Sanremo 2026 non racconta solo le canzoni, ma anche chi le canta.
Guardando ai percorsi scolastici degli artisti in gara al Festival, emerge un dato sorprendentemente coerente: tanti licei, pochissimi istituti tecnici, molte università iniziate e lasciate, pochissimi percorsi accademici portati fino in fondo.
Abbiamo ricostruito i titoli di studio dei cantanti di Sanremo 2026, andando oltre la curiosità anagrafica. Ne esce una fotografia generazionale che dice molto sul rapporto tra musica, scuola e successo.
Dalle superiori all’università: come hanno studiato i cantanti di Sanremo 2026
La prima evidenza è netta: il liceo è la norma. Classico e scientifico dominano, mentre gli istituti tecnici sono oggi una minoranza nel cast del Festival.
Liceo classico: il percorso più frequente
Il liceo classico è la scuola più rappresentata tra i Big 2026, spesso conclusa con voti medi o buoni, raramente eccellenti.
- Tommaso Paradiso – Liceo classico + laurea in Filosofia
- Michele Bravi – Liceo classico, diploma con 100/100
- Dargen D’Amico – Liceo classico Parini di Milano
- Fulminacci – Liceo classico Dante Alighieri di Prato
- Enrico Nigiotti – Liceo classico
- Tredici Pietro – Liceo classico, diploma con 60/100
- Eddie Brock – Liceo classico + università abbandonata
Un dato interessante: il liceo classico non porta quasi mai a una carriera accademica completa, ma ricorre spesso tra chi sviluppa una scrittura personale.
Liceo scientifico: meno diffuso, più pragmatico
- Luchè – Liceo scientifico + iscrizione a Economia (nessun esame)
- Ermal Meta – Liceo scientifico + facoltà di Lingue (lasciata a un esame dalla laurea)
- LDA – Liceo scientifico
Percorsi regolari, ma quasi sempre interrotti prima della laurea.
Licei linguistici e artistici
- Malika Ayane – Liceo linguistico + diploma da perito aziendale (80/100)
- Mara Sattei – Liceo linguistico
- Elettra Lamborghini – Liceo linguistico + università non terminata
- Chiello – Liceo artistico di Melfi (abbandonato al 4° anno)
- Raf – Liceo artistico + Architettura (università non terminata)
Qui emerge un legame più diretto con la creatività, ma ancora una volta senza continuità accademica.
Istituti tecnici: pochi casi, molto diversi
- J-Ax – Istituto Tecnico Industriale Molinari di Milano
- Samurai Jay – Istituto Tecnico Turistico
- Sal Da Vinci – Ragioneria, diploma conseguito a 40 anni
Un dato generazionale: gli istituti tecnici oggi sono marginali nel cast sanremese, molto più presenti nelle edizioni di venti o trent’anni fa.
Università: iniziata sì, conclusa quasi mai
La maggioranza degli artisti che si iscrive all’università non arriva alla laurea.
Università terminate
- Tommaso Paradiso – Laurea in Filosofia
- Ditonellapiaga – DAMS a indirizzo teatrale (laurea conseguita)
- Maria Antonietta – Laurea in Storia dell’Arte
- Colombre – Laurea in Lettere
Pochissimi casi, tutti legati a un approccio autoriale e concettuale.
Università iniziate e abbandonate
- Ermal Meta – Lingue (mancava un esame)
- Luchè – Economia (nessun esame)
- Raf – Architettura
- Francesco Renga – Economia e Commercio + Art Direction allo IED (entrambi abbandonati)
- Levante – Università non completata
- Eddie Brock – Università lasciata subito
Qui il dato è chiaro: la musica arriva prima del titolo.
Studi musicali: pochi, ma decisivi
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli studi musicali accademici sono rarissimi.
- Serena Brancale – Diploma di canto jazz al Conservatorio + studi all’Accademia di Belle Arti
- Malika Ayane – Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (violoncello)
- Patty Pravo – Conservatorio Benedetto Marcello (pianoforte, senza diploma)
Sono anche gli artisti che, non a caso, vengono spesso riconosciuti dalla stampa per la qualità tecnica dell’interpretazione.
Cosa ci dice la scuola dei cantanti di Sanremo 2026
La fotografia è netta:
- molti licei
- pochissimi tecnici
- tante università iniziate
- pochissime lauree
Sanremo 2026 racconta una generazione in cui la musica non nasce dall’accademia, ma spesso da percorsi interrotti, deviati o lasciati a metà.
Un dato che non è una mancanza, ma una caratteristica:
la canzone italiana continua a formarsi fuori dalle aule, anche quando parte dai banchi di scuola.











