15 Luglio 2022
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15 Luglio 2022

Intervista a Nicolò Carnesi: dieci anni dopo “Gli eroi non nascono il sabato” prende nuova vita grazie a tanti amici

Per intervistare un cantautore abbiamo chiesto ad un altro cantautore... ecco il racconto di "Gli eroi non nascono il sabato" dieci anni dopo

Nicolò Carnesi
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Era il 2012 quando Gli eroi non escono il sabato lanciò Nicolò Carnesi come uno dei talenti del nuovo cantautorato italiano, rivelando l’originalità della sua poetica e un talento compositivo comune a pochi altri. In occasione della release di una nuova versione ricca di collaborazioni di questo disco, il nostro cantautore di fiducia, Santoianni, lo ha intervistato per noi.

Dieci anni dopo la release originaria, Nicolò Carnesi si è fatto guidare dall’intesa artistica ed emotiva nella scelta degli amici e dei colleghi chiamati a reinterpretare con lui i brani del disco, riportando il concetto di collaborazione a un’altra epoca.

Proprio per questa occasione ha deciso di farsi accompagnare da amici e colleghi nell’intento di dare nuova vita ai brani del disco, in una riedizione piena di collaborazioni celebri e di inedite versioni.

Abbiamo raggiunto Nicolò per fargli qualche domanda su questo progetto… buona lettura!

intervista a Nicolò Carnesi

“Gli eroi non escono il Sabato” rivive dopo 10 anni in una nuova veste, grazie alla collaborazione di amici e colleghi. È un’idea che nasce esclusivamente per celebrarne l’anniversario o sentivi l’esigenza artistica di riaprire quel cassetto creativo e contaminarlo con quello che ti hanno lasciato questi dieci anni di musica?

Si è trattato quasi esclusivamente di un’esigenza artistica, il voler mettersi in gioco per vedere cosa potesse uscire da un rimaneggiamento delle canzoni a distanza di 10 anni, alla luce di tante nuove esperienze e nuove sensibilità nell’approcciarsi alla musica.

Altra spinta è venuta dalla voglia di chiamare cari amici a collaborare e questa rivisitazione musicale, un modo per cristallizzare, su un supporto, le esibizioni dal vivo avvenute nel corso degli anni in svariate occasioni e contesti. Non sono un gran festaiolo ma ho pensato che “celebrare” 10 anni di carriera attraverso una destrutturazione e rielaborazione di quel mio primo lavoro, potesse avere un valore e costituire un arricchimento, anche personale.

Oltre a questo progetto che vede un ospite diverso per ogni brano del disco, anche la tua carriera è sempre stata strettamente legata all’idea di condivisione e collaborazione con altri cantautori, emblematico è il connubio con Brunori Sas presente fin dall’inizio e presente anche in questo progetto, come allora, con forse il tuo brano più popolare “vorrei tornare a Zanzibar” Quanto è stato importante nella tua carriera il confronto con i tuoi amici e colleghi?

Il confronto è sempre motivo di arricchimento, comprendere le altrui sensibilità, condividerle, discuterne, costituisce motivo di crescita. L’ho sempre fatto, accettando le critiche e riuscendo a comprendere anche meglio i punti di forza del mio lavoro. Aggiungerei che è qualcosa di propedeutico alla mia scrittura e mi riferisco non solo al confronto diretto tra colleghi e amici, ma anche a quello indiretto attraverso l’ascolto di artisti di qualsiasi parte del mondo e genere musicale perché soddisfa le mie curiosità e, contemporaneamente, stimola la mia creatività e il desiderio di sperimentazione.

Altro aspetto sicuramente importante è il legame con la tua regione di appartenenza la Sicilia. Quanto della tua terra c’è nelle tue canzoni e nello specifico in “Gli eroi non escono il Sabato?”

C’è tanto, quando ho scritto quelle canzoni mi mancavano significative esperienze del vivere fuori la mia regione, pertanto il contesto è esclusivamente quello siculo, anche se determinate sonorità strizzano l’occhio alla musica britannica e americana, proprio per quella curiosità e propensione all’ascolto di cui parlavo prima. Essenzialmente, però, testi e contesti sono fortemente legati alla Sicilia, Palermo in particolare, centro e fulcro dei miei primi passi nel mondo della canzone.

Possiamo senza dubbio considerarti uno dei protagonisti della scuola cantautorale indipendente di questo ultimo decennio,
ma vista da chi l’ha vissuta in prima persona, come è cambiata la musica indipendente in questi dieci anni? Secondo te ha ancora senso parlare di scena indipendente?

10 anni, sono “solo 10 anni” ma sembrano molti di più se consideriamo i tanti e rapidi cambiamenti che si stanno susseguendo ancor oggi. Basti pensare che, solo 10 anni fa, le piattaforme musicali erano ai loro albori e Spotify nemmeno esisteva, l’approccio alla fruizione musicale era orientato soprattutto alla musica dal vivo e non alla mercè di algoritmi vari. Certo, i vantaggi sono innegabili in quanto oggi si ha la possibilità di far viaggiare la propria musica ovunque, portandola potenzialmente a un pubblico molto numeroso, ma il rovescio della medaglia è che, nel moltiplicarsi selvaggio delle proposte, si va abbassando la qualità del prodotto.

Bisogna essere veloci, inseguire il gusto del momento, adagiarsi sulla domanda piuttosto che sulla libera espressione della propria sensibilità e questo tende a svilire i prodotti musicali. Esiste ancora una fetta di artisti che si mantiene ai margini della logica del mercato, orientandosi verso una proposta indipendente; tuttavia, nel momento in cui quest’ultima finisce nello stesso calderone generale, diventa difficile distinguerla a valutarla, anche considerato che l’ascoltatore medio ha meno spirito critico ed è meno selettivo rispetto al passato. Questo, a mio avviso, comporta un appiattimento generale della proposta musicale e lo si nota nel fatto che molte canzoni risultano molto simili nel sound e nei contenuti.

Nel 2021 hai pubblicato due nuovi brani, nell’ordine “Virtuale” e “Consumati”. Possiamo considerarla un’anticipazione del tuo prossimo progetto discografico?

No, sono canzoni nate estemporaneamente per esigenze comunicative durante la pandemia e il relativo lockdown, quindi circoscritte a quel contesto storico. Quello che sto scrivendo ora ha un respiro diverso.

Adesso che con questa riedizione di “gli eroi non escono il Sabato” hai chiuso un cerchio importante su questi anni di musica e canzoni, Qual è l’obiettivo che ti dai per il tuo prossimo disco? Che evoluzioni ti immagini?

Non ho obiettivi ben delineati, sto sperimentando perché, fondamentalmente, è nella mia natura cercare nuovi sound, lasciarmi travolgere da nuovi mezzi espressivi, azzardare commistioni. La creazione di un disco è un movimento in continuo divenire e solo alla fine, quando il processo creativo si chiude, riesco a distinguerne, più chiaramente, caratteristiche ed esiti. 

 

Ringraziamo Nicolò Carnesi e l’ufficio stampa BigTime