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La versione di Monina

Chicco della Terza C e soci che attaccano Tosca, benvenuti nel Metaverso

Dai Cantacronache a Umberto Eco, Michele Monina sul videoclip con Truppi, Telesforo e le firme del giornalismo.

di Michele Monina · 

Succede questo, Tosca decide giustamente di tirare fuori dal suo bellissimo album Feminae, uscito qualche mese fa, il singolo Esiste la vergogna?, uscito dalla collaborazione con Gegè Telesforo e Giovanni Truppi, e che vede la partecipazione di Mama Marjas. Un brano che riprende esplicitamente la tradizione dei Cantacronache, quindi racconta il mondo attraverso l’esposizione di quadri di realtà, figli del teatro brechtiano, senza esprimere giudizi, ma lasciando a chi ascolta la riflessione di fronte a quanto narrato. Tosca è Tosca, una delle nostre artiste più importanti, in grado di veicolare cultura e bellezza come ormai capita di raro di sentire.

Vengo dalla regione dove è nata Maria Montessori. Addirittura dalla stessa provincia, io di Ancona, lei di Chiaravalle. Ho pure quattro figli, a dirla tutta, quindi dovrei ben sapere come ci si deve comportare con chi ancora non è in grado di capire qualcosa, ma ciò nonostante pretende di averla vinta. Nei fatti, e qui si spiega perché io oggi stia qui a scrivere quello che sto a scrivere, ho la ferma convinzione che in certi casi non esista altro linguaggio che un bel calcio nel culo, perché con chi ha seri problemi a capire le parole, analfabeta di ritorno o anche in semplice partenza, il dialogo è destinato giocoforza a naufragare.

Succede questo, Tosca decide giustamente di tirare fuori dal suo bellissimo album Feminae, uscito qualche mese fa, il singolo Esiste la vergogna?, uscito dalla collaborazione con Gegè Telesforo e Giovanni Truppi, e che vede la partecipazione di Mama Marjas. Un brano che riprende esplicitamente la tradizione dei Cantacronache, quindi racconta il mondo attraverso l’esposizione di quadri di realtà, figli del teatro brechtiano, senza esprimere giudizi, ma lasciando a chi ascolta la riflessione di fronte a quanto narrato. Zero metafore, questa l’idea di quel virtuoso gruppo di intellettuali che rispondeva al nome di Sergio Liberovici, Margot, Michele L. Straniero e Fausto Amodei, con la collaborazione di gente come Umberto Eco, Italo Calvino, Franco Fortini e Gianni Rodari.

Ecco, Umberto Eco, tenete a mente questo nome, e soprattutto rinfrescatevi le idee rispetto a quello che Eco pensava dei commentatori da social, pace all’anima sua.

Tosca, Esiste la vergogna? e il racconto nudo dei Cantacronache

Tosca, in questo l’avere al servizio un cantautore geniale come Giovanni Truppi, senza se e senza ma una delle eccellenze italiane degli ultimi decenni, se non lo conoscete andatevelo a scoprire, e un uomo di “ritmo” come Gegè Telesforo ha indubbiamente aiutato, ha per l’occasione fatto una scelta per lei desueta, proporci la voce cruda, lasciando cioè momentaneamente quello che è l’ingrediente che in mano sua risulta assolutamente eccezionale, la melodia. Se Cantacronache doveva essere Cantacronache è stato fino in fondo, un racconto nudo e crudo, che mettesse in evidenza le brutture nelle quali oggi come oggi ci troviamo impantanati, non certo senza responsabilità di chi ci sta guidando verso il baratro.

Tutti coloro che ne hanno scritto, di Feminae, me compreso, hanno sottolineato quanto sia un lavoro importante, del resto Tosca è Tosca, una delle nostre artiste più importanti, in grado di veicolare cultura e bellezza come ormai capita di raro di sentire.

Nel lanciare questo singolo, però, ha deciso di far accompagnare la canzone da un videoclip che fosse in grado di fare il suo mestiere, accendere dei riflettori sul brano, e nello specifico ha chiamato a mettere “voce” alle parole, farina del suo sacco come di quella di Truppi, una serie di giornalisti e intellettuali che potessero in qualche modo contribuire ulteriormente a sottolineare la parentela tra questa canzone e quella tradizione lì, antica ma attualissima e assolutamente da riportare alla luce. Quindi ecco Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Peter Gomez, Marco Travaglio, Luca Sommi, Tiziana Ferrario, Valentina Petrini, Linda Giannattasio, in compagnia dei quattro artisti già citati, ovviamente Tosca e Mama Marjas, e poi Giovanni Truppi e Gegè Telesforo, con un finale che vede la presenza anche del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma.

