INTERVISTA ad ALEXIA: “Mi ero persa ma oggi con Tu puoi se vuoi torno più forte di prima”

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Questa settimana All Music Italia ha incontrato Alexia a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo album di inediti che segna il suo ritorno sulle scene dopo cinque anni di assenza.
Dal successo internazionale degli esordi che la incorona da subito regina e punto di riferimento dell’eurodance di fine anni ’90, fino alla più recente produzione in lingua italiana orientata verso il soul e con una maggiore attenzione ai testi, Alexia si riscopre più grintosa ed agguerrita che mai con un album sincero ed un bel messaggio da diffondere.

In quest’intervista l’emozione per l’uscita del suo nuovo album Tu puoi se vuoi, la sua prima autoproduzione, un momento di crisi artistica e la voglia di ricominciare da capo oltre a tutti i mille progetti futuri di una tra le più grandi voci d’Italia.
Buona lettura.

Partiamo dall’inzio: Il mondo non accetta le parole è il biglietto da visita di questo tuo ritorno ed insolitamente una ballata, diversamente da ciò che ci si aspettava da te. Una scelta coraggiosa per ripresentarsi al pubblico andando incontro alla stagione che solitamente predilige canzoni più leggere. Hai voluto rischiare?

Ho deciso di scegliere Il mondo non accetta le parole innanzitutto perché è una canzone bella e che sento nel cuore. E’ vero, va al di là dei ragionamenti delle radio e di un gusto che purtroppo ci impongono continuamente ma credo molto in questo pezzo, e sono sicura che resterà nel tempo: ha una forza intrinseca. Al primo ascolto è destabilizzante, non troppo immediata; da Alexia tutti si aspettano una cosa più ritmata, ma ho voluto così sottolineare il mio cambiamento, la mia maturazione nel pensare la musica. Sono diventa più grande ed ho piacere di scrivere liberamente, riuscendo a comunicare anche con i miei coetanei, che prima non sempre facevano parte del mio pubblico… mi sono sentita sempre inferiore agli altri, e questa cosa mi faceva soffrire. Inoltre siamo in un momento anche storico in cui veramente il Mondo non accetta le parole, il pensiero libero, e non potevo scegliere niente di più attuale.

Uno dei concetti ricorrenti nei contenuti del tuo nuovo disco è la rinascita, la ripartenza: cosa aveva fermato Alexia?

Mi sono fermata quando non avevo più stimoli. La mia musica mi aveva dato tante soddisfazioni, e tutto ad un tratto mi è sembrato di aver detto tutto. Non sentivo quella voce dall’anima, era come se fossi spenta, assopita. Mi sono dedicata alle due cose meravigliose che mi sono accadute in questi anni, che sono le mie figlie, ed ho suonato tanto all’estero, cosa che mi ha fatto recuperare quell’energia che avevo perso lungo la strada. Inoltre ho incontrato i ragazzi che fanno parte della mia nuova band; ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato a scrivere le canzoni insieme partendo dai testi, che non erano che i miei pensieri appuntati sulle agente in questi anni. Poi è arrivata l’idea di un suono deciso, direzionato dal soul all’r&b ed abbiamo capito dove volevamo andare. Non vedo l’0ra di suonare questo disco dal vivo, per ritrovare il calore della gente ed ammettere che si, un momento di smarrimento può capitare a tutti, ma si può ricominciare ogni volta. Tu puoi se vuoi è la mia testimonianza.

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Dopo tanti anni e più di qualche disco all’attivo c’è qualcosa che cambieresti? Faresti delle scelte musicali diverse se pensi al tuo modo di vivere la musica oggi?

Potendolo fare, qualcosa cambierei sicuramente, ma non voglio fare titoli, perché dietro ad ogni progetto hanno lavorato tante persone e mi sembrerebbe di mancargli di rispetto. Ci sono canzoni che quando riascolto vorrei ricantare in modo diverso, più coerente con l’uso che faccio della mia voce adesso, ma è andata ormai e va bene cosi.

