BRUNORI SAS esce “A casa tutto bene”: “Volevo fare un disco che si occupasse delle brutture, vere o immaginarie, che ci vengono propinate ogni giorno”

brunori sas a casa tutto bene

A Casa tutto bene è il titolo del nuovo disco di Brunori Sas in uscita il 20 gennaio in tutti i negozi di dischi e nei digital stores. Un album composto da 12 nuove canzoni a cui seguirà una serie di incontri negli atenei e, dal 24 febbraio, un nuovo tour in tutta Italia.

A Casa tutto bene è il quarto album di inediti del cantautore, il disco (registrato nella casa padronale di una vecchia masseria del 1100 e prodotto artisticamente da Taketo Gohara) è quello musicalmente più complesso della discografia di Brunori, un album che si muove metaforicamente sulla tratta aerea Lamezia-Milano, quella che Brunori ha percorso spesso durante la stesura dei brani. Il mood risente così dell’influsso più ancestrale e sanguigno dei ritmi della Calabria, così come dei suoni più freddi e sintetici della metropoli.
I testi rispetto al passato, mettono da parte un po’ di ironia e poesia per diventare più sobri e, soprattutto, diretti.
I temi ricorrenti sono quelli dello “spaesamento” della generazione di mezzo, cresciuta con i grandi valori dei nonni e destinata a cercare una sua dimensione in assenza di riferimenti, canzoni che hanno a che fare con la necessitàdi affrontare le paure quotidiane e con la naturale e pericolosa tendenza dell’uomo contemporaneo a cercare riparo nella comfort zone casalinga, che spesso gli fa ignorare quello che accade fuori.

Dal 30 gennaio Brunori Sas inizierà una serie di incontri con gli studenti degli atenei italiani dal titolo All’universitàtutto bene.
Eccoli:

30 gennaio Università di Siena
1 febbraio Università di Cassino
2 febbraio Università di Ancona
3 febbraio Università di Camerino
6 febbraio Università di Cosenza
14 marzo Università di Padova

Ecco come il cantautore ha raccontato questo disco…

Vivo stabilmente a San Fili, che è un piccolo paesino in provincia di Cosenza. Lontano dalle città, lontano dal giro degli artisti, lontano “dall’ambiente”. Il mio manager ha provato a rivendersi la cosa come scelta radical chic sulla riscoperta dei valori della provincia contadina. Fesserie. È vero, sì, che sto in collina, che dalla mia finestra posso ammirare un panorama strepitoso, che non ho problemi di parcheggio e ansie metropolitane, ma di certo non faccio l’orto, non gioco a carte con i vecchietti del paese, non produco vino e non faccio lunghe passeggiate fra gli alberi di castagno. Semplicemente sto a casa e ci sto bene. Tolti i soggiorni a Milano e i giretti che faccio per mestiere, meno una vita normale e anche un po’ noiosa… La casa di cui parlo è la mia comfort zone, il mondo che conosco e in cui mi riconosco. La casa di cui parlo è tutto ciò che mi fa star bene perché non mi mette in discussione. La casa di cui parlo è quella che mi tiene al riparo da quel che accade fuori. A casa tutto bene nasce così dall’attrito fra la necessità di uscire di casa e la naturale tendenza al rifugio domestico…

