LO STATO SOCIALE (B di Bologna)

lo stato sociale

“Mi sono rotto il cazzo dei codardi / con l’amore degli altri”

Avanti ancora, B.
Bari, Barletta Andria Trani, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi.
Sembrerebbe facile, Brescia è la mia provincia e, chi mi conosce lo sa, spendo tantissimo tempo ad elogiarne la scena musicale.
E invece no, ora vivo a Bologna e ho imparato a conoscerne la vera portata, anche se non sarebbe necessario visto che Lo Stato Sociale ha raggiunto fama e forza ormai nazionali.

Si ritrovano in tre a Radiocittà Fujiko, emittente libera bolognese, e producono i primi due EP nel 2010 e 2011. Il successo latita, dal vivo il seguito è scarso ma loro non si fermano, girano parte dell’Italia portando sul palco il loro modo di fare e vivere la musica. Si divertono e il pubblico, pian piano, lo capisce, prendendoli come alternativa più che valida a tanta altra musica che suona simile ma si vive peggio.
Nel frattempo sono diventati un quintetto e, forti della collaborazione con la Garrincha Dischi già dal secondo EP, incidono un album: Turisti della democrazia, 2012. La svolta.

Hanno una forza che in pochi si aspettavano, letteralmente trascinati da un pezzo che riesce a rappresentare una fetta dell’Italia giovane come raramente è successo: Sono così indie diventa un tormentone in pochissimo tempo, ironico senza essere offensivo. Mi sono rotto il cazzo spalleggia fortissimamente, anch’esso voce di una generazione intera, farcito di riferimenti a ciò che quasi tutti pensano su argomenti aderentissimi alla realtà giovanile. Un album di pregio, che comincia a generare un seguito che riempie i concerti per ballare e cantare con loro.

Nel 2014, dopo una versione deluxe dell’album appena citato, esce L’Italia peggiore. Meno incisivo del suo predecessore, forse solo perché è più facile spiccare un balzo altissimo se si parte dal basso, rimane comunque farcito delle caratteristiche principali del gruppo bolognese: hanno una capacità di analizzare la realtà corrente difficilmente raggiungibile, come dimostrano senza via di fuga in Questo è un grande Paese. Un pezzo che, con l’ironia che ormai li distingue dagli altri, riesce come poco altro a far ragionare sulla veridicità di molti luoghi comuni legati al nostro paese. Collaborazioni (Piotta e Max Collini degli Offlaga Disco Pax) e un video straordinario sono solo la ciliegina sulla torta dell’incredibile diffusione del brano.
Ormai sono urlo di una generazione, come dimostrano le presenze ai loro concerti: tantissimi sold out in locali sempre più grandi e conosciuti, tanto da arrivare ad occupare ormai sale destinate di solito ad ospiti internazionali.
Riescono a far ridere di cose che darebbero comunemente fastidio e a far pensare a cose che altrimenti ignoreremmo. E mi sembra più di quanto molta altra musica italiana provi anche solo a fare.

Album consigliato: Turisti della Democrazia (originali come mai prima e non ancora dopo)
Pezzo consigliato: Sono così indie (li ha lanciati in alto ed ha un video eccezionale, con un numero incredibile di artisti indipendenti italiani che cantano un pezzo per uno: provate a riconoscerli e ascoltatevi anche la versione originale, ne vale la pena)

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  Ingegnere, control freak, appassionato di musica indipendente italiana e molte altre cose brutte. Cose belle ce ne sarebbero, ma non le ricordo mai. Una notte, troppo tempo fa, qualcuno mi ha fatto scoprire la musica nella sua vera natura, in un club non esageratamente affollato di una città affollatissima. Pochi mesi dopo le ripercussioni di quella notte si sono fatte sentire e ho cominciato a scriverne: non credo riuscirei a smettere tanto facilmente, nemmeno se lo volessi. Atterro qui per caso, come sempre, grazie ad un amico con in tasca una proposta molto più che allettante (sulla quale ho riflettuto un po’ perché, come già detto, ho un problema).
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