MICHELE BRAVI: la rinascita del cigno, che davano per finito, parte da lontano…

Michele Bravi

Questo Sanremo 2017 è iniziato con una grande artista, Fiorella Mannoia, entrata da “Papa” e che sicuramente, vista la bellezza della canzone che ha presentato, ne uscirà da “Papa” al di là dei verdetti delle giurie… del resto radio e vendite le stanno già consegnando la sua vittoria. E poi… poi c’è un altro artista entrato nel cast da outsider che ha colpito tutti… Michele Bravi.

Qualche tempo fa io avevo già scritto di tenerlo d’occhio perché pensavo, fortunatamente a ragione, che sarebbe stato la vera sorpresa di questo Sanremo 2017. Questo mentre molti, anche tra i giornalisti, facevano i brillanti esclamando “Chi?” dopo aver sentito il suo nome tra i big del Festival (ho capito ultimamente che alcuni giornalisti hanno spesso la strana abitudine di dimenticarsi di artisti a cui loro stessi hanno dedicato pagine sui quotidiani in passato a quanto pare…) o parlando di lui come “il vincitore sfortunato” di X Factor ignorando un ottimo disco in inglese uscito un paio di anni fa, I Hate the Music.

Chi mi conosce, chi mi legge sa che ci sono diversi artisti che amo, ma sa anche che ho da sempre un debole per quelli “interrotti” come li chiamo io… quegli artisti che stanno costruendo (o ricostruendo) la loro strada con fatica, mattone dopo mattone… che magari hanno avuto anche un bagno di popolarità enorme ma che poi, vuoi per scelta loro o del pubblico, vuoi per occasioni mancate o per “essere nel posto giusto al momento sbagliato”, si trovano a sudare ogni risultato conseguito con la propria musica. Quelli a cui purtroppo il pubblico ormai indottrinato dalla tv chiede “ma non canti più? non ti si vede più in televisione…” e che gli addetti ai lavori, crudeli come pochi quando vogliono, sottovoce apostrofano come falliti pronti poi a salire sul carro del vincitore (senza nemmeno le scuse) quando le cose tornano ad andare bene.
Ecco, a me piace chi sa rialzarsi, mi piace chi lotta nonostante ti diano per finito, mi piace chi cerca la sua strada e chi la persegue con coraggio anche quando gli danno del folle.

Michele Bravi è uno di loro. Uno di quelli che la tv, X Factor per la precisione, ha reso famoso a soli 18 anni. Vincitore della settima edizione del talent show, osannato dai critici per le sue capacità interpretative, ennesimo pupillo di Morgan nel programma, addirittura un inedito firmato da Tiziano Ferro e Zibba per il suo debutto, tanta promozione e poi… poi qualche scelta sbagliata, sua o di chi doveva consigliarlo e gestirlo (ricordiamo, aveva solo 18 anni!) e di colpo il ragazzo dalla faccia pulita con il timbro di voce maturo e il dono dell’interpretazione innato, “Il piccolo Fiorella Mannoia al maschile“, diventa quello che non ce l’ha fatta, quello che non ha le carte in regola per il successo. Sony fa uscire il suo primo disco con firme importanti, ma non del tutto cucito su di lui (la fretta di sfruttare l’onda della popolarità può essere una grande nemica…), il disco va male e le colpe si sa ricadono sull’artista… ma sopratutto le conseguenze. Cala il silenzio… si spengono le luci… si svuota la sala.

Perché purtroppo questo è quello che succede spesso alla musica che passa dalla tv. La televisione non tiene conto di chi sei, delle tue fragilità, della tua sensibilità, della tua età… non rispetta i tuoi tempi, anzi cerca di adattarti ai suoi che sono velocissimi e ti “divora” in fretta… del resto è televisione, si nutre di musica solo quando serve.
E che hai 18 anni, che hai paura, che quello che succede è più grande di te. che vorresti urlare per farti capire, di tutto ciò purtroppo non ne tiene conto nessuno.

C’è stato un momento molto buio per Michele Bravi, lo si può capire se si riascolta bene il suo album in inglese, I Hate the music, lo si può capire se si rileggono le sue interviste di quel periodo dove, senza più timori, confessava di essere stato male, di aver pensato che per lui (nella musica) era finita, di essersi smarrito e aver trovato poche mani a guidarlo… di aver conosciuto la depressione.

Quello che ora succederà è che dopo il Festival probabilmente verrà scritto da molti che Sanremo ha ridato vita a Michele Bravi, ed in parte sarà vero, lo avrà riportato alla grande popolarità, al pubblico mainstream a lui più congeniale, ma Michele Bravi la sua vita, la sua carriera e la sua musica l’ha ripresa in mano ben prima di Sanremo e sopratutto lo ha fatto da solo in primis, e poi con l’aiuto di chi gli ha voluto bene, di collaboratori che lo hanno saputo capire, di una casa discografica, la Universal Music Italia, che lo ha saputo ascoltare quando tutti lo davano per spacciato, e della rete, mezzo che ha usato giorno dopo giorno per tornare in contatto con il suo pubblico e conquistarne di nuovo… quindi no, Sanremo ha dato una possibilità meritata a Michele Bravi, ma non ha ridato vita all’artista.

Tutto quello che Bravi sta facendo ora ha un senso e lo ha portato a cercare le canzoni giuste, gli autori giusti, a non sentirsi in dovere di scrivere per forza le sue canzoni, a non dover fingere di essere qualcosa che non si è e sopratutto a non ostentare forza nascondendo le fragilità. Questa a mio avviso è stata la sua marcia in più… perché questa vita a volte spaventa tutti, al di là dell’età, del sesso e del lavoro che si fa, però spesso la società ci impone di essere forti, anche se è una maschera, finti, invincibili, senza mai una caduta da raccontare (se non usando il tempo al passato)… ma la gente non vuole sempre questo, la gente vuole artisti sinceri e che li rappresenti… Tiziano Ferro è diventato quello che è nella musica italiana anche per questo motivo, ha fatto delle sue fragilità canzoni, ma sopratutto discorsi, un modo di essere, un biglietto da visita per il pubblico.

Questo è quello che mi aspetto da Michele… che continui ad essere se stesso, a fare la sua musica, a realizzare i suoi deliranti e divertenti video sui Social, a piangere per un film piuttosto che per un’importante svolta lavorativa nei filmati che rende pubblici, che non smetta mai di scrivere il suo “Diario degli errori“… perché tanto lui anche se così giovane come tanti di noi è un sopravvissuto e lo sa, sa che come canta la Mannoia attraverso le parole di Amara, che la vita “per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta…“.

 

 

  Cresciuto con la passione per la musica dopo l'adolescenza inizia a frequentare il Music Business. Le sue prime esperienze avvengono nel campo dei fan club, nel corso degli anni ne crea e porta al successo diversi. Col tempo affina le sue capacità in vari settori del campo musicale. Tour manager per Barley Arts, Personal Assistant per Syria, Niccolò Agliardi e, per sette anni, con Gianluca Grignani. Di quest'ultimo scrive anche la biografia Rokstar a metà. Dopo essersi cimentato come produttore con l'ex "Amici di Maria De Filippi, Eleonora Crupi con cui incide quattro singoli portandola a duettare al Mediolanum Forum con Laura Pausini a febbraio del 2014 crea e lancia il sito All Music Italia che, in pochi mesi, diventa una realtà consolidata del panorama dell'informazione musicale sul web, tra i siti leader del settore. Da diversi anni è giudice in diverse manifestazioni musicali tra cui il Coca Cola Summer Festival, in onda su Canale 5.
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