La copertina di Tu puoi se vuoi ti ritrae con un look ed un’immagine tutta nuova ed eccentrica… Che importanza hai dato alla componente grafica di questo progetto? Un disco deve presentarsi bene anche dalla copertina?

Assolutamente si, forse sarò all’antica e penso come vent’anni fa ma l’impatto di una copertina fatta bene è importante. Io ad esempio ho ragionato in questo senso per dichiarare subito il contenuto del disco: avevo bisogno di dare un segnale forte e dire che sono tornata, sono colorata ed ho qualcosa da raccontarvi.

Presto partirai con il tour per presentare dal vivo questo disco. Ci racconti che cosa succederà sul palco? Come fai a far coesistere generi e brani tanto diversi tra loro? 

Sarà un concerto divertente, coloratissimo, con diversi momenti tra canzoni nuove, i successi, dei medley e soprattutto tanta energia, perché io quando sono sul palco sono questo: Energia! Finché avrò forza cercherò di dispensarla a tutti quelli che avrò davanti a me ad un concerto. In chiusura c’è uno spazio totalmente dedicato alla dance in cui arriva proprio “la botta”. Alcuni pezzi sono stati rielaborati per fare posto anche agli strumenti, ma l’atmosfera è proprio quella della disco dance degli anni 90 solo da ballare. In fondo è tutta la mia storia, parte tutto da li.

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In pochi anni hai raggiunto degli obiettivi straordinari con i tuoi primi dischi in inglese diventando una vera e propria icona della dance music europea. A seguire è arrivata la svolta in italiano che però non è stata premiata con gli stessi numeri; secondo te cosa non ha funzionato? Come hai vissuto quel cambiamento?

E’ una questione di possibilità, l’Italia è più piccola in fondo (ride n.r.d.) In tanti mi hanno chiesto: ma chi te lo ha fatto fare? Io ad un certo punto della mia carriera ho sentito proprio l’urgenza di comunicare nella mia lingua e per il mio Paese,  mi sembrava dovuto e mi faceva piacere. Ho scelto di cantare quei brani con uno stile rhythm and blues, un genere che in Italia non ha mai venduto molto, e probabilmente anche quello ha influito. Poi va anche detto che in generale i numeri sono calati esponenzialmente in questi anni, fare i dischi non conviene più in termini di mero guadagno; si fanno per passione, per ampliare il repertorio degli spettacoli che verranno, ma se prima un artista poteva permettersi di fare un disco ogni 5 anni, oggi non se lo può più permettere se i suoi guadagni dovessero provenire tutti dalle copie vendute.

Che differenza c’è nel produrre un album negli anni ’90 e farlo oggi?

La differenza più grande sta nella costruzione dei particolari. Quando ho registrato i miei primi dischi dance era tutto molto semplificato: entravo in studio, partiva la base e cantavo senza troppi pensieri; Tu vuoi se puoi ha avuto una gestazione tutta diversa, è stato creato da me, con la band, curandone i dettagli uno ad uno: abbiamo registrato le voci in Italia, la band in Olanda e mixato il tutto a Boston cercando un suono unico, mettendo nero su bianco l’idea che avevo in testa dall’inizio. E’ il mio primo disco autoprodotto ed anche il primo che è venuto fuori proprio come lo volevo io.

Hai mai pensato di produrre qualcuno? Che ne pensi dei producers che spopolano nelle classifiche internazionali?

Sto scrivendo delle cose, ma tutto è in fase ancora embrionale. Sono una fan scatenata, e vedova visto che si sono sciolti, degli Swedish House Mafia ma adoro anche Calvin Harris… li trovo geniali. Mi piacerebbe lavorare su un progetto dance di ampio respiro, ispirato da quello che mi piace ascoltare.

C’è qualcuna, tra le tante interpreti della nuova musica italiana in cui ti rivedi agli inizi della tua storia musicale?

