24 Aprile 2026
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24 Aprile 2026

New Music Friday 24 aprile 2026: le pagelle tra Subsonica, Frankie hi-nrg mc, Senza Cri, Aaron ed eroCaddeo

Voti e recensioni di All Music Italia ai nuovi singoli usciti il 24 aprile.

Grafica di All Music Italia per le pagelle ai nuovi singoli del 24 aprile 2026 con Frankie hi-nrg mc, Primogenito, Aaron, eroCaddeo e Senza Cri
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NEW MUSIC FRIDAY 24 APRILE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI

I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA

SUBSONICA – GRIDA

Uno dei nuovi brani dei Subsonica è anche un ritorno a coordinate molto riconoscibili della band torinese. La base, il modo di cantare di Samuel, i suoni di Boosta rimandano a diversi momenti della loro storia, da Microchip Emozionale a Eden.

C’è voglia di mescolare di nuovo reggae ed elettronica, alt pop e sfumature rock, cosa che nei loro ultimi passaggi era emersa meno. Sul piano sonoro, Grida funziona anche come richiamo a più fasi della carriera del gruppo.

Questo ritorno può colpire soprattutto chi li segue da tempo, ma anche chi li ha incrociati più tardi. Grida lavora come parola chiave, quasi come slogan identitario, in un momento in cui distinguersi sembra sempre più difficile.

Qui la ribellione non viene spiegata troppo. Viene lanciata. E in fondo è anche questo che ci si aspetta dai Subsonica.

Voto: ★★★★★★★

7


SENZA CRI – LA MIA NATURA

C’è anima nel modo di cantare di Senza Cri, ma c’è anche una tensione continua, una voglia di resistere dentro giornate che nel testo diventano “giorni di fuoco e di stress intenso”.

Il senso di rivalsa domina il brano, sia nell’interpretazione sia nella scrittura. Stabber costruisce attorno alla voce una base equilibrata, che resta dentro coordinate elettroniche ben riconoscibili.

È quello il suo ambiente naturale, il posto in cui i concetti e la vocalità trovano più spazio. La canzone prova a chiamare gli altri a raccolta, quasi a trasformare la difesa della propria natura in una piccola lotta condivisa.

Il messaggio arriva. Resta da capire quanto possa allargarsi davvero oltre chi già si riconosce in questo linguaggio.

Voto: ★★★★★★½


STUNT PILOTS – SEX DRIVE

Se vi mancavano certe scariche alla Prodigy, qui c’è materiale che può intercettare quella voglia. Keith Flint resta inarrivabile, ma il frontman degli Stunt Pilots se la cava bene con un timbro che in alcuni passaggi ricorda più Zack De La Rocha che altri riferimenti del rock elettronico.

Il brano è potente, in inglese, e a un certo punto apre anche a un immaginario dubstep che rimanda dritto all’epoca Skrillex, con un richiamo abbastanza netto a quel mondo.

Se cercate energia fuori dalla comfort zone del pop attuale, gli Stunt Pilots hanno un progetto credibile. Il voto non sale oltre una certa soglia perché resta forte la sensazione di trovarsi davanti a un universo molto derivativo, per quanto ben maneggiato.

Voto: ★★★★★★½


EROCADDEO – LONTANO DA CASA

Erocaddeo scrive bene e il brano è costruito con una forma che potrebbe trovare spazio anche in radio. Il punto è un altro: la transizione verso un profilo pop da major rischia di smussare proprio quella parte di identità che, fin qui, gli dava più carattere.

Ormai i fiati sono diventati quasi uno standard del pop italiano recente. Sassofono, tromba, a volte trombone: strumenti che danno ai brani un tono più soffuso, più morbido, più sognante. Qui funzionano, ma confermano anche una tendenza molto evidente del momento.

La canzone è piacevole e può parlare a chi ha vissuto il distacco da casa come un momento di crescita forzata, con cambiamenti da assorbire strada facendo.

Il dubbio resta tutto nel profilo artistico. Erocaddeo ha mezzi, ma serve capire se sta andando verso una sintesi personale o verso una forma più generica. Sperando, la prossima volta, di sentire più lui e meno fantasmi negli arrangiamenti.

Voto: ★★★★★★

6


FRAH QUINTALE – ARANCIATA

È tornato quel Frah Quintale lì, quello di Lungolinea, con quella capacità di appoggiare le parole sulla produzione senza forzarle mai. Le immagini arrivano, il ritornello resta, l’atmosfera pure.

Ci sono tutti gli elementi che lo rendono riconoscibile. Il modo di scrivere scene, la leggerezza apparente, la malinconia che sbuca appena sotto il livello della superficie. E per fortuna, in questo singolo, il meccanismo torna a funzionare.

Dopo Amor Proprio, disco amato dai fan ma non semplicissimo da tenere acceso nel tempo, Aranciata arriva nel momento giusto, anche dentro un tour nei palazzetti che aveva bisogno di un innesto più fresco.

C’è un amore che vive di scelte sbagliate, rimorsi e nostalgia. E c’è quella frase, “nostalgia mediterranea”, che resta in testa già dal primo ascolto. Non rivoluziona nulla, ma rimette a fuoco una firma.

