INTERVISTA a CARMEN CONSOLI: “Libertà è poter fare ciò che uno deve fare, senza dover dipendere dalle logiche commerciali” (PARTE I)

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Donna. Fisico asciutto, occhi scuri e profondi. Una voce inconfondibile, capace di conquistare in vent’anni di carriera un pubblico copioso e affezionato, grazie ad un talento musicale senza eguali. Oggi All Musica Italia è lieta di poter ospitare un’intervista ad un’artista con la A maiuscola, la CANTANTESSA: Carmen Consoli.

Reduce dalla pubblicazione, a inizio anno, del suo ottavo album di inediti, L’abitudine di tornare, attualmente Carmen è super impegnata con la fase estiva della sua nuova tournée, partita lo scorso 3 luglio da Padova, nella cornice dello Sherwood Festival (Qui potete trovare tutte le date del tour).
Nonostante ciò, la cantautrice catanese si è resa disponibile per realizzare l’intervista che state per leggere e, con grande gentilezza e sincerità, ha risposto a tutte le domande che le abbiamo posto, in maniera esaustiva e diretta.
Il risultato è andato oltre ogni nostra aspettativa, al punto che abbiamo deciso di dividere l’intervista in due parti separate: la prima, che potete leggere qui di seguito, e una seconda parte che sarà online domani, martedì 21 luglio.
Buona lettura.

Ciao Carmen, è un piacere immenso averti nostra ospite! Come stai?

Ciao, grazie! Buon pomeriggio… Bah, accaldata devo dire, con questo clima!

Ascolta, con l’inizio di luglio, è arrivata la seconda parte de L’abitudine di tornare Tour.
Come sono andati i primi concerti estivi? Lo spettacolo rispecchia quanto abbiamo già apprezzato nella fase invernale della tournée, o hai compiuto scelte diverse? 

Bene bene! È uno spettacolo diverso: sono in tournée con due ragazze, siamo un trio di donne e devo dire che tra noi si è creato questo cameratismo femminile davvero divertente. I primi live sono andati molto bene: torno dopo cinque anni, con una formazione abbastanza cruda e rock, e ritrovo l’accoglienza di sempre.

Le canzoni hanno mantenuto gli arrangiamenti del disco? Cosa mi dici della scaletta?

Siamo riusciti a mantenere gli arrangiamenti originali del disco. Quanto alle scalette dei concerti, sono variabili: essendo in trio, ci possiamo permettere una certa libertà. Sarà uno spettacolo essenziale, ma proprio per questo un po’ più faticoso per noi tre, che dobbiamo riuscire a ricreare dei momenti fondamentali delle canzoni.

Protagonista sarà naturalmente, L’abitudine di tornare, il tuo ultimo album. In una video-intervista targata Sherwood.it, hai detto: “Sono sparita dalle scene per cinque anni, mi ero illusa di poter tornare ed essere stata completamente dimenticata, così da potermi reinventare”.
Pensi di esserci riuscita? Con quali intenzioni e aspettative hai partorito la nuova Carmen Consoli del 2015? 

Sì, diciamo che io prendo sempre le distanze dal concetto di aspettativa, in quanto le aspettative, proprio culturalmente, non fanno più parte della mia vita. Ho desideri, in realtà.
Sono tornata e ho trovato tante persone ad aspettarmi, che si sono reinventate insieme a me. Ho ricevuto un’accoglienza fantastica, all’insegna dell’innovazione, perché anche questo mio desiderio di cambiamento è stato accolto con grande entusiasmo. È un bellissimo periodo questo!

Uno dei fili rossi che lega il tuo mondo musicale è stato e, a mio avviso, continua a essere anche in questo album, l’attenzione alla tradizione e alle radici, che emergono in vivaci quadretti di quotidianità, come per esempio nell’ultimo singolo Sintonia Imperfetta (vedi l’arrosto della mamma o il derby Roma-Lazio in tv!). Mi pare che questo sia uno degli elementi chiave del tuo stile.
Qual è il significato di questa tua scelta? 

Io penso che le radici siano e restino sempre il principio di tutto. Dimenticare le radici vuol dire essere segnati, non fare frutti: un albero malato non lo salvi potandolo, ma curandolo alle radici. E le radici sono il nostro piede a terra, la nostra vita, la nostra spina dorsale, quindi penso sia molto importante appropriarsene, o meglio riappropriarsene, reinventarle, ristudiarle… Rispettarle. 

All’interno dell’album, La signora del quinto piano è uno dei brani più significativi: lo hai posto alla metà della tracklist come uno spartiacque.
Quando lo hai composto?

