Dieci album non sono un traguardo simbolico, sono un percorso strutturato nel tempo. Il 20 marzo Nayt pubblicherà io Individuo, il suo decimo progetto in studio, mentre è per la prima volta in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con Prima che.
Tra le penne più riconoscibili e introspettive della sua generazione, negli anni l’artista ha costruito un linguaggio personale capace di tenere insieme urban e cantautorato senza mai scivolare nella formula. Anche questo nuovo capitolo sembra muoversi in quella direzione.
nayt: io individuo – Un disco sull’identità
io Individuo arriva a un anno e mezzo da Lettera Q e già dal titolo suggerisce il centro del progetto: una riflessione, diretta e senza filtri, su ciò che compone l’identità di una persona. Le sue contraddizioni, le sue sfaccettature, le sue zone d’ombra.
All’interno dell’album sarà incluso anche Un uomo, pubblicato lo scorso ottobre e introdotto da una domanda che riassume l’intero impianto concettuale: “com’è che si fa ad essere un uomo?”. Una traccia che anticipava già la necessità di spogliarsi delle sovrastrutture per restare con ciò che è essenziale.
Il brano Prima che, scritto da Nayt e prodotto da Zef, nasce proprio da questa urgenza: interrogarsi su cosa resta quando si eliminano strutture sociali, costumi e abitudini che spesso interferiscono nei rapporti umani. Un tentativo di tornare a incontrarsi per ciò che si è realmente, prima che intervengano filtri e ruoli.

Urban e cantautorato, senza compromessi
Nel tempo, Nayt ha affinato uno stile che supera i confini dei generi. L’urban si intreccia con il cantautorato in modo naturale, sostenuto da una scrittura diretta e sincera che affronta inquietudini, fragilità e contraddizioni senza compiacimento.
Con io Individuo sembra voler fare un passo ulteriore: non soltanto raccontare il disagio, ma metterlo a fuoco come parte integrante dell’identità.