Voto: ★★★★★★★

7


ANNA AND VULKAN – MIEZ O’ VIENTO

Quando l’atmosfera gira su coordinate alla Nu Genea, se il dosaggio è giusto, il risultato tende quasi sempre a funzionare. Anna and Vulkan lo sanno e puntano su quel movimento lì, tra groove, lingua napoletana e sensualità.

Si parla d’amore, ma come accade spesso con testi interamente in napoletano, senza il supporto del testo scritto si perde qualcosa sul piano della lettura piena del racconto.

La scelta meno convincente è quel suono principale in apertura, nella parte strumentale, troppo plasticoso rispetto al resto del lavoro. Un timbro più caldo o più credibile avrebbe aiutato ancora di più il brano.

Detto questo, il pezzo è fatto bene e conferma perché attorno a Anna and Vulkan si continui a parlare con una certa attenzione.

Voto: ★★★★★★½


PRIMOGENITO – IL MONDO IN QUEL COFANETTO

Il nome che gira di più in questo momento è il suo. Il nuovo cantautorato passa anche dalla penna di Primogenito, e il palco del Primo Maggio arriva nel momento giusto per alzare ancora di più l’attenzione.

Il modello di riferimento è abbastanza chiaro: chitarre aperte, band al seguito, bisogno di stare sul palco in modo fisico, con echi che portano verso Brunori, Bennato e Ivan Graziani.

Qui la canzone si costruisce come una leggenda, con due divinità che si innamorano e danno vita al mondo rinchiuso poi in un cofanetto. L’idea è simpatica, il tono è leggero, la scrittura resta curata.

Non è il suo brano più dirompente, ma conferma un autore che sa come mettere in piedi un racconto.

Voto: ★★★★★★½


BIRTHH – BENE (DA SOLA)

Birthh lavora su una matrice elettronica che guarda agli anni Novanta ma senza rimanerci bloccata dentro. L’arrangiamento si muove, il cantato nelle strofe accelera e in alcuni punti sfiora un’attitudine quasi rap pur restando altrove.

Il brano parla di indipendenza, di libertà individuale, di una frase che si prende il centro del pezzo: “Posso stare bene da sola”. È lì che la canzone trova il suo manifesto.

Molto probabilmente sarà anche uno dei brani che ascolteremo sul palco del Primo Maggio, quindi resta da verificare la tenuta dal vivo. In studio, però, la traccia scorre bene e lascia qualcosa.

Voto: ★★★★★★

6


IL SOLITO DANDY – GLI PSICOLOGI, I FILM, L’AMORE

Il Solito Dandy sembra ancora alle prese con una ricerca di sé, o forse con una messa a fuoco più stabile di ciò che vuole essere. Qui lo fa con un brano cantautorale che conserva una scia dylaniana alla Lucio Dalla, filtrata dalla sua voce roca.

Il testo è ben scritto e parte da una necessità chiara: staccare, fermarsi, trovare un punto di appoggio in un dialogo, in un momento per sé, in un amore che faccia da rifugio.

Può essere un nuovo inizio, o almeno un punto da cui ripartire con più precisione, per un artista che dopo X Factor ha raccolto meno di quanto ci si potesse aspettare dalle sue qualità autoriali.

Voto: ★★★★★★

6

PAGELLE NUOVI SINGOLI 24 APRILE 2026: I BOCCIATI DA AMI

FARES – PRIMAVERA

Una storia finita, una primavera che non arriva, un dolore che resta. Il problema è che il tema non porta nulla di nuovo e il brano, da solo, fa fatica a costruirsi un gancio che vada oltre la cronaca sentimentale.

Se la narrazione attorno al pezzo si appoggia anche al passato di Fares nei bnkr44, allora qualcosa può muoversi. Se invece resta solo la canzone, la sensazione è quella di trovarsi davanti all’ennesimo racconto di una rottura triste.

Musicalmente il mood arriva e la malinconia si sente, ma una volta entrati nel suo mondo non viene voglia di restarci troppo. Si alza una distanza, una barriera. E da lì l’ascolto rischia di restare momentaneo.

Le potenzialità non mancano. Questo pezzo, però, non sembra quello giusto per aprirle davvero.

Voto: ★★★★★

5


GIOVANNI CACCAMO – PARTENOPE

Giovanni Caccamo convive da anni con il paragone con Franco Battiato. Un conto è ereditarne una tensione culturale. Un altro è scivolare troppo spesso verso una forma di imitazione sonora, cosa che qui in più punti si sente.

Il ritornello, paradossalmente, sposta il brano verso coordinate più vicine a Dente o a un asse Colombre / Maria Antonietta che non a una cifra davvero personale.

La scelta di inserire alcune righe in napoletano, pur dentro un pezzo dedicato a Partenope, risulta più forzata che necessaria. Non aggiunge davvero qualcosa al racconto.

La scrittura salva una parte del lavoro, ma l’idea di originalità resta troppo debole per portare il brano oltre la sufficienza.