Dunque, questo brano l’ho composto insieme al mio produttore Gianluca Vaccaro e, per una volta, sono stata la strumentista di me stessa! Ho fatto tutto da me e poi, ho sovrapposto alla parte musicale questa tematica, che è più che altro parlata: quando scrivo brani ritmati senza melodie particolarmente ricche, mi posso permettere di parlare in modo efficace di una questione sociale. Si tratta di uno di quei pezzi che fungono da contenitori rock e che puoi riempire come vuoi, con libertà. La signora del quinto piano è un mio sfogo.

Al momento della sua stesura, era già nelle intenzioni donare il pezzo per la campagna di sensibilizzazione contro il maltrattamento sulle donne promossa da Telefono Rosa?

No, questo è stato un passo successivo, avvenuto per iniziativa di Telefono Rosa stesso (una realtà che aiuta da anni le donne vittime di violenza e i loro bambini proteggendoli e lottando al loro fianco, clicca QUI per il link diretto al sito ufficiale, ndr), associazione di cui sono personalmente ambasciatrice ormai da molti anni. Le ragazze di Telefono Rosa mi hanno invitato a riprendere in mano il pezzo per poter fare qualcosa di significativo. Così è venuta fuori quest’idea!

Proprio a sostegno della campagna di Telefono Rosa, hai lanciato su iTunes la nuova versione del brano, cui han preso parte colleghe illustri: Nada, Irene Grandi, Elisa, Gianna Nannini ed Emma. So che il lavoro è stato realizzato in un tempo lampo, come son nate tutte queste collaborazioni? 

In realtà, le ragazze di Telefono Rosa mi han chiamato ad aprile chiedendomi di fare qualcosa già per maggio. Lì per lì risposi: “Io da sola non credo di avere la forza” e ho chiamato all’appello tutte le mie amiche! Ovviamente era troppo tardi per poter mettere su una cosa di queste in così poco tempo, quindi le donne che han preso parte alla canzone sono quelle che han potuto fare a meno dei propri impegni, ecco. È stata bellissima la loro partecipazione, là emerge proprio la generosità dei tuoi colleghi… Quando dici che la musica può fare qualcosa!

Certamente. Carmen, con l’epilogo del brano nella sua versione originale di L’abitudine di tornare, apprendiamo che: “Al quinto piano vive Matilde, una donna scorbutica, allergica ai gatti e ai parenti.”
È la stessa Matilde che odiava i gatti, nell’album L’eccezione? Se sì, come mai hai voluto richiamare quel personaggio, intrecciando le due storie?

Sì, è la stessa, tant’è che in scaletta ai concerti, quel brano arriva subito dopo La signora del quinto piano… Mmm, il richiamo è voluto, perché mi piace creare questi collegamenti un po’ alla Lelouch, anche indefiniti sul piano cronologico… Ma la signora del quinto piano racconta un fatto avvenuto prima di Matilde o che a Matilde deve ancora avvenire? …Mi segui?

Sì, in realtà è una domanda che mi son fatto anch’io, così come immagino, molti tuoi fan.

Tornando al disco: in seconda traccia troviamo Ottobre, dove parli del prezzo della libertà, nel racconto di una storia omosessuale tra due donne. Decontestualizzando, secondo Carmen Consoli, qual è oggi in Italia il prezzo della libertà nel mondo della musica, un mondo molto variegato a dispetto di ciò che traspare dalle proposte quasi esclusivamente pop del mainstream?

Il prezzo della libertà, eh… In realtà, nel mondo della musica, libertà è poter fare ciò che uno deve fare, senza dover dipendere dalle logiche commerciali. Chi si può permettere questo, da una parte magari rinuncia a una super popolarità, dall’altra si tiene la sua buona nicchia di pubblico, godendo del fatto di poter fare quello che vuole. Oggi la libertà è anche poter decidere di prendersi del tempo per pensare, per parlare con l’altro, per sviluppare delle idee… Perché oggi non c’è più tempo. Noi oggi siamo schiavi del tempo che non c’è mai.

Forse chi come noi due vive al Sud, ancora non sta vivendo questa dimensione così frenetica, ma io sempre di più mi accorgo che questa nuova generazione non ti dà il tempo di pensare, perché non c’è tempo. “Il tempo è denaro”. Quindi, secondo me la libertà è anche non dipendere dal denaro. Anzi, non dipendere da nulla… Voglio dire, la mia felicità non deve dipendere dall’esterno, dal fatto che io abbia successo o che io non lo abbia. Chi è felice, è libero da condizionamenti esterni.

L’intervista a Carmen Consoli continua domani con la seconda parte in cui la cantantessa affronterà un tema a lei (e a noi) molto caro, quello della musica emergente e delle nuove realtà musicali in Italia e non solo.
Per chi volesse sostenere la causa del Telefono Rosa, può acquistare qui in basso la nuova versione de La Signora del quinto piano. Tutti i ricavati saranno devoluti all’associazione.
A domani.

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Si ringrazia Elena Guerriero.
Si ringraziano Emanuela De Zinis e Paola Corradini di Universal Music per quest’intervista.

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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