NEW MUSIC FRIDAY: LE PAGELLE NUOVI SINGOLI DEL 16 gennaio 2026
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
DARGEN D’AMICO – PIANTI GRASSI
Il padre di tutti noi che cerchiamo un senso nei racconti dei cantautorapper e lo troviamo, puntualmente, in Dargen D’Amico.
Pianti Grassi è rap melodico e sembra tornare ai tempi di Amo Milano come flow, un ritorno al passato molto gradito e soprattutto, distante dai ritmi sanremesi che ci ha regalato nelle sue due partecipazioni.
Un racconto di vita immerso nel rapporto con gli altri attraverso giochi di parole, rime efficaci ma non taglienti come quelle di alcuni suoi colleghi. Sono delle rime e degli incastri che possono piacere a tutti, è un rap di largo respiro.
Un piacere sentirlo così ispirato, finalmente.
★★★★★★★½
7½
LAMANTE – UN CANTO NUOVO
Lamante è entrata nel suo anno di espansione massima, questo 2026 deve essere il suo prime e se i lavori iniziano così siamo sulla buona, buonissima strada.
Un Canto Nuovo è una canzone pop molto energica, si balla tantissimo e dall’inizio alla fine, coinvolgente ed entusiasmante a tratti. La base sembra una di quelle che potrebbero (anzi, dovrebbero) fare i Coldplay per ricordare i vecchi tempi di Life In Technicolor o Mylo Xyloto, credo che l’ispirazione sia proprio quella ma non è da escludere un accostamento a qualcosa della nord europea AURORA.
Un inno di rinascita, di risveglio dopo la stasi e raccontato con poche parole superefficaci, senza perdersi in fronzoli. Quasi quattro minuti di canzone da vivere intensamente e con tutta l’energia possibile.
Bella assai.
★★★★★★★½
7½
CASADILEGO – VERDEFORESTA
Questa ragazza ha fatto un album in cui ha messo tutta se stessa, ha un timbro incredibile e scrive non bene, di più. La conferma è Verdeforesta, molto british come stile e non è un caso che ci sia un riferimento ai The Beatles con Here Comes The Sun.
Casadilego ha vissuto anni complicati, qualcosa c’è in questo album tra l’altro, ma nello specifico non in questa canzone che, invece, è forse la più radiofonica del progetto e racconta un tema che potremmo definire ‘tranquillo’: la felicità di vivere accanto una persona che ti dona sorrisi e gioia.
Ulteriori riferimenti per capirne bene le probabili ispirazioni a livello musicale sono Castle on The Hill di Ed Sheeran e Dog Days Are Over dei Florence + The Machine.
La speranza è che questo brano, questo progetto, possa essere un nuovo inizio ad altissimi livelli per lei perché lo merita, perché è davvero una grande artista.
★★★★★★★★½
7½
FRANCO126, ELE A – OCCHI INGENUI
La certezza dell’indie incontra il futuro dell’hip hop italiano (per lingua, lei è svizzera), anzi lo ha già fatto l’anno scorso ma soltanto adesso è stato scelto di estrarre Occhi Ingenui come singolo dall’album del buon Franchino.
La base è west coast al 100%, si viaggia nell’hip hop USA degli anni 90 e, sopra, i nostri due protagonisti cantano e incastrano rime con una qualità d’altri tempi che, a dirla tutta, è la qualità più grande soprattutto di Ele A.
Franco126 si è spostato da anni e non è più un rapper o, forse, non lo è mai stato ma in questo brano riesce a dare il meglio di sé.
E’ un dialogo, un botta e risposta in cui si raccontano ansie, problemi, difetti ma con rispetto, non ci si attacca mai frontalmente. E’ un dialogo sano e virtuoso tra due persone che si sono amate, probabilmente, e che ora mettono nero su bianco tutti difetti che hanno trovato a vicenda.
★★★★★★½
6½
ALESSIO BERNABEI – TEVERE
Ballad classica italiana che si regge quasi tutta sugli archi che creano atmosfera e che, però, acquisisce valore grazie alla voce di Alessio Bernabei che sembra avere trovato la quadra in questa nuova (ennesima) direzione artistica della sua vita.
Come già successo, anche in questo caso la produzione è affidata ai Room9 che si divertono a spaziare tra ritmi diversi, un po’ meno melodie diverse ma in questo caso il lavoro è davvero ottimo. Successo radiofonico più che web, questa nelle radio commerciali può conquistare i favori degli ascoltatori con facilità.
Testo sentimentale, nessun tema nuovo all’orizzonte ma reso, comunque, molto bene da Bernabei.
★★★★★★
6
GEMITAIZ, MACE – <3 <3
Che flow, che ritmo, che stile incredibile per il buon Gem che con il suo album Elsewhere ha fatto capire che ha ancora una voglia incredibile di distinguersi dalla scena, di non essere banale, di essere una colonna del genere in Italia.
Il brano è un mix tra r&b, hip hop e un accenno a Let Me Love You di Mario che ci sta sempre una meraviglia grazie anche, e soprattutto, alla capacità di essere un top player unico di Mace alla produzione.
Questo binomio ha sempre regalato perle incredibili, se ci fosse stato anche Venerus sarebbe stata la ciliegina sulla torta dato che i tre, insieme, hanno fatto godere gli amanti della musica sperimentale, rap, melodica e alternative negli anni.
Gemitaiz parla a una lei che ama, canzone d’amore che però viene raccontata in modo diverso dal solito con anche questo accenno di coro alla Neri Per Caso che ci sta alla perfezione.
Gran bel brano, ci voleva questa boccata d’aria.
