PATTY PRAVO – “OPERA”
Patty Pravo presenta “Opera” come un inno all’unicità: l’idea che ognuno di noi, in questo mondo, sia un’opera d’arte irripetibile.
“La canzone che porto a Sanremo si chiama ‘Opera’ e parla dell’unicità di tutti noi in questo mondo, perché noi siamo opere d’arte uniche”.
Il brano, racconta, è nato da un sogno: da lì la decisione di portarlo sul palco per condividerlo con il pubblico, dopo tanti anni di Festival, come possibilità e come gesto d’amore verso se stessi.
“Questa canzone è nata da un sogno e quindi ho pensato di portarla a Sanremo per farla ascoltare a tutti voi”.
La parola scelta per anticipare l’atmosfera del brano è “musa”, “perché sia di ispirazione a tutti noi”.
ENRICO NIGIOTTI – “OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE”
Enrico Nigiotti porta a Sanremo “Ogni volta che non so volare”, che descrive come un flusso di coscienza sul tempo che scivola e sui momenti in cui si tocca il fondo.
“È un flusso di coscienza attraverso la vita, il tempo che scivola via e si ferma su quei momenti in cui tocchiamo il fondo”.
Per lui, proprio quei momenti sono fondamentali: lì dentro c’è poesia, perché da lì si impara a risalire, anche grazie ai legami che aiutano a non cadere troppo.
La scelta del brano nasce anche da una sensazione “fuori dal tempo”: quelle canzoni che, quando le scrivi, non riesci a legarle a un’epoca precisa, e proprio per questo meritano un palco come Sanremo.
La parola/concetto che decide di lasciare come traccia è “tocco il fondo”.
LUCHÈ – “LABIRINTO”
Luchè arriva a Sanremo 2026 con “Labirinto”, un brano che mette a fuoco i pensieri ossessivi che girano in testa quando ci si trova dentro relazioni tossiche o situazioni difficili.
“Parla un po’ dei pensieri ossessivi che fanno il giro nella testa… quando non riusciamo ad uscire da questi pensieri”.
Per raccontare quella sensazione, usa una metafora precisa: l’immagine del labirinto. E dice di aver scelto questo brano perché lo rispecchia al 100%, mantenendo identità e timbro, ma con un’apertura più ampia, da “singolo” nel senso più classico.
La parola che decide di rivelare dal testo è “luce”, legata a un passaggio melodico (un bridge) che per lui apre tutto il resto del brano.
FRANCESCO RENGA – “IL MEGLIO DI ME”
Francesco Renga porta “Il meglio di me”, una riflessione intima su crescita personale e consapevolezza.
“È una riflessione intima su una crescita personale in cui affronto le mie fragilità, le debolezze, le paure, facendo in modo che queste però non si proiettino sugli altri”.
Racconta che questa nuova consapevolezza gli dà la possibilità di “dare il meglio” e che Sanremo è anche un modo per fotografare un momento di cambiamento importante, non solo artistico ma anche di vita.
La parola scelta, perché sente che racconta molto della canzone, è “coraggio”.
COLOMBRE & MARIA ANTONIETTA – “LA FELICITÀ E BASTA”
Colombre e Maria Antonietta presentano “La felicità e basta” come un’idea netta: la felicità non dovrebbe avere condizioni.
“Perché nella felicità per noi non ci sono condizioni, o almeno non dovrebbero esserci, perché la felicità è un diritto di tutti”.
Nel loro racconto, la felicità non è una gara, non è un premio né una ricompensa: è un diritto. E in un mondo spietato, a volte, per riprendersi ciò che spetta, serve un gesto estremo, quasi “criminale” (detto con ironia).
La parola scelta per anticipare il testo è “rapina”.
LEVANTE – “SEI TU”
Levante porta a Sanremo “Sei tu”, un brano che racconta il desiderio di riuscire a esprimere le proprie emozioni attraverso un elenco di sensazioni fisiche, legate a ciò che l’amore fa provare.
“Racconta il desiderio di riuscire ad esprimere le proprie emozioni… in una sorta di elenco di sensazioni fisiche e di tutto quello che la potenza dell’amore ci fa provare”.
Spiega di averlo scelto perché aderisce al suo momento di vita e perché, dopo due Festival “muscolari”, voleva tornare con un brano capace di mostrare un’altra parte di sé.
La parola che anticipa dal testo è “pelle”.











