31 Marzo 2021
di Interviste, Recensioni
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31 Marzo 2021

Malika Ayane: “Malifesto” il racconto perfetto di come la vita

Per il nostro critico musicale, Fabio Fiume, Malika ha fatto centro... un'altra volta

Malika Ayane Malifesto
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Malika Ayane Malifesto recensione di Fabio Fiume.

Sin dal suo esordio discografico, nel 2008, Malika Ayane si è ritagliata, seppur giovanissima, un ruolo da grande signora della musica. Facile risultava quest’associazione a causa, anzi per merito, delle sue scelte stilistiche, sempre votate alla classe, all’attenzione finanche meticolosa dei particolari, a quell’interpretazione che, chiarendo subito possibilità vocali importanti, non ne faceva di certo la prerogativa, mettendosi sempre al servizio del pezzo, di ciò che in esso diceva, e mai usandolo invece per emergere come vocalist.

Con quest’attitudine al lavoro e con una credibilità importante costruita piuttosto in fretta sia verso noi, gente di mestiere, che verso il pubblico, che stupido non è, dal disco scorso, Domino, Malika ha spostato l’asticella più in là del perbenismo da “sciura” milanese che sembrava iniziare a starle un po’ stretto. Anzi, se proprio bisogna trovare uno start all’inizio di questa piccola ma continua e non trascurabile mutazione, bisogna andare ancor prima, a quel Naif, dove già con pezzi come Senza Fare Sul Serio o Tempesta aveva acceso la miccia del cambiamento.

Malika invasa dall’elettronica. Malika, per certi versi, un po’ più criptica nei testi. Malika spesso dedita all’up tempo ma con una costante che ne fa grande prerogativa e le dà continuità: uno spiccato senso per la melodia che continua a non trascurare anche quando non ha intenzione di far fermare i piedi.

E se Domino era la cartolina di saluti trovata nella cassetta della posta, adesso Malika da quel viaggio è tornata e la sua valigia, piena di novità, è questo Malifesto, che personalmente posso tranquillamente definire il suo miglior lavoro.

Perché Malifesto, giocando chiaramente col titolo, creando un’interessante fusione tra il suo nome e la parola manifesto, è davvero il manifesto della nuova Malika, che sceglie queste 10 canzoni, più la cover di Insieme a Te Non Ci Sto Più, forse punto di congiunzione più evidente con la Malika che fu, è proprio una sorta di liberazione cantata e davvero spiegata attraverso i testi, tutti improntati sulla vita e sul cambiamento che spesso parte proprio dall’accettazione di noi stessi e del fatto che possiamo sbagliare e non per questo fermarci. Bene esplicato, tal concetto, nella sanremese Ti Piaci Così, elegante anche nell’esposizione su tacchi vertiginosi, pettinature degne di una diva 80 e movimenti sinuosi.

Ci credi poco alle promesse maledette, ma non riesci a non cascarci quando senti la mia voce”, canta nell’ammiccante Telefonami, possibilissimo singolo per capacità ficcante, mentre è abbastanza chiara la rivoluzione di chi “non ha voglia di certezze” perché “ha più carisma la speranza”, cantata in A Mani Nude.

Esiste un passato che merita di essere ricordato, di farci da bagaglio; eppur la vita che ci viene incontro deve avere il suo spazio, deve scrivere ovunque sui nostri muri e poi cancellarci, come cantato in Brilla, perché in fin dei conti “La vita va vissuta e solo dopo si racconta”, come saggiamente ricordato nella bellissima Mezzanotte, che è uno dei lenti del disco, che lo spacca a metà della tracklist, scavando tra le sensazioni più profonde di ognuno di noi.

Lei, la vita, può restare inerme per dieci anni, o scompaginare tutte le nostre certezze in appena due ore; e non è mica detto che una delle due cose sia meglio dell’altra? E’ la nostra capacità di saperci adattare a fare la differenza, con un solo comune divisore, come cantato in Come Sarà, cioè quello di capire che, spesso, i sogni che facciamo di giorno ad occhi aperti, hanno più valore di quelli che facciamo dormendo di notte; nutrono la nostra speranza.

Ci sono sbagli di cuore e corpo nella vita di ognuno di noi, come in Peccato originale, ma non possiamo ritenerli peccati quando li abbiamo vissuti, perché al momento tutto era travolgente come la migliore delle valanghe. Sono più peccato adesso, il peccato originale appunto, che di tanto in tanto ce li fa ricordare.

Non ho mai parlato di arrangiamenti. Malifesto è, in questo, un disco perfetto perché gioca di sottrazione. Tutte le tracce danno l’idea che poteva esserci tanto altro a livello di suoni, potevano essere più ricche; eppure basta già un secondo ascolto per chiarire subito che esse sono perfette così, si spiegano, si raccontano, in maniera esaustiva preferendo gonfiare mente e cuore, piuttosto che distrarre con ridondanze che riempiono le orecchie.

Esempio perfetto di questo è Per Chi Ha Paura Del Buio, che giocando di basso, permette a Malika di procedere leggera, tra sentori di fiati che permettono a Dionne Warwick ed i suoi temi di “Bacharacchiana” memoria di catapultarsi nei giorni nostri.

Rileggo e ho mi rendo conto che ho spiegato troppo di Malifesto, l’ho raccontato spendendo troppe parole. Forse avrei dovuto scegliere la via minimalista voluta da Malika, ma è pur vero che allora sarebbe bastato scrivere due parole: Malifesto è un gran disco.


Malika Ayane Malifesto

Malika Ayane Malifesto

 

  1. Peccato originale
  2. Ti piaci così
  3. Telefonami
  4. Come sarà
  5. Per chi ha paura del buio
  6. Mezzanotte
  7. A mani nude
  8. Brilla
  9. Formidabile
  10. Senza arrossire
  11. Insieme a te non ci sto più

BRANI MIGLIOR MALIKA AYANE Malifesto: Mezzanotte; Per Chi Ha Paura Del Buio; A Mani nude… ma faccio fatica veramente a lasciarne indietro altre.
VOTO: 9/10