Voto: ★★★★★

5


FEDERICA CARTA – STUPIDO DOLORE

Dopo un singolo di ritorno che ci aveva convinto di più, qui Federica Carta resta sotto la sufficienza. Il motivo è semplice: la canzone non riesce a tenere acceso l’ascolto dall’inizio alla fine.

Le atmosfere guardano a una Billie Eilish più essenziale, con quella stessa aria sospesa e rarefatta, e su quel terreno la voce di Federica si muove bene. Quello che manca è lo sviluppo.

Tutto procede con lo stesso BPM, con la stessa soluzione melodica, con pochissimi scarti. In una ballad del genere, senza variazioni o picchi, l’attenzione tende inevitabilmente a scendere.

L’atmosfera c’è. La sperimentazione, in questo caso, sembra aver chiesto troppo al brano e troppo poco alla sua evoluzione.

Voto: ★★★★

4


AARON – FALENE

Allo stato attuale, uno dei problemi di Aaron è che il mercato ha già trovato un profilo molto vicino in Nicolò Filippucci. Le immagini sono diverse, ma la casella pop in cui si muovono è troppo simile.

Falene non esce da quella zona. E se non arriva una canzone capace di spaccare davvero, il rischio è quello di restare schiacciati in mezzo a una proposta già vista.

Il brano è debole, con alcune doppie voci in apertura che disturbano più che aiutare. La base resta dentro una comfort zone pop senza rischio, e lì dentro oggi fanno fatica ad emergere in molti.

Il lato positivo c’è ed è netto: si sente una crescita rispetto al passato, sia nel canto sia nella misura con cui gestisce le parole. La direzione può essere giusta. Questo, però, non sembra il pezzo destinato a riaccendere davvero la corsa.

Voto: ★★★★★½


BOSNIA – LA FESTA

No, qui non ci siamo. Il primo problema è proprio nel suono di pad del ritornello, vicino ai limiti dell’ascoltabile e troppo artificiale per reggere il peso del pezzo.

Il brano vuole ballare, ma respinge proprio nel momento in cui dovrebbe aprirsi. I synth bass spingono bene, poi il ritornello si siede su un suono che spezza tutto e manda l’orecchio altrove.

In più, la voce di Bosnia sparisce in diversi punti, sommersa dalla produzione. Ed è un guaio ulteriore, perché impedisce al pezzo di trovare un centro chiaro.

Tutto appare confuso, e la confusione qui non diventa mai scelta stilistica.

Voto: ★★★★

4


DEA CULPA, CIAO SONO VALE – PELLE VIOLA

Anche qui si resta dentro una zona già molto frequentata. Dea Culpa e Ciao Sono Vale non sembrano cercare uno scarto vero rispetto a quello che ogni settimana arriva nel pop elettronico italiano.

La base, con sfumature R&B, richiama parecchio certe produzioni di Mara Sattei. Le due voci, poi, non si distinguono davvero e in più punti è difficile capire chi stia portando avanti cosa.

Il ritornello prova a lavorare con armonizzazioni, ma non basta a fissare l’identità del brano. Il risultato è un pezzo che scorre senza lasciare un segno forte.

Resta la speranza che gli ascolti premino due talenti che avevano già incrociato in passato la porta stretta di Sanremo Giovani.

Voto: ★★★★½


DISCO CLUB PARADISO – CHIARA

Sarebbe interessante essere stati presenti in studio per capire se qualcuno abbia citato Daði Freyr e la sua Think About Things durante la lavorazione del pezzo. Perché il ritornello, semplicemente, ci finisce troppo vicino.

Se non è stata una scelta consapevole, allora è un riferimento assorbito senza accorgersene. Ma il risultato non cambia di molto: l’impressione di deja vu è troppo forte.

Per i Disco Club Paradiso non è nemmeno la prima volta che si apre un discorso del genere, e questo inizia a diventare un problema strutturale, non episodico.

Peccato, perché il gruppo ha anche delle qualità. Il punto è che continuano a mancare segnali chiari di originalità piena.

Voto: ★★★★

4


GIORGIENESS – BLOCCHIAMO TUTTO

Il tema scelto da Giorgieness è forte e merita attenzione: un amore palestinese che prova a resistere dentro la guerra. Da questo punto di vista l’intenzione è chiara e condivisibile.

Il problema è che, se non si conosce in anticipo la chiave del brano, risulta quasi impossibile arrivarci solo ascoltandolo. La copertina con il bacio e la bandiera palestinese lo suggerisce, ma la canzone da sola non riesce a reggere del tutto quel peso simbolico.

Se spiegata dall’autrice, la traccia acquista valore. Da sola, sul piano testuale, sembra restare un passo prima di dove avrebbe potuto arrivare.

Musicalmente è un indie pop da live e da festival, più che da radio. In più si sentono alcune imprecisioni vocali, soprattutto nelle zone medio basse, e la lavorazione in studio non riesce a sistemarle davvero. Il tema resta forte. Il brano, molto meno.

Voto: ★★★★★½

Clicca in basso su continua per scoprire la Golden Song della New Music Friday del 24 aprile 2026.

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