RESISTENZA – NEFFA – RECENSIONE

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Che gli ultimi non siano stati anni facilissimi per lui, Neffa ( all’anagrafe Giovanni Pellino ) non ne ha certo fatto mistero ed al centro di questo periodo complicato di sicuro c’è posta la fine della relazione con la bella e talentuosa collega Nina Zilli. Ovvio che questa situazione è diventata anche la tematica portante del nuovo album dell’artista d’origine campana, Resistenza, disco come sempre musicalmente giocato tra l’amore per il soul, bilanciato da una buona dose d’italica melodia, una spruzzata di swing e le solite irriverenze musicali, spesso di matrice quasi teatrale. Va da se che la tematica non facilita però la stessa leggerezza di sempre.

Anche il singolo di apertura, quella Sigarette tanto amata dalle radio nell’ultima estate, tradisce con la sua base baldanzosa un testo che invece parla di solitudine e di brutte abitudini acuite da questa nuova situazione personale. Messaggio rilanciato, stavolta senza il finto accompagnamento scanzonato, dall’attuale singolo Colpisci, dove le stelle sono sogni che svaniscono e l’unica speranza è che il rimpianto attanagli il suo sguardo nel momento in cui le intimiamo: “colpisci, uccidi il nostro grande amore, è meglio se tu finisci il tuo lavoro bene“.

Che il Pellino autore, cantore e musicista conosca bene il suo mestiere, non è anche questo segreto, vista la già decantata varietà di linguaggi musicali con cui, come eleganti case, è solito arredare i suoi lavori ed anche in Resistenza vige la regola. Tuttavia sono davvero pochi gli episodi dove l’argomento principe non siano le pene del cuore; accade ad esempio in Twit ( si proprio scritto così ) dove si gigioneggia sulla cattiva abitudine di aver smesso di parlare per comunicare via social, o in Lampadine dove si decantano vecchi immaginari collettivi, fatti si sospiri sui balconi e stelle che illuminano il cielo. Blueseggia il basso della title track, che in apertura di disco, prova a lanciare l’unico messaggio sociale, con la paura di non riconoscere più il buono dal cattivo, chi ci dovrebbe proteggere da chi se ne approfitta, tanto che in Paradiso non ci sarebbe più nemmeno un posto libero. Restano però questi piccoli passaggi che spalleggiano tra la barba che cresce senza aver voglia di farla ( Ma Jolie ), il ricordo dei suoi denti bianchi ( Dubai ) e cuori a terra, sentendosi un po’ a corto di risorse e di energia ( Un piccolo ricordo di Maria ); ed è qui che mi sorge un dubbio! Vogliamo vederla in maniera romantica e pensare che la Maria in questione sia sempre la bella Nina ( MariaChiara è il suo vero nome ) o magari chissà, come ci ha insegnato recentemente il di Neffa amico J-Ax, s’intende un’altra Maria? In fin dei conti si parla di qualcosa che vola via e che lascia un po’ col cuore a terra…

Il pezzo è comunque molto buono, forse il migliore del disco e pertanto ognuno gli dia la valenza che vuole, così come a tutto il disco Resistenza, che è al fine un lavoro senza pecche anzi no, forse una ce l’ha. Quella che ascoltandolo non riesco a fare a meno di pensare al povero Neffa fare la muffa su un divano, tra barba lunga, cattivi odori e lenzuola bisognose di essere stese al sole.

CANZONE MIGLIORE: Un piccolo ricordo di Maria
VOTO: 6 e mezzo

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.