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Il Lato B di Vasco Rossi: crescere senza diventare addomesticati

Il video del gesto sul palco divide i social: per Monica Landro non è una novità e l’età non c’entra.

di Monica Landro · 

Vasco Rossi ha finito il tour lo scorso giugno, ma siccome i video sui social sono come Equitalia e prima o poi arrivano sempre da te, ecco che da poche ore è apparso in rete un video, girato da qualcuno durante una data del tour 2026, in cui il rocker si tocca i genitali sul palco. Sì, sì, proprio si afferra il pacco con faccia provocatoria durante l’intro di Alibi.

Qualcuno pubblica il video sui social e parte il processo: volgare, indecente, imbarazzante. Poi arriva l’aggravante, quella che ricorre in molti commenti e che, forse, è persino più interessante del gesto stesso: “Ma cosa fa? Che vergogna! Alla sua età dovrebbe evitare”.

Fermiamoci alla prima accusa: sì, è un gesto volgare. Inutile cercare significati artistici che sicuramente non ci sono o trasformare una mano sui genitali in una raffinata forma di comunicazione rock.

Mi chiedo però una cosa: davvero abbiamo scoperto nel 2026 che Vasco Rossi è volgare? Sono certa che chiunque abbia in mente almeno un’immagine di Vasco con il dito medio alzato o ricordi qualcuna delle sue interviste un po’ sopra le righe. Vasco è così, non si è mai comportato secondo l’etichetta tradizionale.

Vasco Rossi e il gesto che divide i social

Il video ha creato sui social una polarizzazione quasi perfetta. Da una parte ci sono quelli che trovano il gesto inaccettabile, fuori luogo, persino imbarazzante per un uomo di 74 anni; dall’altra i fan che lo difendono appellandosi a quella che sembra la risposta più semplice possibile: “È Vasco!”.

Essere Vasco Rossi non può naturalmente significare avere una sorta di immunità permanente da qualsiasi critica. Eppure mi soffermerei proprio su quell’esclamazione: “È Vasco!”.

Il rocker di Zocca ha una storia e quel gesto, piaccia o meno, appartiene a un linguaggio che non ha certamente inventato oggi.

Lo seguo da più di trent’anni e non conto più né i concerti né le città raggiunte pur di esserci.

Questa lunga frequentazione non mi dà alcun diritto di stabilire per gli altri che cosa sia accettabile, ma mi permette almeno di dire con una certa sicurezza che il Vasco mostrato in quei pochi secondi di video non è un signore di 74 anni improvvisamente impazzito sul palco e colto da un’inspiegabile regressione adolescenziale.

Quel Vasco c’è sempre stato. Ben prima dei social network e ben prima della gente che passa il tempo a riprendere i live invece di goderseli.

La provocazione, le smorfie, i gesti espliciti e un linguaggio spesso volutamente colorito hanno accompagnato la sua carriera praticamente da sempre. E forse il segreto del suo incontenibile successo è anche qui.

Da cinquant’anni una parte d’Italia lo ama visceralmente anche per questo, mentre un’altra lo considera da sempre volgare, eccessivo, diseducativo, inopportuno.

Pubblicare oggi su Instagram il video di quell’attimo, a quattro mesi dalla fine del tour, e assistere alla nascita di una shitstorm come se Vasco avesse improvvisamente mostrato un volto sconosciuto significa semplicemente avere poca memoria. Che lo si ami o no.

Vasco è cambiato, ma non ha cancellato il ragazzo che era

Vasco, ovviamente, in questi cinquant’anni è cresciuto e si vede. Chi ascolta le sue interviste di oggi trova un uomo che parla della vita, del tempo, della libertà, della paura e persino della morte con una consapevolezza che evidentemente non poteva avere il ragazzo degli inizi.

Gli anni sono passati anche per lui, portandosi dietro esperienze, eccessi, cadute, problemi di salute e inevitabili cambiamenti. Quello che però sembra non essere successo è che, diventando adulto, Vasco abbia sentito la necessità di cancellare il ragazzo ribelle che era.

Tra i molti commenti contro compare spesso “Ma alla sua età?!”. E questo mi disturba più di quelli che scrivono “Ma che volgarità, che vergogna!”.

Accetto la critica alla volgarità, ma non l’idea che esista un’età nella quale certi atteggiamenti debbano necessariamente essere abbandonati.

Possiamo discutere per ore sull’opportunità di mettersi una mano sui genitali davanti a uno stadio pieno. Ma se lo stesso gesto ci appare più grave a 74 anni di quanto ci sarebbe apparso a 30, allora forse non stiamo più giudicando soltanto il gesto.

Stiamo giudicando chi, arrivato a una certa età, continua a rifiutare il comportamento che abbiamo deciso essere quello giusto.

