9 Maggio 2026
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9 Maggio 2026

Matteo Alieno all’Arci Bellezza trova il suo modo di “Stare al mondo”

Tra il nuovo disco, il repertorio precedente e una band molto solida.

Matteo Alieno canta al pianoforte durante il concerto all’Arci Bellezza di Milano
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Il concerto di Matteo Alieno all’Arci Bellezza di Milano, giovedì 7 maggio 2026, aveva tutte le premesse per essere una serata da cantautore con chitarra e voce. Almeno questa era l’aspettativa di chi, come me, lo aveva seguito soprattutto attraverso X Factor e non aveva ancora avuto occasione di vederlo dal vivo.

Invece fin da subito quella previsione è saltata. Sul palco non c’era solo un cantautore con belle canzoni, ma un progetto live già molto più strutturato di quanto ci si potesse aspettare: una band solida, un suono pieno, un concerto costruito con cura e una sensazione finale molto netta. Matteo Alieno dal vivo ha già un mondo e soprattutto ha un suono.

Matteo Alieno all’Arci Bellezza: la sorpresa è la band

La cosa che mi colpisce di più, fin dall’inizio, è proprio la resa sonora. Brani come Ansia, Tonno, Spalle e Il protagonista trovano una forma più fisica rispetto all’ascolto in cuffia.

La band non accompagna soltanto: spinge, apre, sporca quando serve, dà corpo alle canzoni. Ed è lì che il concerto cambia temperatura.

Il merito è anche di una formazione che lavora compatta: Giovanni Grieco alle chitarre, Mattia Micalich al basso, Federico Gelli alle tastiere e Riccardo Adamo alla batteria. A completare il quadro, il lavoro al suono di Luca Scarfidi, fondamentale in una serata in cui proprio la resa live è stata uno degli elementi più convincenti.

I testi di Matteo Alieno funzionano già sulla pagina e nel disco, ma dal vivo acquistano un’altra dimensione quando vengono attraversati da un suono così presente.

L’Arci Bellezza, da questo punto di vista, fa il resto. È uno di quei luoghi in cui la musica live conserva ancora una misura giusta: abbastanza piccolo da sentire il pubblico respirare, abbastanza vivo da far percepire la comunità intorno a un artista. Un gioiellino, sì, ma anche una base concreta per far crescere un progetto.

Un live ancora da rodare ma con una direzione chiara

Sarebbe ingeneroso chiedere a Matteo Alieno la sicurezza scenica di chi porta in giro dischi da dieci anni. Questo è il suo primo vero giro live intorno a un album, e alcuni passaggi possono ancora trovare più fluidità: gli intermezzi, i tempi tra un brano e l’altro, il modo di abitare completamente il palco.

Ma è una fragilità comprensibile, non un limite grave. Anzi, in alcuni momenti quella ricerca ancora visibile rende il concerto più vero. Si sente che c’è materia da lavorare, ma anche che la strada è quella giusta.

Molto riuscita, per esempio, l’idea dell’Alieno (interpretato da Mattia Micalich) che osserva la nostra civiltà, con la voce dell’iconico Alessandro Barbero a fare da cortocircuito ironico. È un’intuizione efficace, coerente con il suo immaginario, anche se può ancora diventare più organica dentro il ritmo dello spettacolo.

Matteo Alieno all’Arci Bellezza durante il concerto con la band dal vivo

La scaletta tra Stare al mondo e il repertorio precedente

La scaletta del concerto racconta bene il momento che sta attraversando Matteo Alieno. Da una parte c’è Stare al mondo, disco che occupa giustamente il centro della serata e che dal vivo mostra una tenuta molto forte, soprattutto quando la band entra pienamente nel suono dei brani.

Dall’altra ci sono le canzoni del percorso precedente, che non vengono trattate come semplici riempitivi o concessioni ai fan storici. Brani come Non mi ricordo, La paura, La luce dentro di te, Più o meno, Giovani vecchi, Specchio, Giungla e Per la nostra età servono a tenere aperta la storia, a ricordare da dove arriva questo immaginario e quanto abbia già sedimentato prima del passaggio televisivo.

Il risultato è una scaletta equilibrata, perché non schiaccia tutto sul disco nuovo ma nemmeno resta ancorata al passato. Fa una cosa più utile: mette in fila le tappe di un percorso e prova a trasformarle in un concerto vero, non in una semplice presentazione live dell’album.

Il momento acustico e le canzoni più nude

Nel cuore del concerto arriva anche il momento acustico, con La paura, La luce dentro di te e Si può fare. Qui emerge la parte più nuda della scrittura di Matteo Alieno, quella che tiene insieme malinconia, ironia e un modo molto personale di guardare le cose senza fingere di averle capite tutte.

È uno dei passaggi più delicati della serata, perché toglie volume ma non intensità. Dopo una prima parte in cui il suono della band domina e sorprende, l’acustico rimette al centro le parole, la voce, la fragilità della scrittura.

Nessuno sa stare al mondo, Fossi più leggera, Giungla e Per la nostra età confermano una scrittura che sa essere generazionale senza diventare didascalica. Non c’è la pretesa di spiegare tutto. C’è piuttosto il tentativo, spesso riuscito, di stare dentro le contraddizioni.

I momenti più belli: il coro del pubblico

Ci sono immagini che restano più delle scalette. Una bambina che sale sul palco a ballare. Matteo Alieno in mezzo alla folla, a cantare con gli amici. Il pubblico che conosce le canzoni e le canta forte. Il produttore Luca Caruso che gli fa una sorpresa e suonano insieme l’ultimo pezzo.

Ed è forse qui che il concerto diventa più interessante. Perché racconta una crescita possibile, meno artificiale di quella a cui il mercato oggi ci ha abituati.

La direzione dominante sembra spesso questa: fai un disco che “spacca”, ti costruiscono una narrazione enorme, e in teoria sei già pronto per il Forum. Ma non tutti i progetti devono nascere così. A volte la partenza giusta è un club, un pubblico vicino, un coro che cresce sera dopo sera, un rapporto che si costruisce davvero.

In questo senso il live di Matteo Alieno all’Arci Bellezza ha qualcosa di sano. Non promette grandezza immediata, ma mostra una possibilità più interessante: coltivare le relazioni con chi ascolta, lasciare che le canzoni trovino gambe, facce, voci.

Matteo Alieno sa stare al mondo, almeno sul palco

Il titolo del disco gioca proprio su quella domanda: come si sta al mondo? Dopo questo concerto, la risposta più semplice è che Matteo Alieno, nel mondo della musica, sembra stare nel posto giusto.

Deve ancora crescere come performer, questo sì. Deve prendere più confidenza con il palco, lasciare che certi passaggi diventino più naturali, capire fino in fondo quanto può spingere sulla teatralità senza perdere spontaneità.

Ma la base c’è. E non è una base debole: canzoni, pubblico, identità, una band che valorizza il materiale e una vibrazione molto forte in sala. Si esce dal concerto con una sensazione piacevole, quella di aver visto un progetto che non sta bruciando le tappe, ma le sta attraversando nel modo giusto.

Andate ai suoi concerti. E, già che ci siamo, coltiviamo anche questi luoghi della musica live. Perché a volte il futuro di un artista non si vede quando arriva in alto, ma quando comincia a riempire bene una stanza.

Matteo Alieno scaletta concerto all’arci bellezza

  • Ansia
  • Tonno
  • Spalle
  • Il protagonista
  • Non mi ricordo
  • Chi vince, che vince?
  • Persone
  • La paura – acustico
  • La luce dentro di te – acustico
  • Si può fare – acustico
  • Nessuno sa stare al mondo
  • Piselli
  • Fossi più leggera
  • Più o meno
  • Giovani vecchi
  • Specchio
  • Giungla
  • Per la nostra età

Foto di Alessia Sabetta