Le polemiche su reel e post dopo il videoclip di Tosca

Fin qui, alla Cantacronache, per quanto io sia ostile alla realtà, i fatti. Poteva quindi finire tutto qui. Ma viviamo in questa epoca oscura, quella che ha spinto appunto i nostri a porsi quella domanda sulla vergogna, e questa epoca oscura prevede che ci sia tutta una pletora di personaggi in cerca di paghetta, spero, perché se fossero mossi solo dalla loro ideologia, o peggio, da quello che loro riterrebbero generosamente un loro pensiero, saremmo davvero di fronte a un baratro senza fine, personaggi che quindi si sono decisi a attaccare Tosca e chi l’ha accompagnata, a suon di reel e post. Ora, dovessi mettermi qui a recensire reel e post, io che già mi sono autosottoposto alle sofferenze estreme di dover recensire la tanta musica di merda che esce ogni giorno, davvero mi verrebbe una malinconia che Chico Buarque de Hollanda chitarra alla mano levate (sì, amici analfabeti, Tosca ha collaborato anche con lui, così, tanto per iniziare a mettere qualche bandierina). Diciamo che questi reel e post, citando a cazzo di cane Papa Ratzinger, questo è il sedicente poeta Paolo Gambi, lì a smangiucchiare quotidianamente yogurt mentre si autoparagona a San Giovanni Battista, un rosario al collo, a ripetere come un mantra il titolo di un suo titolo autopubblicato nella speranza di diventare Vannacci, lui che a Vannacci ha a lungo leccato il culo, manco fosse la coppetta del suddetto yogurt, o ironizzando su quel che è avvenuto nel momento della chiamata alle armi dei giornalisti ospiti, da parte di una che per esserne parte avrebbe dato via pure la spocchia, che è la materia di cui sono fatti i suoi sogni, e questa è Guia Soncini, una che ha fatto dell’essere acida come uno yogurt, sempre lui, la propria cifra, altro del resto non aveva da esporre, arrivando allo Stefano Massini de noatri, alias Chicco della Terza C, non cito il cognome padre perché ne avevo stima, sì, Chicco della Terza C, il tipo che a Filorosso, programma impercettibile, stando ai numeri, di mamma Rai prova a darsi un tono di attore serio, Chicco della Terza C, capiamoci, lì a accusare Tosca di aver sfruttato dei bambini, il parallelo che Chicco della Terza C allestisce è tra i potenti occidentali che nel testo della canzone vengono indicati come coloro che decidono per gli altri e Tosca, rea di aver deciso per dei bambini innocenti, scegliendo che parole far loro cantare, come se fossero dei trovatelli senza famiglia, e non dei minori accompagnati da genitori, lì presenti, come i figli, per propria scelta, lui che in altro video dava degli analfabeti a coloro che avevano pacificamente occupato il Colosseo la scorsa settimana, come segno di protesta, Chicco della Terza C, capiamoci. Tutti a accusare Tosca e gli altri di essere anti-occidentali, e dire che basterebbe capire quello che si ascolta, non essere appunto analfabeti, o magari non essere in malafede, ecco il punto. Perché tutti questi soggetti stanno costantemente lì a veicolare quelle idee fascistoidi, Gambi fino a ieri era monarchico e oggi sta lì a spiegarci come tutti noi che non la pensiamo come lui amiamo l’Islam e odiamo la nostra tradizione, pensa te, lui che poi azzarda anche una critica musicale al brano, Paolo Gambi, dico, che sarebbe come se lo stesso Gambi potesse ambire davvero a criticare il Papa perché non è abbastanza cristiano, ah, no scusate, ha fatto pure questo, voce di un uomo che non sa cosa sia la vergogna, appunto.

Insomma, le armate cammellate della notte si sono armate di merda e sono andate all’attacco, immagino in attesa che arrivassero pure i reel o i post dei vari Robby Giusti, Rick ma non lo devi seguire e compagnia bella, portandosi dietro quella cascata di commenti di chi ovviamente non sa, ma antisocraticamente non sa di non sapere, e quindi vai di critiche, “Tosca chi?”, “le zecche”, “i sinistrati”, roba che le leggi e ti viene quel senso non tanto di nausea o di imbarazzo, quanto piuttosto di prenderli tutti a calci nel culo. Ma non perché la violenza paga sempre, attenzione, solo per una questione di comprensibilità, chi non capisce le parole perché è privo non tanto di cultura, quanto proprio delle basi per potersi dire alfabetizzato, non è con le parole che può capire quel che dovrebbe imparare, giusto coi calci in culo. Ha senso di citare i Cantacronache, Brecht o spiegare che l’assenza di melodia in una canzone di una interprete che ha nella sua voce capace di toccare note assai difficili il proprio talento è una scelta filologica a chi faticherebbe anche a capire che quel buco che ha tra le chiappe è il buco del culo? Non credo.

Umberto Eco, i social e la parola a legioni di imbecilli

Ma forse la soluzione sarebbe davvero quella platonica di mettere un filtro all’ingresso, parlo dei social, e forse anche delle urne elettorali, impedendo a chi non capisce di poter inquinare l’atmosfera, esattamente come chi guida un’auto troppo inquinante non può entrare in città. Umberto Eco, quello che collaborava coi Cantacronache omaggiati da Tosca con Esiste la vergogna? aveva proprio ragione, “[…] dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società”, gente che “adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel”.

Immagine di copertina generata con l’intelligenza artificiale, a partire dalla foto promozionale di Tosca per Feminae