Ogni giorno la redazione di All Music Italia riceve decine, a volte centinaia di comunicati stampa. Mail tutte uguali, scritte con lo stesso entusiasmo artificiale, in cui ogni singolo in uscita viene presentato come la hit dell’anno e ogni progetto come la rivoluzione di cui la musica italiana aveva bisogno. In questo flusso continuo e spesso rumoroso, a volte arriva qualcosa che ti costringe a rallentare. È il caso di Annarè e del suo nuovo album, Vieni, puoi stare qua.
La cantautrice toscana non ci ha scritto per reclamare spazio nelle classifiche o per promettere numeri da capogiro, ma per offrirci il suo progetto. Purtroppo vorremmo dare spazio a molti più cantanti e cantautori di quanti ne pubblichiamo, ma la mole di uscite è alta, e tenere in piedi un sito nell’era dei video che ti spiegano la vita in tre minuti, è sempre più difficile. Richiede tempo… un momento di pausa.
Per questo, in un mercato discografico ossessionato dalla velocità e dalla “positività ostinata ed obbligata”, come la definisce lei stessa, un invito a fermarsi per noi è un atto di coraggio.
Vi presentiamo Annarè e il suo disco, Vieni, puoi stare qua.
Annarè: l’estetica della sottrazione
Annarè ha lavorato in silenzio per anni. Si è fermata per capire quale forma dare alla sua musica. Il disco è costruito per sottrazione. L’estetica visiva, dominata da toni caldi come il beige, il cream e il verde bosco, si allinea a un suono intimo.
Vieni, puoi stare qua funziona da dichiarazione d’intenti. “Scrivo musica che non chiede di essere ascoltata a distanza, ma di essere abitata insieme”, spiega la cantautrice. “In un’epoca di consumi rapidi, del perfetto ad ogni costo, questo album è il mio modo di dire: fermati, qui c’è un posto per te”.

Una stanza al riparo dai pregiudizi
L’album si propone come una stanza accogliente. Anche i primi live hanno seguito questa linea: niente palchi distanti, ma proiezioni e atmosfere da salotto per annullare lo spazio fisico tra chi canta e chi ascolta.
Mentre tutti alzano il volume per farsi notare, Annarè ha scelto di abbassare la voce. A volte è l’unico modo per farsi ascoltare davvero.











