In un Festival che quest’anno sembra avere il peso specifico di una tesi di laurea collettiva, c’è chi ha scelto di alleggerire l’aria.
Non banalizzare. Non svuotare. Alleggerire.
Elettra Lamborghini è entrata a Sanremo con “Voilà” e con una consapevolezza precisa: il personaggio esiste, ma lo governa lei. Non è prigioniera della caricatura, ci gioca. E questa differenza è enorme.
I “festini bilaterali”: quando il meme diventa narrazione
Tutto parte da una lamentela notturna.
Ore 3:16. Instagram. X.
“Abbassate la musica ai festini accanto agli hotel”.
Poi la parola magica: festini bilaterali.
Da lì si apre un universo parallelo. In diretta si lamenta con Carlo Conti e Laura Pausini. Minaccia il megafono. Denuncia i focolai. Annuncia la fuga a Montecarlo:
“Stasera vi frego… sto andando a Montecarlo a dormire. Tiè”.
E Montecarlo? Altro festino.
Non è solo gossip. È storytelling spontaneo. È capacità di costruire un micro-racconto dentro il Festival. Mentre altri inseguono classifiche, lei crea un filo narrativo che attraversa social, meme, Fantasanremo, radio.
E lo fa senza mai perdere il sorriso.
La leggerezza come gesto politico
Sanremo tende a sacralizzare tutto. L’abito. La parola. La polemica.
Elettra entra con i jeans aperti, se ne accorge, ride.
Ricordiamo che è quella che ha twerkato all’Ariston.
Quella il cui nome viene scandito dall’orchestra.
Quella che dice in radio: “Mio marito è qui ma se mi spompa domani non canto”.
Può sembrare solo provocazione. Ma è controllo totale del registro.
Sa perfettamente cosa sta facendo.
Desacralizzare non significa non rispettare.
Significa togliere quell’aura soffocante che a volte rende il Festival un museo invece che un palco pop.
E in un’edizione percepita da molti come “composta”, “ordinata”, quasi trattenuta, la sua presenza rompe la monocromia.
Il gioco è una cosa seria
La cosa interessante non è la battuta. È la struttura.
Elettra lavora moltissimo. Prove, interviste, esposizione continua. Ha ammesso di aver studiato, di essere migliorata. Sa che la classifica non è il suo terreno più favorevole. Allora cambia campo: Fantasanremo, viralità, racconto.
È una strategia? Sì.
È consapevole? Assolutamente.
È superficiale? No.
Nel Festival in cui tutti temono di sbagliare, lei trasforma l’errore in scena.
Nel Festival dove ogni parola pesa, lei sceglie la leggerezza come linguaggio.
E forse il punto è questo: prendersi poco sul serio è una forma altissima di intelligenza pubblica.
Dopo gli inseguimenti surreali del passato, le stanze allagate, i duetti improbabili, oggi abbiamo una cantante che combatte i “festini bilaterali” come fossero una saga epica. E funziona.
Perché il pop, se vuole restare vivo, deve anche sapersi divertire.











