SANREMO 2026 – LE PAGELLE AI BRANI IN GARA DOPO L’ASCOLTO IN ANTEPRIMA
★★★★★★★½
Arisa – MAGICA FAVOLA
E’ tornata quella Arisa da certezza assoluta a Sanremo. Anche per lei una ballad, l’ennesima bella ballad della sua carriera al festival (e non solo). Una canzone dove si analizza la vita, l’amore e i suoi cambiamenti lungo i decenni.
E’ un po’ una favola con un inizio, uno svolgimento e una fine molto lineare, una delle poche che racconta una storia reale fatta di momenti di vita chiari che partono dai 10 anni e finiscono nel presente.
La sezione d’archi domina lungo tutto il brano e già questo può dare una dimensione di come sarà il brano. Arisa non sfigura neanche questa volta, forse manca giusto quel je ne sais quoi per riuscire ad ambire alla vittoria del Festival ma questo brano ce la restituisce con una luce potente.
FRASE:
“A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce, a quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace”
★★★★★★½
6½
Bambole di Pezza – RESTA CON ME
Il testo è intenso, si parla di unione e supporto tra persone in momenti difficili, quelli che stiamo vivendo di questi tempi. Non solo, c’è anche tanta consapevolezza di essere donne forti che hanno costruito la propria forza sotto i colpi delle delusioni ma colpire non vuol dire abbattere. Per fortuna.
Alla vigilia si era parlato di rock, di puro rock e invece il brano è molto più pop rock rispetto alle aspettative.
Le Bambole si presentano a Sanremo con una parte del loro mondo che, però, scelgono di annacquare con del pop in perfetta salsa sanremese che le depotenzia molto.
Sì, le chitarre e la batteria potente sono gli elementi principali del brano ma non è un brano rock, neanche lontanamente, se intendiamo il rock come Metallica, Guns o punk come i GreenDay. Se lo intendiamo alla Ligabue, allora, sì ma quello non è rock.
FRASE: “Ho camminato sola, sono una donna che non guarda in faccia niente. Mi hanno guardato male ma è il giudizio della gente”
★★★★★★
6
Chiello – TI PENSO SEMPRE
Chiello dimostra di essere uno degli artisti più interessanti e importanti di questa nuova generazione di cantautori e decide di fare il proprio esordio a Sanremo con quel Tommaso Ottomano che ha già reso grande, con la sua qualità artistica, Lucio Corsi l’anno scorso.
Attenzione, questo brano non ha nulla a che vedere con il mondo di Corsi, anzi potremmo dire che la somiglianza maggiore in termini melodici, musicali è con i Baustelle.
Chiello è un cantautore che spazia tantissimo tra i generi ma il focus è prettamente indie. Si parla di amore e dell’utilità di questo sentimento nella propria vita, partendo anche qui da una cocente delusione che lascia l’amaro in bocca.
FRASE: “Quindi amarsi a cosa serve? Se finiamo per odiarci quanto tempo che si perde a dirsi Ti Amo e dopo addio”
★★★★★★★
7
Dargen D’Amico – AI AI
Il poeta del rap italiano torna con la versione uptempo migliore che potesse portare, con un mix tra pop, funk con venature dance. Anche in questo caso si balla, magari meno coinvolgente di Dove si Balla ma comunque intrigante per l’ascoltatore.
Si riflette sull’uso dell’AI al giorno d’oggi e di come può portarci ovunque, farci vivere qualsiasi realtà, ma non solo perché l’aiai fa riferimento anche al dolore che può dare e creare una relazione, dunque doppio significato ma ben amalgamato.
Come sempre, Dargen gioca con le parole dando loro più significati e più interpretazioni ma, nella loro totalità, il significato strutturale del brano resta quello appena citato. Da aggiungere anche una riflessione sul nostro Paese, sulle proprie caratteristiche geografiche ed enogastronomiche.
Dargen cerca sempre di mettere, magari come easter egg, dei temi che vanno oltre le apparenze e anche in questo caso ce ne sono un paio, in particolare una sull’essere straniero in Italia.
Altra cosa interessante, la canzone parte con una strofa molto lenta, quasi romantica, ma poi parte e non si ferma più.
FRASE: “Dalla costa si vede l’Africa e lei che si tuffa. Ti prego guardala, ha più curve di Gardaland”
★★★★★★½
6½
Ditonellapiaga – CHE FASTIDIO!
La hit di quest’anno, poche storie. Margherita Carducci porta la cassa in quattro e il ritmo a modo suo, vuole prendersi tutto con una canzone che piacerà a tutti. Si balla dall’inizio alla fine, l’Ariston si trasformerà nel Papeete.