Credo che la mia carriera sia difficilmente ripercorribile, lo dico non per mancanza di modestia, ma perché negli anni in cui ho iniziato a cantare io era tutto diverso, sono partita dall’estero per arrivare poi qui, oggi  questo non accade più… Posso dirti che mi piace tantissimo la vocalità di Chiara Galiazzo, la trovo molto internazionale e credo che sarebbe una figata se avesse la possibilità di provare a cimentarsi in qualcosa in inglese oltre i confini nazionali. La discografia italiana ti limita a volte, anche per questo ho deciso di autoprodurmi ed esprimermi liberamente.

Diversi rumors ti volevano in gara all’ultimo Festival di Sanremo. Hai davvero provato a partecipare quest’anno?

Sarebbe stato bellissimo andare con Il mondo non accetta le parole, anche se alla fine abbiamo optato per uscire in primavera. Ho apprezzato tantissimo questa edizione di Carlo Conti, ma a posteriori sono più contenta di non essere andata per non togliere importanza e visibilità a questo pezzo che poteva sfuggire in mezzo a tanti più immediati. Tornerò sicuramente a Sanremo, mi piacerebbe con un brano dallo stesso impatto che suscitò Dimmi come, ma fino a che non avrò tra le mani un progetto che mi ricordi quella forza lì posso anche aspettare.

Ogni anno la lista degli esclusi eccellenti del Festival si fa sempre più fitta: a restare fuori spesso sono sopratutto i cantanti che hanno raggiunto l’apice del loro successo qualche anno fa. Secondo te come mai?

E’ normale. Oggi se non provieni da un talent, o non sei uno che vogliono tutti non hai molta scelta; non ci sono tante occasioni per presentare il tuo progetto e fare promozione per il tuo disco. In mezzo a tanti devi dimostrare di avere qualcosa da dire, come ha fatto per esempio Nek quest’anno: checché se ne dica è salito su quel palco con il coltello tra i denti ed ha stupito tutti, me compresa che lo seguivo da casa. La sua è stata la dimostrazione che anche noi cantanti pre talent abbiamo tanto ancora da dire.

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Torni dopo cinque anni con un disco di inediti ma in realtà un paio d’anni fa eri già tornata con Canzonissima, il format di Carlo Conti all’interno de I migliori Anni, a cui è seguito anche un disco. Che esperienza è stata? Cosa ti ha dato e cosa (eventualmente) ti ha tolto?

A me ha fatto solo del bene, in barba a chi con la puzza sotto il naso mi diceva che era una trasmissione nazional popolare dove i giovani non andrebbero mai. Io, che sono giovane non giovane ho deciso di buttarmi, ed ho vinto una grande partita: ho incontrato proprio li i ragazzi che ora compongono la mia grande band, ed inoltre ho avuto anche un grande ritorno in termini di popolarità; dopo dieci sabato sera passati in televisione la gente ha voglia di venire a sentire anche ai concerti, e tantissime persone hanno voluto sostenermi.

In quella trasmissione c’erano in gara con te anche Paola e Chiara. Una delle due, Chiara per l’esattezza, quest’anno ha tentato la carta di un talent show come The voice, ripartendo da zero e da un concorso per nuove proposte sostanzialmente. Che idea ti sei fatta in merito? Tu lo faresti?

E’ una domanda che mi fanno in tanti… Io rispondo che sostenerla o affossarla non mi interessa, anzi colgo l’occasione per salutarla perché è una mia amica.

Come mantieni attivo il contatto con i tuoi fans in tutto il mondo? 

Quest’anno, con il restyling del sito sono anche sbarcata sui social. E’ un aspetto del mio lavoro a cui non avevo mai badato molto, sbagliando, perché adesso mi accorgo che invece quel tipo di comunicazione è fondamentale. Ovviamente poi c’è il concerto ed il contatto vero, sincero che non può mancare mai. Mi piace condividere quattro chiacchiere con chi mi segue e si organizza magari venendo anche da fuori per assistere ad un mio spettacolo.

Con quest’ultima domanda ringraziamo Alexia e le facciamo un grande in bocca al lupo per il tour e per i suoi progetti futuri.

Si ringrazia Vincenza Petta della Daniele Mignardi Promopressagency, ufficio stampa di Alexia.

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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