RECENSIONE: TERZA STAGIONE – EMIS KILLA

emis killa

Per arrivare a parlarvi di questo nuovo album di Emis Killa devo necessariamente partire da una premessa…

Quando nel 2011 scrissi con Vacca il libro Pelleossa mi trovai a frequentare per un tempo abbastanza lungo la scena rap milanese, che allora stava vivendo una nuova epifania.
I Dogo stavano definitivamente uscendo dall’underground per affermarsi alle orecchie di un pubblico mainstream, Fibra era prossimo alla sua svolta più trasversale con Controcultura, Marracash era ormai più che consolidato, Babaman stava ampliando la sua fanbase di reggae addict dalle influenze hip hop, Dargen vedeva triplicare la gente che accorreva a vedere i suoi live, artisti tipo Caneda, Vincenzo da via Anfossi, Ted Bundy e tanti altri raccoglievano riconoscimenti finalmente più ampi. Alcuni di questi artisti mi piacevano, altri un po’ meno, e comunque il mio compito era registrare impressioni e riportarle su carta. E questo feci, incontrandoli più o meno tutti.

Ebbene, durante le serate in compagnia di questi mc milanesi, o trapiantati a Milano per necessità, quando si palava di nuove leve del rap, il nome che usciva era sempre lo stesso: Emis Killa. Per tutti sarebbe stato lui la next big thing del rap perché, si diceva, aveva un flow e un talento fuori dal comune. Per questo non mi stupii più di tanto quando qualche mese dopo Emis fece il botto, diventando in tempo zero uno dei rapper più venduti del paese.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, il nostro si è affermato in confini che vanno ben oltre il rap, diventando un fenomeno popolare seguito da tantissimi giovani fan. Ne sono felice perché è bravo e se lo merita. Lo so, lo so, tanti oltranzisti del rap lo additano come traditore, venduto, mc per ragazzine al primo tampax o giù di lì.
È la solita vecchia storia. Possibile che per essere credibile, in questo paese, devi rimanere un morto di fame? Possibile che se si sceglie (soprattutto se, come nel caso di Emiliano, non si proviene certo da una famiglia agiata e si è usciti dalle proprie miserie solo grazie a un’indistruttibile forza di volontà) di capitalizzare il proprio momento fortunato realizzando qualche pezzo commerciale o accettando lucrose apparizioni tv si debba essere messi in croce? E perché mai? Guardate giovani amici che i vostri miti underground non è che non vanno in tv perché sono duri e puri ma perché non ce li vogliono!

Grazie a un’esposizione mediatica importante e al successo commerciale, certo anche con alcuni pezzi magari non ispiratissimi, oggi Emiliano può permettersi di chiamare una pletora di produttori e artisti diversi (Fibra, Neffa, Jamil, Jake la Furia, eccetera eccetera) e realizzare il disco che più gli aggrada, un album rap che pur occhieggiando ai necessari passaggi radiofonici non sconfessa il genere e si prende anche qualche rischio.
Un disco robusto, credibile, sicuramente sincero, scritto da un giovane rapper che sta crescendo insieme alla sua musica in uno dei periodi storici più difficili per farlo, un periodo dove la sperimentazione musicale non esiste, le radio sono nelle mani di gente che ha problemi a riconoscere la differenza fra un basso e una chitarra e in cui se sbagli un disco vai a casa.
Nella tradizione del miglior rap, Terza Stagione è un lavoro a tratti introspettivo a tratti egomaniaco, ma che non teme di addentarsi in tematiche più oscure e dense, che spaziano dalla violenza sulle donne alla dipendenza dall’alcol.
Emis Killa è di una sincerità brutale nel raccontare la sua vita, le luci e le ombre del successo, le difficoltà di crescere senza un padre, le ansie, le paure e le voglie di un ragazzo di 27 anni che dalla vita non ha avuto sconti e che dalla merda è innegabilmente uscito solo e unicamente facendo fruttare i propri talenti.

Ecco, un ragazzo, non dimentichiamolo, con tutti i difetti, i disagi, le ansie e le cazzate che si hanno nella testa a quell’età. La differenza è che Emiliano, di quel casino in slow motion fatto di notti sbagliate, amarezze, eccessi o desideri liquidi, ne riesce a fare arte, o perlomeno ci prova.
Quando leggo certi critici di 50 anni che pontificano sui giovani rapper con aria saccente da radical chic mi viene una gran tristezza. Non per i giovani rapper, ma per i sedicenti critici, che hanno avuto la sfortuna di dimenticare quanto ci bruciava il cuore a quell’età, e quanto potevamo essere stupidi e profondi allo tesso tempo.
A quarantun’anni, con un figlio piccolo e una vita finalmente regolare, non posso certo capire tutte le sfumature del disco di Emis. Ma quella rabbia, quella voglia di rivalsa, quel senso di noi contro il mondo tipico di quell’età, me lo ricordo bene. È stata la spinta che mi ha fatto provare a scrivere, scrivere per cambiare le cose.
Certe notti quella sensazione ancora brucia e faccio una gran fatica a starmene tranquillo a casa senza scendere nei vecchi posti e cercare conforto in amici come quel Jack di cui parla Killa in un brano del suo nuovo disco.
Un disco rap con la R maiuscola.

BRANO MIGLIORE: Jack
VOTO: 7/10
TRACKLIST

1 – Dal Basso (produzione: Big Fish e Rhade)
2 – Non era vero (produzione: Don Joe)
3 – Prima che sia Lunedì (produzione: Zef)
4 – Italian dream (produzione: Zef)
5 – Quello di prima (produzione: Don Joe e Andry the Hitmaker)
6 – Parigi feat Neffa (produzione: Zef)
7 – Uno come me (produzione: PK)
8 – Non è facile feat Jake La Furia (produzione: Big Fish e Rhade)
9 – Jack (produzione: Sick Luke)
10 – All’alba delle 6:00 feat Coez (produzione: Big Fish e Rhade)
11 – Sopravvissuto feat Fabri Fibra (produzione: Pk)
12 – Su di lei (produzione: Nebbia)
13 – Cult (produzione: Big Fish e Rhade)
14 – 3 messaggi in segreteria (produzione: Big Fish e Rhade)
15 – Buonanotte feat Maruego (produzione: 2nd Roof)
16 – Vecchia maniera feat Giso e Jamil (produzione: 2nd Roof)
17 – Vestiti sporchi scratch Dj 2P (produzione: 2nd Roof)

 

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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