C’è leggerezza, c’è ironia in un testo dove si parla delle cose che possono dare e, anzi, che creano un reale fastidio nelle nostre giornate, a tutti i livelli.
Bello tutto, poco altro da aggiungere se non che questa è una di quelle che all’Eurovision spaccherebbe tutto.
FRASE: “La moda di Milano (che fastidio!), lo snob romano (che fastidio!), il sogno americano (che fastidio!), il politico italiano (che fastidio!)”
★★★★★★★★
8
Eddie Brock – AVVOLTOI
Questa è la classica canzone diesel, da social. A primo impatto la senti e vuoi andare avanti ma non ha nulla di particolare, è una ballatona alla romana da cantare in riva al mare dedicandola a una ragazza che vuoi conquistare con un giro di accordi iper semplice e ripetitivo.
C’è anche il “NANANANAAAA” che serve per attirare i cori da stadio o da palazzetto ma, in se e per se, il brano non è eccezionale. La chitarra rock aiuta a rendere il brano più interessante ma c’è poco da salvare a primo ascolto.
Si parla di un amore che nasce da un’amicizia e che fa paura. Trasformare qualcosa di puro come l’amicizia in amore può essere un pericolo e potrebbe distruggere un rapporto.
Per questo motivo, infatti, l’amore resta immaginario e non diventa mai reale anche perché di mezzo c’è il terzo incomodo che rovina i piani e, guarda caso, il terzo è sempre la brutta persona da cui andare via. Tutto molto scontato.
Andrà bene in radio e sui social? Probabile, è quella roba lì.
FRASE: “E’ inutile che perdi il tempo consumandoti quegli occhi così belli piangendo per quel bastardo”
★★★★★½
5½
Elettra Lamborghini – VOILÀ
Elettra Lamborghini che fa Elettra Lamborghini, chi l’avrebbe mai detto. Inaspettato proprio… C’è anche l’ormai famosissimo e immancabile “elettraaaa, elettra lamborghiniiiii”, topline capace di superare anche quella ancora più storica “Yo, Baby K”.
A parte gli scherzi, non aspettatevi nulla più o nulla meno rispetto ciò che immaginate perché parliamo di un brano popdance che ha come unico obiettivo quello di far ballare e dare ritmo, attraverso citazioni (testuali e non musicali) alla Carrà, a Ballando con Le Stelle ma anche a Nessun Dorma.
Una di quelle che potrebbe diventare una hit clamorosa fuori dal festival ma che in gara, se nutriamo un po’ di rispetto per quel palco, diciamo che non va a fare granché.
FRASE: “E allora viva viva viva la Carrà, ballare e poi finire giù per terra. Viva l’amore amore amore che si fa”
★★★★★
5
Enrico Nigiotti – OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE
Il Nigio torna a Sanremo con un brano ‘alla Nigiotti’, una ballatona in cui il focus è la crescita e il viaggio della vita. Questa canzone è bellissima, scritta anche con Pacifico (e si sente), dove Nigiotti mette in gioco se stesso e le proprie fragilità umane.
Nigiotti sceglie di porre l’accento sull’atmosfera, sugli accordi che creano empatia nelle orecchie dell’ascoltatore e lo fa con un brano che diventa lo specchio riflesso del pensiero di un uomo maturo che lascia da parte i sogni per concentrarsi sulla realtà.
Uno di quei brani che diventano difficili da imparare a memoria subito ma che ti lascia comunque qualcosa dentro, una traccia importante che squarcia il pensiero e l’anima.
FRASE: “Specchio forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà, e c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità”
★★★★★★★
7
Ermal Meta – STELLA STELLINA
Ermal Meta torna a Sanremo e sorprende con ritmi e suoni che provengono dal mondo arabo, non un mondo usuale per i suoi ascoltatori e per il pubblico in generale ma che, proprio per questo, colpisce.
La sezione ritmica è quella dell’afrobeat, ci sono strumenti orientali e ci si immerge in quel mondo, per l’appunto, medio orientale che fa da sfondo al racconto di questa storia legata a una bambina, “figlia di nessuno” in “una terra che non ci vuole” e che “ha vissuto solo un giorno”.
Non ci sono riferimenti diretti alla situazione palestinese ma sembra essere stata costruita per parlare di temi provenienti da quelle parti lì. Molto bella, originale e intensa, una delle pochissime di questa edizione con un tema reale e attuale.
