BIANCO E NERO – BIANCA ATZEI – RECENSIONE

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Voleva fare la cantante, sognava di partecipare a Sanremo, sperava di realizzare un album! Bianca Atzei desiderava tutto questo e non si può dire che non sia stata accontentata. Certo, ci ha messo un bel po’ per realizzare gli ambiziosi progetti, ma va anche detto che non erano cosa da poco conto. Qualcuno ha pure malignato durante questo cammino lungo un lustro ed il perchè è da ricercarsi nell’insistenza “strana” che ha avuto la sua etichetta nel buttarla nel mezzo di tutto ciò che accadeva, quando di solito è sufficiente che ti snobbino un singolo per essere scaricati; e non ha fatto eccezione la partecipazione a Sanremo, nella categoria big, dove per regolamento dovrebbero esserci solo artisti di chiara fama, o dalle vendite di album che ne giustifichino la denominazione e Bianca un album non lo aveva mai nemmeno realizzato.
Il 2015 ha risolto tutto questo perché alla partecipazione festivaliera, per altro fortunata, ha fatto seguito finalmente il primo disco intitolato Bianco e nero.

Con esso la cantante di origine sarde ha anche agganciato per qualche settimana la top 20, guadagnando una popolarità notevole grazie al traino del brano in gara, Il solo al mondo, che partito in sordina ha saputo invece conquistare il pubblico serata dopo serata, approdando in finale, sorvolando stuoli di reticenze, sorpassando artisti di ben altra fama, raggirando persino qualche acuto più citofonato che intonato. Il pezzo più che firmato è letteralmente timbrato da Francesco Silvestre dei Modà e si racconta che fosse stato scritto per Alessandra Amoroso, che poi lo ha lasciato troppo nel cassetto. Bianca lo fa suo ed il risultato è senz’altro riuscito, vestendo al meglio ( live non impeccabile a parte ) la forza esplosiva di cotanto autore.

Questa la canzone, ma l’album? Bianco e nero è un disco vestito di intelligenza, talmente tanto da risultare al fine ingenuo. Si è infatti pensato di metterci dentro tutti, ma proprio tutti i singoli con cui la Atzei ha provato l’ assalto all’ airplay radiofonico durante gli ultimi 5 anni,  dimenticando però, quanto qualcuno di questi fosse davvero inutile. Passi La gelosia, in duetto con Kekko, ( si sempre lui ) anche se, a dire il vero, il brano non aveva affatto bisogno della seconda voce, tanto era forte già in versione solitaria, e passi anche Non puoi chiamarlo amore, easy pop melò con fisarmoniche in prima linea ed inciso ficcante. Si chiuda un occhio al fine sulla tronfia ma funzionale Non è vero  mai, il duetto con Alex Britti bocciato al Festival l’anno scorso, che magari meritava il suo posto al sole; ma a chi, ci si chiede a chi, può interessare risentire la pesantissima La paura che ho di perderti? Al solo risentirla, ho avuto la sensazione di esser andato a prender l’acqua ad un pozzo distante 5 km. E a chi l’imitazione di Nina Zilli, a cui hanno strofinato la retina sulle corde vocali, fornita in L’amore vero? Rincarando la dose, quanto può apparire intelligente ripescare dal passato la tanto sfruttata Ciao amore ciao, che appena qualche anno fa era stata riproposta da Giusy Ferreri? Ma poi perché non si ha il coraggio di dire che nonostante l’autore enorme, il pezzo non è mai stato una delle sue cose migliori, in un campionario invece vastissimo di beltà inestimabili?  Ciao amore ciao è un capolavoro più legato alla triste storia di Luigi Tenco che l’accompagna, che al pentagramma o alle liriche.
Così Bianco e nero finisce con l’essere composto addirittura di 20 canzoni, che da una parte possono sembrare mossa intelligente, perchè la gente non ha la sensazione di buttar soldi, ma dall’altra la voce di Bianca, particolare, pur se meritevole e diversa, finisce col diventare insopportabile con l’avanzare della track list. Non c’è un barlume di varietà interpretativa, una scoperta che valga la pena di scoprire; il tutto scorre in maniera monotematica con canzoni in cui le frasi delle strofe incalzano, mangiano gli spazi per tirare fiato, e se già farebbe bene a lei farlo, si pensi ancor di più al bisogno che viene a chi ascolta! Non manca comunque qualche buon guizzo come In un giorno di sole o la title track, adatta anche ad uscire come secondo singolo. Ah, già! Il secondo singolo è già uscito e guarda un po’ l’intelligenza? E’ Ciao amore ciao, tra l’altro con Britti! E vabè, che posso dire? Sopportate pure, io me la risparmio. Più nero che bianco in questo disco per la Atzei, che può però bearsi di aver realizzato i propri sogni e da qui ripartire e provare a far meglio. Le possibilità ci sono, ma per il momento…

CANZONE MIGLIORE: Il Solo al mondo/Non puoi chiamarlo amore
VOTO:
 4/10

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica