La vedova Battisti contro Mogol: “Il vostro ‘sodalizio artistico’ si è interrotto nel 1980. Sono passati ormai 43 anni, Giulio!”
Secondo la ricostruzione data negli anni da Mogol il sodalizio si chiuse per una questione di diritti d'autore


Lucio Battisti VS Mogol, la vicenda che coinvolge anche gli eredi del celebre cantautore dopo 25 anni non attesta a calmarsi. E così nei giorni scorsi la vedova di Lucio, Grazia Letizia Veronese Battisti, ha scritto una lettera pubblica a Mogol il quale ha successivamente risposto.
Venerdì 15 settembre la vedova di Battisti ha inviato una lunga lettera al, questa l’esatta intestazione, Ragionier Giulio Rapetti, imprenditore, in Arte Mogol, paroliere per chiarire il suo punto di vista sull’ultima parte del rapporto tra Lucio Battisti e Mogol. La motivazione sembrerebbe una nuova, al momento misteriosa, causa intentata dall’87enne Mogol.
Come è noto da anni la famiglia Battisti, la vedova 80enne e il figlio Luca Filippo Carlo, si oppongono a ogni sfruttamento del catalogo di Lucio Battisti se non la pubblicazione di musica su cd e vinile e questo ha generato una lunga battaglia con Mogol sui diritti delle canzoni e sul loro sfruttamento.
La lettera della vedova di Lucio Battisti
“Eccomi qui, noto, caro Giulio, che non perdi occasione pubblica per spargere il tuo miele su Lucio, dichiarando di averlo amato tanto: io credo che tu abbia ragioni per amarlo molto di più adesso, visto che ancora oggi, dopo un quarto di secolo dalla sua morte, non ti riesce di separare il suo nome dal tuo…” inizia con queste parole la lettera della signora Grazia Letizia Veronese Battisti che poi continua…
“Noto anche che in queste occasioni non fai mai alcun cenno alle innumerevoli cause che hai intentato dopo la morte di Lucio: tre gradi di giudizio per una questione di confini, due gradi di giudizio per un risarcimento danni, per ‘perdita di chance’: una causa che, visto l’esito, ha costretto in liquidazione le Edizioni Acqua Azzurra.
[…] Ti rammento che il vostro “sodalizio artistico” si era interrotto nel lontano 1980. Sono passati ormai 43 anni, Giulio!». Poi la chiusa, secca: “Senza rancore. Grazia Letizia Veronese Battisti“.
Una parte focale della missiva della Vedova di Lucio Battisti riguarda un episodio relativo al periodo in cui il cantautore era molto malato:
“Per quanto riguarda la salute di Lucio e le cause della sua morte, ti chiedo gentilmente di lasciar perdere le tue infondate supposizioni e ogni altra illazione. Ti chiedo soltanto di rispettare la sua dignità di uomo, dopo avere tanto lusingato la sua figura di artista.
A tal proposito, ti invito a non raccontare più la commovente storia della ‘lettera consegnata di nascosto a Lucio’, ora da un’infermiera, ora da un medico, ora da un non meglio identificato “professore”… Voglio precisare, una volta per tutte, che mio marito in quei giorni lottava per la sua vita, che nessuno ha mai ricevuto una tua lettera, che Lucio in quegli stessi giorni non è stato mai lasciato solo e che non ha mai pianto, tantomeno ricordando la vostra ‘amicizia’“.
La risposta di Mogol
Il 16 settembre, a mezzo di un’intervista rilasciata a il quotidiano QN, intervista in cui specifica di non aver letto la lettera ma di essere stato informato del contenuto, Mogol ha replicato anche se ha preferito glissare sula maggior parte delle accuse della Vedova Battisti e ignorare la faccenda sulla nuova causa concentrandosi sull’episodio dell’ospedale…
“Se scrive lettere contro di me è un affare che riguarda solo lei non dico niente perché non ne vale la pena.
“Solo una cosa, l’episodio dell”ospedale è vero, Io le bugie non le racconto, specie di questo genere. Ci sono testimoni che hanno sentito il medico raccontare di aver consegnato la mia lettera, dicendo che Battisti si è messo a piangere. Non direi mai una bugia del genere perché penso che la cosa più importante per una persona sia la propria autostima“.
Antonio Del Santo, medico dell’ospedale San Paolo di Milano, che nel 1998 aveva in cura Battisti ha dichiarato al quotidiano La Stampa:
“Consegnai io stesso quel biglietto a Battisti. Gli dissi che arrivava da Mogol e che potevo allungarglielo, leggerlo ad alta voce per lui o stracciarlo. Stava a lui, e soltanto a lui, scegliere. Non pensi a una lettera, era giusto un bigliettino, due o tre righe al massimo e un numero di telefono in fondo. Quelle parole semplici colpirono Battisti al punto da commuoverlo. L’ho detto e lo ribadisco. Sono l’unico a poterlo fare: ero lì“.
BATTISTI – MOGOL
Era il 1978 quando il cantautore, da sempre molto schivo, rilasciò un’intervista in cui dichiarava quando segue: “Non voglio essere giudicato per la mia faccia, sono un artista, d’ora in poi per me parleranno solo le mie canzoni.”
Dopo la sua scomparsa gli eredi hanno deciso di assecondare le sue volontà alla lettera impedendo, laddove possibile, la diffusione della sua musica su canali che non fossero cd e vinili.
Niente inserimento dei suoi brani in pubblicità, in serie tv, in film… persino su Spotify. Una decisione che ha innescato una serie lunghissima di battaglie legali con al centro la Acqua Azzurra, la società di Edizioni Musicali della famiglia Battisti.
Nel 2016 arriva una prima sentenza che vede Mogol vincere in tribunale e i giudici dichiararare l’inadempimento della società Acqua Azzurra di cui la Veronese era amministratore unico e socia di maggioranza. La società venne condannata in primo grado a pagare al paroliere 2,6 milioni di euro sugli 8 richiesti da Mogol per mancato sfruttamento commerciale del catalogo musicale.
Questa sentenza fece sì che la società venisse messa in liquidazione e, dopo il mancato raggiungimento di un voto a maggioranza tra le parti in cui era suddivisa, il Tribunale affidò all’avvocato Gaetano Maria Giovanni Presti la guida dell’Acqua Azzurra dandogli tra le altre cose il potere di concedere licenze di sfruttamento economico delle opere online.
E fu così che la musica di Lucio Battisti arrivò per la prima volta online e in digitale a partire dal 29 settembre del 2019.
Nelle scorse settimane invece la notizia che i giudici della Corte d’Appello hanno confermato la sentenza di primo grado respingendo la richiesta di risarcimento della Sony Music verso gli eredi di Battisti (vedi qui), una causa partita nel 2017. Anche questa battaglia è ancora lontana dal concludersi visto che Sony Music ha annunciato il ricorso in cassazione.
Ricordiamo in chiusura che il sodalizio Battisti-Mogol terminò nel 1980:
Nel libro “Il mio mestiere è vivere la vita” Mogol spiegava: “Allora c’era questa formula per cui il musicista prendeva l’8% e il paroliere il 4%, la Siae voleva così. Battisti quando ha iniziato era un dilettante, eppure io non ho mai voluto fargli firmare nessun documento sotterraneo. Sempre il 4% a me l’8% a lui. Quando abbiamo venduto i diritti dei brani alla Numero Uno ho detto che avrei scritto alla pari: 6% a lui e 6% a me, altrimenti non avrei più scritto. Da allora Lucio ha cominciato lavorare con altri”.
Ad oggi il valore del patrimonio di Lucio Battisti è stimato in 16 milioni di euro.
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