FRASE: “Figlia di nessuno, melodia di un canto quello della gente che ti ha amata tanto. Oh, mia bambina, la notte è nera nera la rabbia e la preghiera non basteranno più”
★★★★★★★
7
Fedez & Masini – MALE NECESSARIO
La ballad di Fedez e Masini arriva inaspettata e suona molto bene nelle orecchie, soprattutto grazie al ritornello di Marco Masini che fa capire come si deve (dovrebbe) cantare.
Fedez parla del suo passato, di nuovo, lanciando anche delle frecciatine niente male (“ci si dimentica che Giuda se la faceva con gente per bene”) e facendo rap vero, belle barre scritte con consapevolezza.
Marco Masini canta solo nei ritornelli, lo scheletro è di Fedez e l’equilibrio funziona molto bene, quella che sembrava una scelta inizialmente stravagante risulta essere centrata.
E’ una power ballad che farà parlare e piacerà moltissimo, è vincente già dal primo ascolto.
FRASE: “La gente pudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez ma ci si dimentica che Giuda se la faceva con gente per bene”
★★★★★★★½
7½
Francesco Renga – IL MEGLIO DI ME
Uno dei (pochi) brani scritti da tantissime persone, 6 in totale, per raccontare il bilancio personale di una persona adulta che ha sbagliato e ha capito, dalle cicatrici che si porta dentro, come risollevarsi pensando semplicemente che gli errori capitano.
Power ballad come mille altre, nulla di clamoroso o memorabile all’orizzonte, impostata per cercare di sfruttare al meglio la grande estensione vocale di Renga.
Non una di quelle che lascerà il segno a lungo termine ma che, di certo, nobilità Francesco Renga dopo un paio di partecipazioni degli anni scorsi non proprio esaltanti.
FRASE: “Sai sono ritornato là dove le paure nascono, non scapperò come ho sempre fatto”
★★★★★
5
Fulminacci – STUPIDA SFORTUNA
Cantautorato pop alla Fulminacci ma, soprattutto, alla romana. Esiste una scena cantautorale romana che fa questo genere da tanto tempo (dei ‘nuovi’ prendete Franco126, per farvi capire). E’ diventato un suono riconoscibile e identitaria di un’intera categoria, incluso lo stesso Fulminacci che resta nel suo.
Il testo è semplice, non ci sono ghirigori o frasi memorabili. Il tema è l’amore finito, come in molti altri casi, dunque anche qui non si gioca su un terreno nuovo o innovativo né nella formula né nella struttura.
Anche qui, non brutta come canzone ma una di quelle che passa e non te ne accorgi.
FRASE: “Stupida stupida stupida sfortuna, tu come stai gelida gelida gelida paura?”
★★★★★★
6
J-Ax – ITALIA STARTER PACK
Il country a Sanremo non era stato preso in considerazione e, invece, eccolo qui. E’ proprio country, non c’è ombra di dubbio, ed è una di quelle cose che l’Italia non ha mai capito più di tanto musicalmente ma che, in questa salsa, può conquistare i cuori degli ascoltatori.
Si parla dei difetti dell’Italia e degli italiani, dall’eccessivo campanilismo alle proteste fatte per motivi futili e che escludono robe importanti come, per esempio, gli stipendi adeguati.
Cornetti, caffè, furberie, mammoni, le caratteristiche tipiche raccontate all’estero del nostro Paese. Il brano fa ballare, ha ritmo e farà un buon festival. Resta il dubbio sul genere musicale scelto ma la risposta scioglierà ogni nodo.
FRASE: “Sto Paese è come la precedenza, e solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l’ha…”
★★★★★★
6
LDA & Aka 7even – POESIE CLANDESTINE
Due ragazzi che volevano divertirsi a Sanremo con una canzone da ballare, nulla più. C’è il reggaeton anche per loro, molto Gigi D’Alessio old style come atmosfera.
E’ un caso che da Napoli i due progetti più giovani in gara abbiano portato il reggaeton o possiamo dire che sia un genere ‘territoriale’ quest’anno? Difficile da dirsi ma così è, da Napoli sono arrivate solo canzoni uptempo (escluso Luchè) che vogliono portare ritmo e allegria.
Per quanto riguarda il significato del brano, parla d’amore ma non in modo semplice. Sembra uno di quegli amori davvero tanto strani ma perché il testo è un po’ confusionario nella sua forma e struttura.
Il problema di questo brano non è tanto che sia uptempo, quanto che sia “italoamericano, dammi un bacio su un taxi cabrio”. Riproposizione di Serena Brancale nel 2026 e no, non è il massimo.
FRASE: “Cosa c’è tra la vita e la morte, se non un paradiso di colpe. Siamo anime in preda alla sorte”
★★★★½
4½











