Il lato B di Federico l’Olandese Volante: indipendente, scomodo, difficile da imbrigliare
Il ricordo di Monica Landro, che nel 2015 era in sala: dal workshop alla Cattolica a Radio Norba, fino alle interviste degli ultimi anni.



Federico l’Olandese Volante è morto a 76 anni e da ieri radio, giornali e social network non parlano d’altro. Colleghi, speaker, artisti e ascoltatori ricordano una delle voci che hanno fatto la storia della radio italiana passando da R101 a Radio Norba. Ed è giusto così.
Però c’è a mio parere un altro aspetto che vale la pena raccontare. C’è un Federico indipendente e scomodo: un uomo che alla radio ha dedicato più di cinquant’anni della propria vita, ma che non ha mai avuto troppi problemi a criticare quel mondo quando non gli piaceva più ciò che stava diventando.
Federico l’Olandese Volante: “R101 sta diventando una radio mediocre”
Il 4 febbraio 2015 ero seduta nell’aula dell’Università Cattolica di Milano dove si teneva il workshop “Perché la Radio?”. Con Federico, nel panel dedicato alla musica, c’erano nomi come Alex Peroni, Luca De Gennaro, Dario Spada e Marta Cagnola. In sala era presente anche Mirko Lagonegro, allora station manager di R101.
Ed è davanti a quella platea che Federico, in quel momento voce della stessa R101, disse: “R101 con tanti ragazzi giovani ma con poca personalità, sta diventando una radio mediocre”.
E soprattutto lo disse mentre lavorava a R101. Pochi giorni dopo Federico non era più in onda.
Il 23 febbraio RadioSpeaker riportò le indiscrezioni di una sua sospensione, chiedendosi se fosse conseguenza proprio delle dichiarazioni pronunciate durante il workshop. Una conferma ufficiale del collegamento tra le due cose non arrivò mai e sarebbe quindi scorretto sostenerlo oggi come un fatto. Ma un fatto c’era: da quella conferenza Federico non era più tornato al microfono di R101.
Una vita, quella dentro la radio, abbastanza libera da criticarla
Frederik Matthijs Van Stegeren, nato nei Paesi Bassi nel 1950, aveva iniziato a fare radio alla fine degli anni Sessanta e aveva attraversato praticamente tutta la storia della radiofonia moderna. Radio Monte Carlo, dove diventa per tutti Federico l’Olandese Volante, poi Rai Radio 2, Radio 105, RTL 102.5, R101, Radio Norba e infine Radiofreccia.
Quando Federico parla delle radio, lo fa con la contezza di chi aveva contribuito fin dalle fondamenta a costruire quel mondo così come lo conosciamo oggi.
Già nel 2014, pochi mesi prima dell’episodio di R101, aveva spiegato, in una intervista pubblicata da Calabria Magnifica, che secondo lui la radio non era più libera come un tempo “proprio perché è diventata un’azienda”.
Ma è negli anni successivi che la sua posizione diventa ancora più esplicita.
Nel 2018, durante una intervista per Libero, torna proprio su quella conferenza alla Cattolica e dice che le radio stanno andando verso “un punto di non ritorno, copiandosi l’una l’altra”. Federico parlava chiaramente di omologazione: le grandi emittenti erano diventate sempre più radio di flusso, le playlist si assomigliavano, il margine lasciato alla personalità dello speaker si restringeva.
I giovani che entravano in radio, sosteneva, erano costretti ad appiattire la propria personalità perché “l’inquadrano come robot”.
In un’altra intervista pubblicata da Consulenza Radiofonica nello stesso periodo sintetizzava così il risultato: “Abbiamo un prodotto che è uguale per tutti, ed è un prodotto mediocre”.
Naturalmente non risparmiava neppure le emittenti nelle quali aveva lavorato e continuò a rivendicare una libertà che, evidentemente, sapeva avere un prezzo.
Lo disse lui stesso, sempre per Libero: “Dico quello che penso. Per questo ho dovuto spesso pagare il conto”.
Radio Norba e una seconda casa chiamata Puglia
Non sappiamo se dopo il caso R101 le porte dei grandi network si siano chiuse per lui, però sappiamo che pochi mesi dopo quella vicenda Federico riparte dalla Puglia e che proprio lì costruisce uno dei capitoli più lunghi della seconda parte della sua carriera. Nell’estate del 2015, infatti, Federico approda a Radio Norba.
La Puglia, che già amava e dove raccontò di avere sempre immaginato di poter vivere, diventa davvero la sua seconda casa. Da Conversano conduce Driving Time e trova una dimensione radiofonica nella quale sembra riconoscersi maggiormente: più spazio per raccontare, per utilizzare la propria cultura musicale e, soprattutto, per essere Federico.
Ci resterà per quasi dieci anni.
Dieci anni dopo non aveva cambiato idea
Nel 2025 Federico, durante una lunga intervista pubblicata da FM-world, viene riportato ancora una volta a quella famosa dichiarazione pronunciata prima di lasciare R101.
Erano passati dieci anni e l’Olandese Volante avrebbe potuto smussare gli angoli, contestualizzare quelle parole, archiviarle come uno sfogo di un’altra epoca.
Risponde invece: “Tuttora la condivido” e spiega di avere lasciato radio e programmi “proprio anche per quello”, per la necessità di avere più spazio.
Nello stesso periodo, durante una intervista con Recensiamo Musica, torna anche sul mestiere dello speaker e questa volta punta il dito direttamente sul suo valore professionale: “Gli editori non pagano più le cifre che pagavano una volta”.
Racconta una generazione di grandi personalità radiofoniche che venivano pagate per ciò che sapevano portare davanti al microfono e un sistema che, negli anni, aveva progressivamente sostituito quelle figure con giovani professionisti pagati sempre meno.
Cambia l’argomento, ma il filo sembra rimanere lo stesso: quando togli valore alle persone, alla loro competenza e alla loro personalità, inevitabilmente togli qualcosa anche alla radio.
Difficile da imbrigliare
Oggi Federico l’Olandese Volante viene ricordato come un maestro della radio, una voce inconfondibile, un pioniere. Tutto vero. Ma quel pomeriggio del 2015 io ero in quella sala. E penso che si debba anche ricordare il suo pensiero quando diceva cose che alla radio non conveniva sentire.
E andando oggi a rileggere ciò che Federico disse prima e soprattutto negli anni successivi, una cosa appare ancora più chiara: quella sulla mediocrità della radio non fu una frase scappata di bocca.
Fu una posizione che Federico continuò a sostenere sia quando era dentro i grandi network sia quando ne era fuori perché Federico, pur innamorato della radio, per nessuna ragione, le ha mai dato la propria libertà di uomo e professionista.
Nel salutarlo, i figli hanno scritto che Federico aveva “uno spirito indipendente, difficile da imbrigliare, che ha fatto della libertà il proprio modo di essere”.
Foto: Instagram Radio Freccia


