EMERGENTI: GLI STIP' CA GROOVE

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Sonorità oscillanti dal funk alla spy music, sulle quali si innestano rap e venature rock. Gli Stip’ Ca Groove cominciano la loro attività nell’autunno del 2011. Benché la formazione delle origini presentasse alcuni elementi di diversità dall’odierna, il progetto era già chiaro nella sua struttura: una formazione funk nella quale il groove di basso e batteria incontrasse la potenza di una sezione fiati e la percussività del rap. Nove esperienze musicali diverse, una convergenza unanime nell’orizzonte della Black Music.

La band ha recentemente pubblicato un EP autoprodotto di cinque tracce, impreziosito da varie collaborazioni (Davide Ceddìa, DJ Manzo, Alberto Perrone, Dario Modugno), che ripercorre l’intera gamma di sonorità da essa sperimentate e consolidate muovendo dal funk più classico per approdare al funk/hiphop e alla spymusic (nell’EP sono contenuti il prologo “Attesa” e l’episodio I “Let it Blitz” della “Trilogia del Crimine“, saga criminale di cui è autore il gruppo).

Gli Stip’ Ca Groove hanno goduto delle eccellenti collaborazioni di Valeria Quarto (voce del B.U.M. e dei Rhomanife) e di Davide Ceddìa, eclettico cantante dei Camillorè, voce e autore del testo del primo featuring della band, “Ultimo Piano!“, registrato presso l’OWT Studio di Guido Lioi e Marcello Magro, già componenti della formazione barese One Way Ticket.

La band si è esibita in svariati contesti, fra i quali quello del Bari Summer Village, in piazza Mercantile, nella serata del 24 Agosto 2012, e quello del Politecnico di Bari, in occasione delle Notti in Campus organizzate dal sindacato studentesco Link nelle date del 24 maggio 2012 e del 6 dicembre 2012, dividendo il palco, in quest’ultima occasione, con U’Papun e Folkabbestia. La band si è esibita inoltre il 24 aprile 2013 in piazza Mercantile in occasione delle celebrazioni per il Bicentenario Murattiano ed ha aperto il 21 giugno 2013 il concerto del Management del Dolore Post Operatorio a Molfetta.

Finalisti dell’edizione 2013 di Sanremo Rock, semifinalisti al Lucphonic (indetto dal Laboratorio Urbano Culturale “Peppino Impastato” di Manfredonia), vincitori dell’Open Up Contest, grazie al quale hanno guadagnato la partecipazione in veste di ospiti fuori concorso al Push Up 2.0, contest per etichette indipendenti.

La formazione degli Stip’ Ca Groove è la seguente:
Giuliano De Santis – MC
Giacomo Catacchio – Voce
Donny Balice – Tromba
Vito “Funkyman” Scavo – Trombone
Luca Antonazzo – Sax
Alessandro Scelsi – Chitarra
Andrea Damiani – Tastiera
Raffaele Monti – Basso
Antonio Coratelli – Batteria

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Terzo tempo è il brano che abbiamo scelto di presentarvi e che da venerdì verrà trasmesso per una settimana, due volte al giorno, dalla nostra partner Radio Hinterland.

Per chi volesse approfondire la loro conoscenza ecco il link della loro pagina ufficiale su Facebook e un secondo brano tutto da ascoltare: “Disciplina Metropolitana”!

L’INTERVISTA

Chi è cresciuto nel territorio barese intuisce il significato del vostro nome, legato ad un modo di dire popolare. A chi invece non ha idea di come nasca? Perché Stip’ Ca Groove?

Stip’ Ca Groove è un gioco di parole che miscela il noto detto barese “Stip’ ca truv'” (“mettilo da parte, che poi lo troverai”) alla parola Groove, che esprime il senso del ritmo, la fluidità dinamica del beat. L’intenzione è quella di richiamare l’idea di strada, il luogo dell’Hip-Hop per eccellenza, e il groove, la quintessenza del Funk: i nostri principali generi di riferimento.

A volte diventa complicato portare avanti un duo. Siete addirittura in nove! Come riuscite a trovare idee ed obiettivi comuni, organizzare le prove ecc.?

