificazioni e Geolier è l’espressione di tutto questo. Racconta le stesse cose che racconto io, ma in rima, come in America.
La musica è musica sempre, ascolto tutto e poi decido se mi piace o no. A Napoli succede di tutto e tutto è possibile.”
Com’è nato il featuring con Franco Califano?
“Sono un grande fan di Califano, lo considero uno dei più grandi poeti italiani. Un giorno in studio sentivo un po’ di Roma nella melodia e ho fatto una prova con l’AI, giusto per gioco.
Quando l’ho riascoltata siamo rimasti sbalorditi. Ho chiamato la discografica alle due e mezza di notte. Dopo due mesi sono arrivate le autorizzazioni dagli eredi. È una delle cose più belle dell’album.”
Il brano simbolo della carriera
Qual è il momento più bello della tua carriera?
“Ti aspetto all’Altare, 20 aprile 2018. È la canzone che mi rappresenta. Se fosse uscita oggi avrebbe fatto ancora più rumore.
Otto giorni dopo l’uscita eravamo primi in tendenza e al Palapartenope la cantavano tutti dall’inizio alla fine. Lì abbiamo capito che era successa una cosa grande.”
Capitolo tour 2026?
“Sto terminando la tournée teatrale di 25 date, saremo in tutto il Sud Italia. Ringrazio Altafonte e Sony.
La musica non ha bisogno di consensi: quando vuole arriva. Io vengo dalla strada e non ero destinato a questo, e invece…”