La provocazione è parte del linguaggio di un artista

La storia del rock, così come quella del metal, ci insegna che alcuni atteggiamenti, estrapolati dal loro contesto, possono risultare assurdi, provocatori o persino disgustosi.

Ozzy Osbourne ha alimentato per decenni una mitologia fatta anche di eccessi e gesti estremi, alcuni dei quali sono diventati inseparabili dal racconto del personaggio. E che dire di Ronnie James Dio e del suo celeberrimo gesto delle corna metal? Oggi sono uno dei simboli più riconoscibili dell’heavy metal, un gesto passato dall’artista al pubblico fino a diventare un vero codice di appartenenza.

Non sto naturalmente mettendo sullo stesso piano artisti, storie e provocazioni, né sostenendo che il rock conceda una specie di lasciapassare per qualsiasi comportamento.

Il punto è un altro: sul palco anche il corpo diventa parte del linguaggio di un artista e alcuni gesti, quando attraversano decenni di carriera, finiscono per diventare riconoscibili quanto un modo di cantare. Ehhh… ohhh: lo riconoscete tutti o no?

Chi non conosce quel codice vede soltanto il gesto; chi segue quell’artista da anni vede anche tutto quello che c’è stato prima.

Per questo mi disturba che oggi si possano prendere pochi secondi di un concerto, isolarli da tutto ciò che li precede e trasformarli nella prova definitiva che l’artista è volgare e quindi merita una shitstorm social.

Vasco Rossi, il tempo e quella parte di noi che non vogliamo perdere

Ammetto che ci sia anche una Monica fan che scrive, ma spero si capisca il senso del ragionamento, che farei con chiunque.

Ho citato Ozzy Osbourne e Ronnie James Dio, che musicalmente sono davvero lontani da me, proprio perché il principio è lo stesso.

Al di là dei video tagliati apposta per creare engagement, chi frequenta i concerti di Vasco sa che sotto quel palco si incontrano persone che lo ascoltavano già negli anni Ottanta. In quei momenti lasciamo da parte la nostra età adulta e ritroviamo parti di noi che gli anni, le responsabilità e le delusioni hanno inevitabilmente modellato secondo canoni sociali.

Io non vado ai concerti di Vasco con la nostalgia dei vent’anni, ma con la speranza di non perdere completamente la capacità di entusiasmarmi, la leggerezza, la spontaneità, persino quella parte ribelle dei vent’anni che la vita adulta tende progressivamente a smussare.

E forse è anche per questo che vedere Vasco continuare a fare Vasco provoca reazioni così opposte: per qualcuno è un uomo di 74 anni che dovrebbe finalmente comportarsi come tale; per qualcun altro è la dimostrazione che il tempo può cambiarci senza necessariamente portarci via tutto.

Io appartengo evidentemente alla seconda categoria, insieme a tutti coloro che lo stanno difendendo sui social con quel semplice “Ma è Vasco!”.

Posso trovare volgare quel gesto e contemporaneamente riconoscerlo come parte di un personaggio che è sempre stato anche provocazione, eccesso e sfida alle convenzioni. Posso pensare che Vasco oggi sia un uomo molto più consapevole di quello che saliva sui palchi quarant’anni fa senza pretendere che, insieme alla maturità, debba arrivare anche una versione di sé ripulita.

Vasco Rossi e il vero problema: ciò che pretendiamo dall’età

Anzi, mi sorprenderebbe molto di più vederlo salire su un palco perfettamente composto, attento a pronunciare soltanto le parole giuste e a compiere i gesti consentiti, magari preoccupato che qualcuno possa estrapolare dieci secondi di concerto per sottoporli al tribunale dei social.

Quello sì sarebbe un Vasco che farei fatica a riconoscere.

Ok, mettersi le mani sui genitali è volgare e lo sarà anche dopo questo articolo. Ma siamo sicuri che lo scandalo nasca soltanto da quel gesto? O ci disturba anche che Vasco Rossi continui a essere, a 74 anni, una versione adulta ma non ripulita del ragazzo che abbiamo conosciuto?

Vasco quel gesto lo fa durante un concerto, davanti a un pubblico che conosce perfettamente il suo codice. Così come durante i concerti non dimentica certo il suo iconico dito medio, sempre pronto a puntare verso l’alto.

Non è un dettaglio: non si presenta alle interviste mettendosi le mani sui genitali. Quello è il linguaggio del palco, discutibile quanto vogliamo, ma è il suo da cinquant’anni.

Capisco che crescere in società significhi anche smussarsi, contenersi, diventare appropriati.

Ma si può diventare adulti senza diventare addomesticati. E Vasco, per fortuna, non lo è ancora.

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