★★★★★★★
7
GIOVANNI TOSCANO – MI MANCA
La voce di Giovanni Toscano, così roca e così strana per certi versi ti porta in un mondo cantautorale diverso dal solito, più grezzo e vero e la conferma arriva da questo nuovo singolo Mi Manca.
E’ una canzone, per l’appunto, cantautorale con i classici schemi da brano indie un po’ alla Mobrici solista per dare un’idea più chiara e si parla di tutte quelle cose che, probabilmente crescendo anagraficamente, mancano del proprio passato.
I genitori in casa, la vecchia stanza, tutto ciò che ha fatto parte dell’adolescenza, dell’infanzia e che fanno male se si pensa che sono tutte cose che restano chiuse in quegli angoli della memoria senza avere più modo di tornare.
E’ una canzone sul ricordo e, di conseguenza, sulla crescita come individui in un mondo di adulti un po’ strano e, per certi versi, triste.
Giovanni Toscano scrive davvero bene, non ci sono orpelli da cantautore stravagante e arriva dritto al punto facendoti capire le cose in modo chiaro. Così si dovrebbe fare sempre
★★★★★★★
7
1730 – PROMETTIMI
I fratelli Epicoco sono i 1730 e hanno scritto una ballad di un’intensità quasi commovente, questa Promettimi che ha una carica di sentimenti non rara ma di sicuro diversa dal solito venerdì musicale.
All’inizio sembra di sentire La Municipal, il progetto di Carmine Tundo, ed effettivamente il mondo è quello lì ma è un bene perché è un bel mondo. Le cose poi cambiano e il timbro diventa più riconoscibile.
La canzone parla di speranza verso un futuro dove essere in due deve corrispondere alla promessa di non farsi del male e di non ripetere gli errori del passato.
Un testo scritto bene, musicato altrettanto bene, giusta intenzione e interpretazione, poco di negativo da sottolineare in questo brano ai due Epicoco bros.
★★★★★★★
7
MAHMOOD – LE COSE NON DETTE
Non è un vero e proprio ritorno di Mahmood bensì una canzone che serve da colonna sonora per il film omonimo e che ci permette di riascoltarlo a distanza di un po’ di tempo dall’annuncio dello stop per tornare a vivere in pace dopo un periodo in cui non si è mai fermato.
Una canzone che scava a fondo nelle sonorità egizie, mescolandole a quelle di una composizione orchestrale da classica colonna sonora di film e tutto suona tremendamente bene.
La parte orchestrale e musicale, infatti, è stata curata da un professionista del genere come Paolo Buonvino (ex assistente di Battiato e compositore di alto rango, una nostra eccellenza) a cui si unisce Marcello Grilli, storico producer collaboratore di Mahmood a cui, probabilmente, va dato il merito di avere mixato perfettamente i due mondi di cui sopra.
Difficilmente la sentiremo in giro, sarà una di quelle canzone un po’ in stile Proiettili di Elodie e Joan Thiele, quindi che resta confinata nel mondo cinematografico e che, poi, ambirà al David Di Donatello.
Chissà, magari abbiamo previsto il futuro. Se siete fan di Mahmood fate lo screen di questa recensione e conservatela per quando ci sarà bisogno.
★★★★★★★
7
MIDA – CANZONE D’AMORE
E’ tornato il Mida di Rossofuoco? Difficile dirlo ma questa canzone è promossa, seppur con riserva.
Una ballad, cantata anche molto bene, non originalissima per melodia ma che ha il suo grande difetto nel corsivoe marcato, soprattutto nella prima strofa. Poi migliora per fortuna e inizia a cantare come dovrebbe e potrebbe fare per conquistare il successo che gli manca da un po’ troppo tempo.
Se questa era la canzone presentata a Sanremo insieme a Mew (già, si sono presentati insieme, sorpresa), ipotesi, allora viene la curiosità di sentirla anche con la doppia voce per capire l’effetto che fa perché questa canzone con un bel feat femminile di una donna dalla voce calda e profonda come Mew potrebbe rendere ancora di più.
Se non è questa allora fate finta di niente, anche se la curiosità rimane perché ha tutte le caratteristiche per essere cantata in featuring con una voce femminile, questo sì.
Ad ogni modo, canzone d’amore come tante altre dove il valore aggiunto sta nell’interpretazione, molto intensa e vera. Bravo Mida, stavolta te lo meriti.
★★★★★★½
6½
SUBSONICA – IL TEMPO IN ME
Sono tornati i Subsonica elettronici con Samuel e Boosta in grande spolvero, soprattutto il secondo con la sua tastiera e la sua presenza elettronica che fa da padrona lungo tutto il brano.
Ci sono dei ricordi di Tutti I Miei Sbagli nelle atmosfere e nel ritmo, una cosa molto bella, ma non si esclude in generale tutta la carriera della band. Ci sono delle cose di Eden, di Una Nave in Una Foresta, di Realtà Aumentata. E’ un viaggio nei suoni che hanno contraddistinto i 4 ragazzi torinesi in questi ultimi 25 e più anni.
Il testo è, come sempre, non banale e tratta il tema del tempo nella vita ma anche nella musica. Una canzone di più di 4 minuti in un mercato che esige delle tempistiche più brevi, brani da 2 minuti e mezzo al massimo, è una sfida.
La canzone serve per porsi la domanda delle domande, cioè ‘dove sta andando a finire la musica?‘ ma trova, o almeno ci prova, anche delle risposte. Sembra che il mercato voglia questo per chissà quale motivo ma la storia della musica racconta qualcosa di diverso ed è proprio lì che i Subsonica hanno scelto di girare lo sguardo.
La dfiversità è sempre stato un loro cavallo di battaglia e hanno deciso di renderlo elemento centrale anche in questo caso. Fatto bene.
★★★★★★★
7
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