Effettivamente portare avanti la baracca è un lavoraccio, ma col tempo abbiamo imparato a conoscerci e coordinarci: se c’è volontà si può fare tutto! Per quanto riguarda la materia prettamente artistica, ciascuno ha dato il suo contributo alla formazione di un’identità di gruppo, la musica è un gioco di contaminazioni.

Il divario fra nord e sud benché combattuto su più fronti rimane uno dei problemi di tanti settori, fra i quali la musica live. E’ facile per voi trovare posti in cui esibirvi?

Come tutte le formazioni emergenti di musica inedita, siamo chiamati a misurarci con un mercato spesso spietato, dominato da pregiudizi e scarsa lungimiranza. E altrettanto spesso poco rispettoso dei mesi di lavoro di cui necessità la preparazione di un concerto. A noi le proposte fortunatamente non mancano, ma non tutte si equivalgono sotto il profilo qualitativo ed economico. Purtroppo la sovrabbondanza di offerta musicale dei giorni nostri porge il manico del coltello a persone non sempre sensibili alle ragioni della musica, dell’arte, e del lavoro che c’è dietro. La musica è di tutti e per tutti, ma non tutti sanno maneggiarla
con la stessa devozione.

Il vostro stile nasce dalla contaminazione di generi nati fuori dai confini italiani. La black music, funk, rap, il rock. Quanto c’è di italiano e in particolare delle sonorità della vostra terra nella musica degli Stip’ Ca Groove?

Della nostra terra riproduciamo inconsciamente ed inevitabilmente la solarità e lo sguardo oltre i confini, del resto viviamo in una regione affacciata sul mare: la nostra è musica d’importazione. Parte dai campi di cotone degli stati schiavisti del nord-America, per prendere maggior coscienza di sè nei ghetti in cui si consumava la segregazione degli afro-americani, ed alzare la voce con il Funk ed il suo primogenito, l’Hip-Hop. Messaggi esplosi come bombe nel panorama musicale dell’epoca, che non hanno mai esaurito la loro carica propulsiva.

Avete partecipato a vari contest. Credete che la competizione vada a favore della musica o contro di essa?

La competizione, quando sana, è uno stimolo all’autocritica ed al miglioramento di sè. I contest in qualche modo suppliscono a certe carenze d’attenzione verso il mondo della musica emergente, offrono alle band l’opportunità di calcare palchi altrimenti difficilmente raggiungibili, o sostegni economici, indispensabili per la costruzione di un “biglietto da visita” di qualità, soprattutto in tempi di crisi del mercato discografico, nei quali la musica è indipendente, le band devono farsi strada con le proprie gambe ed esporsi in prima persona a dei rischi economici.

Presentateci il vostro EP e i brani di punta, fra i quali Terzo Tempo, il singolo da voi proposto.

L’EP è una nostra autoproduzione, contiene cinque brani che spaziano dal funk più classico al funk/hip-hop, esplorando ambientazioni spy (sulla falsariga delle colonne sonore dei film polizieschi di cui i compositori nostri connazionali sono maestri nel mondo) e caricandosi di venature rock. Terzo Tempo e Disciplina Metropolitana sono i nostri brani di punta, quelli più d’impatto, specialmente in ambito radiofonico. Terzo Tempo è il primo brano che abbiamo composto, quello che maggiormente risente della presenza del rock nel bagaglio di influenze di alcuni componenti della band. Racconta della sfida musicale che abbiamo intrapreso, utilizzando il linguaggio tecnico della pallacanestro, sport che rende al meglio il legame con la cultura afro-americana. Il secondo, Disciplina Metropolitana, è un tributo alle quattro discipline dell’Hip-Hop (MCing, Turntablism, Writing, B-boying), al quale ha collaborato DJ Manzo, con delle parti di scratch.

  Laureando in giornalismo, cantante per vocazione, responsabile Officina del Talento qui su All Music Italia, speaker per Radio Stonata, redattore per Eurofestival News. Un ragazzo multitasking direbbero gli inglesi, poiché non riesco a fare una sola cosa in un solo momento. Sento l’esigenza inconscia di incasinarmi la vita con troppi impegni nel mondo della comunicazione e tutti rigorosamente legati alla musica. Vivo costantemente alle prese con file mp3, video Youtube, status su Facebook, hashtag su Twitter, post nei forum. Ma appena possibile stacco il cervello, butto due cose in valigia e parto alla scoperta del mondo.
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