Volevo fare un disco maturo, un disco forte, che si occupasse del presente, delle brutture, vere o immaginarie, che ci vengono propinate ogni giorno. Volevo farlo con un piglio serio e sobrio, ma senza risultare reazionario o moralista. Volevo sforzarmi di comprenderla, questa realtà spaventosa, senza cadere nella tentazione di alzare nuovi muri, di delimitare ancor di più il confine fra me e ciò che vedo come altro da me. Ho pensato molto all’azione, al fatto che dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Ho quasi quarant’anni, sono cresciuto con i valori dei miei nonni e mi ritrovo a gestire gli hashtag su Instagram. A dirla tutta ero anche un po’ stanco di adagiarmi sulla ballata elegante e romantica, sulla storia d’amore privata e soprattutto di buttarla sempre a ridere, di adagiarmi sul tono brillante, sull’invettiva all’acqua di rose. Volevo che queste fossero canzoni di cuore enon di testa, se mi passate la metafora scontata. Anche per questo motivo nella scrittura ho giocato poco con le parole, cercando di adottare un linguaggio più diretto e spiccio, talvolta volutamente colorito, cercando di tradurre in canzone le sollecitazioni che mi arrivavano dal mondo esterno, rubacchiando e imitando i discorsi fra signore nella sala d’attesa di un medico, i comizi fascisti di un tassista romano, la rabbia sprezzante di un ragazzino ubriaco in un club di provincia, i commenti populisti,razzisti e omofobi che ogni giorno appaiono sui social, ma che spesso trapelano anche dalle discussioni con familiari e vecchi amici. Ho voluto e dovuto necessariamente calarmi nei panni di un’umanità che istintivamente tendo a etichettare come “altro dame”. Il risultato interessante, in questa sorta di inchiesta in forma canzone, è che mi sono invece trovato spesso a sorprendermi di come quel linguaggio mi fosse familiare, di come quei pensieri venissero fuori in modo così spontaneo, rapido, veloce…”

Per quanto concerne la produzione del disco Dario ha dichiarato:

Per quanto riguarda l’aspetto musicale, ho lavorato agli arrangiamenti con la mia solita band, ma stavolta con un approccio diverso. Mi sono preso il tempo giusto e ho lavorato con ciascun musicista singolarmente, in modo da rompere lo schema della band in sala prove ed entrare da subito in un’ottica da studio album. Il risultato, anche in questo caso, mostra un volto duplice: molto più che in passato ci sono suoni contemporanei, elettronici, e un utilizzo del computer come strumento creativo e non solo come banco di registrazione, affiancati però a sonorità ancestrali, all’uso di strumenti antichissimi come le mandole, i mandolini, le chitarre degli anni’ 30, i fiati e le percussioni della nostra tradizione.
Ci sono i pezzi strutturati come stratificazioni di loop e le suonate live da sala prove. E questa coesistenza di mondi agli antipodi, ha creato un quadro sonoro in cui i tratti ben delineati delle ritmiche e della voce, si mescolanoai colori indefiniti dei fiati, degli archi e dei sintetizzatori. Taketo Gohara, che ha coprodotto artisticamente il disco insieme a me, ha avuto la grande capacità di creare un suono che definirei tridimensionale, profondo, arioso, poco schiacciato e compresso. Una produzione che definirei a fecondità ripetuta, a lento rilascio, in cui ad ogni ascolto si scopre un colore nuovo, un suono nascosto, una sfumatura differente. Da sempre ho desiderato che nei miei dischi la componente musicale avesse un ruolo di primo piano, alla stregua delle parole e mi sento di dire, senza timore, che questa volta ci siamo riusciti davvero

brunori sas

TRACKLIST

1. La Verità
2. Uomo nero
3. Canzone contro la paura
4. Lamezia Milano
5. Colpo di pistola
6. La Vita liquida
7. Diego e io
8. Sabato bestiale
9. Don Abbondio
10. Il Costume da torero
11. Secondo me
12. La Vita pensata

Per quel che riguarda il nuovo tour invece la data di partenza sarà il 24 febbraio ad Udine. A Casa tutto bene Tour sarà uno spettacolo che porterà sul palco il nuovo impianto sonoro di questo nuovo disco, senza però tralasciare i brani storici del cantautore. Ecco il calendario:

24 febbraio Udine (Pala Mostre)
25 febbraio Bologna (Estragon)
2 marzo Milano (Alcatraz)
3 marzo Treviso (New Age)
9 marzo Torino (Teatro Concordia)
16 marzo Cesena (Teatro Verdi)
17 marzo Firenze (Obihall)
18 marzo Napoli (Casa della Musica)
24 marzo Grottammare AP (Container)
25 marzo Perugia (Afterlife)
31 marzo Bari (Demodè)
1 aprile Roma (Atlantico)
6 aprile Palermo (Teatro Santa Cecilia)
8 aprile Catania (MA)
24 aprile Genova (Supernova Festival)

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