Qualche settimana fa abbiamo intervistato Delia Buglisi, ecco cosa ci ha raccontato.
Dopo la finale di X Factor, la vita di Delia non ha rallentato nemmeno per un attimo. Anzi. Quando le chiediamo come sta, sorride e risponde con quella lucidità un po’ ironica che ormai la contraddistingue:
Sono in risparmio energetico per stasera. Sto bene, però bene al risparmio.
In pochi mesi è successo di tutto: un tour partito quasi subito, teatri pieni, l’album che prende forma nei ritagli di tempo e un palco importante che la aspetta.
Non è tanto il tour in sé a sorprenderla, quanto la velocità con cui è accaduto tutto.
«Per la prima volta posso portare le mie canzoni in giro per l’Italia e per l’Europa. Non pensavo potesse succedere così in fretta».
C’è un dato che resta: uscire da un talent con un solo brano pubblicato e riempire un teatro non è un automatismo. Eppure è successo. E non per una hit radiofonica, ma per un’identità chiara.
«Il fatto che con letteralmente un brano fuori io sia riuscita a riempire questi teatri mi fa capire che non sto sbagliando strada. Anche se qualcuno può pensare che sono testona perché continuo a cantare in siciliano… è il mio modo di esprimermi».
Il dialetto, per lei, non è una scelta estetica. È istinto.
«Il siciliano esce quando dici una cosa di pancia, senza sovrastrutture. Musicalmente è più facile far uscire quella parte che costruire una frase in italiano».
Tra le sue ispirazioni cita una figura centrale della tradizione isolana, Rosa Balistreri, artista capace di farsi capire anche da chi non conosceva la lingua. Perché, dice Delia, «la musica è un linguaggio universale, arriva a prescindere».
In questi mesi ha scelto anche di esporsi su ciò che accade al Sud, sulle comunità colpite e spesso lasciate ai margini del racconto nazionale. Per lei il ruolo dell’artista non è neutro.
«La cosa più importante è non rimanere mai in silenzio. Anche con un piccolo pubblico, hai il dovere di farti portavoce».
Non c’è retorica, ma un’idea chiara di responsabilità.
Intanto, tra una data e l’altra, lavora al disco.
«Nei pochi momenti di pausa, che in realtà sono solo i momenti in cui sono ferma in un posto, sto scrivendo. È un periodo pieno. Molto pieno. Ma sono felice».
E poi c’è il palco che per ogni artista italiano rappresenta un passaggio simbolico: il Festival di Sanremo. Lo farà accanto a Serena Brancale, che l’ha voluta con sé.
«Non smetterò mai di ringraziarla abbastanza. È uno dei palchi più importanti che un cantante possa calcare. Condividere quel momento con lei per me significa tantissimo».
Sul live non anticipa troppo. Ci saranno le cover che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico, i suoi brani, e qualche omaggio personale. Il resto preferisce lasciarlo alla sorpresa.
L’ultima domanda è inevitabile: cosa direbbe alla Delia del primo provino?
Ci pensa un attimo.
«Le direi che non è pazza. Che deve continuare per la sua strada. E che le sorprese non smetteranno di arrivare».
Poi aggiunge: forse non le direbbe nulla. Perché certe cose vanno attraversate così come arrivano.
Ed è probabilmente questo che il pubblico ha riconosciuto: non un personaggio costruito, ma una voce che ha deciso di non tradursi per piacere di più.











