Pagelle nuovi singoli 30 ottobre: Lucio Corsi e Godano Golden Song, Alfa zuccheroso, Pezzali fuori tempo
Alvise Salerno vota i nuovi singoli della settimana: due Golden Song, sette consigliati e sei bocciati.



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 30 ottobre 2026, a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web che ogni settimana recensisce per noi le nuove uscite italiane.
Nella settimana del 30 ottobre 2026 troviamo, tra gli altri, nuovi brani di Alfa, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Lucio Corsi, Fast Animals and Slow Kids, sangiovanni, Cioffi e molti altri ancora.
Queste sono le pagelle della New Music Friday dedicate ai nuovi singoli italiani usciti questa settimana. All’interno delle categorie ogni brano viene valutato in stelle e con un voto numerico, così da rendere più chiaro il livello di consiglio o bocciatura.
Come sempre si tratta di opinioni personali. Il consiglio è quello di ascoltare i singoli e farci sapere la vostra. Qui sotto trovate l’elenco completo delle nuove uscite della settimana.
NEW MUSIC FRIDAY 30 OTTOBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I brani consigliati
INVERNO NUCLEARE
Siete mancati, ragazzi, ma tanto tanto tanto.
Aimone Romizi arriva da un percorso solista durato (purtroppo) poco ma di una bellezza incredibile, ritrovarlo con i suoi FASK però non dispiace per niente e, soprattutto, ritrovarlo con questo brano dove lo spirito della band si sente forte fa ancora più piacere.
Pop rock con anche la presenza del buon Riccardo Zanotti ai cori, alle tastiere e non solo, questa canzone traccia una linea precisa di demarcazione tra il prima e il dopo un inverno nucleare, inteso come periodo triste ma anche come momento storico terribile in cui, alla fine, a prevalere sono sempre e solo i rapporti umani veri e sinceri.
Possono succedere anche le peggiori catastrofi ma, alla fine dei conti e del tempo, l’umanità trova sempre un modo per sopravvivere con la propria purezza d’animo, potremmo anche descrivere così questo brano a metà tra romanticismo e denuncia sociale nascosta.
PICCOLE COSE
Ascolti questa canzone e percepisci, netta, la profonda verità che si cela dietro alle parole scritte da Giordana Angi, i suoi bisogni, le sue ambizioni umane più pure.
È una power ballad che ci restituisce la visione di una Giordana fragile, quasi nuda di fronte al suo pubblico, spogliata di qualsivoglia sovrastruttura per arrivare alla radice dei suoi desideri ed è una bella sensazione ascoltare questo brano.
Quando le canzoni sono vere, reali e non cercano di nascondere nulla di brutto, come ad esempio la malsana voglia di fare successo che supera quella di creare arte, è lì che nasce affezione. Giordana, con questo brano, ha creato arte.
ERI SOLO DA INCONTRARE
Possiamo dire che in un mondo costruito sull’odio, sul rancore, sul disagio, fa proprio piacere ascoltare qualcosa di positivo e fatto bene come questo nuovo singolo di Alfa? E diciamolo.
Questo ragazzo ha capito quale sia la formuletta magica e segreta della musica per creare i ritornelli giusti e questo brano lo conferma, così come già appariva chiaro con i brani precedenti. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che il testo è una specie di confezione intera di zucchero trasmessa in endovena.
Il testo è, forse, fin troppo sdolcinato ma la cifra di Alfa è questa, c’è poco da recriminargli perché non è la prima volta (Il Filo Rosso docet) e non sarà di certo l’ultima. Diciamo, però, che ascoltarlo in robe come Buon Vento o A Me Mi Piace regala un altro tipo di impatto e ti tiene più a galla emotivamente rispetto al sotterramento degli abbracci e degli sbaciucchiamenti amorosi e zuccherosi di questo tipo di canzoni.
Sempre meglio, però, un pop sdolcinato e melenso alla Alfa che un continuo dire parolacce o mortificare il ruolo della donna come invece accade altrove.
FORSE SONO FELICE
Avete presente quelle Vibrazioni dei tempi passati, figli dei fiori super contenti che raccontavano storie pop con una grande qualità di fondo del loro frontman e di tutta la band sotto il profilo tecnico? Eccoci qui signore e signori, sono tornati.
Forse Sono Felice racconta la rinnovata e ritrovata felicità di una persona che lascia indietro tutte le preoccupazioni, ansie, problemi di ogni tipo per riscoprire il piacere della gioia nella propria vita e nella propria quotidianità.
È un brano pop in perfetto stile Le Vibrazioni che farebbe bene in qualsiasi radio italiana e che, aggiungiamolo, si pone in discontinuità rispetto al desiderio di raccontare negatività che regna sovrano in questi anni bui della musica e del mondo in generale.
FIORI NELLA GOLA
Pop rock molto impattante, la voce di Valentina Parisse è trattata in modo interessante anche se, forse, si perde un po’ tra le pieghe dei vari effetti che sono stati applicati, però il risultato non è brutto. Poco naturale a conti fatti ma non brutto.
Il ritornello è indubbiamente la parte più interessante, da rivedere l’efficacia delle strofe perché alla lunga, arrivati nella seconda parte del brano, ti sembra di stare ascoltando questa canzone da dieci minuti quando, invece, dura solo 3 minuti quasi spaccati.
Grande controllo vocale, bell’arrangiamento, bisogna lavorare sui testi e renderli più efficaci, asciutti, impattanti.
FRANCESCA
Abbandonato l’inglese, i Les Votives scelgono un racconto intenso per tornare a cantare, anzi per cominciare, in italiano. Il racconto di questa ragazza in preda a quella che potremmo definire come una vera e propria depressione non diagnosticata.
I sintomi ci sono tutti, anche se i ragazzi non menzionano mai di che tipo di disagio, a parte quello emotivo e familiare, si stia parlando ma i tratti sembrano essere quelli ed è proprio per questo che il loro rock in stile Afterhours dell’epoca si ferma a questo voto e non va più in alto: manca il coraggio nell’affrontare fino in fondo un problema che è generazionale.
C’è coraggio nell’arrangiamento, c’è coraggio nel mettere l’italiano al centro del canto, c’è coraggio quando si tenta di analizzare problemi pesanti ma manca la parte di coraggio più forte, quella che ti permette di mettere le mani in pasta e andare fin dentro le viscere del problema.
Se vuoi osare devi farlo fino alla fine, restare a metà lascia a metà anche l’ascoltatore che rimane con un punto di domanda che no (anticipo) non è un bene per far sì che chiunque abbia un disagio, ascoltando, si riconosca nel pezzo ma, paradossalmente, finisce per non parlare a nessuno nello specifico.
Meglio una nicchia fidelizzata al massimo che un “tutti” generico ma senz’anima.
In ogni caso il brano è valido, dategli una possibilità.
SUPERSTAR
Canzone pop in maggiore simpatica, molto radiofonica, in cui Cioffi per la prima volta canta un’ottava sopra rispetto al normale, mostrando che può raggiungere delle note anche più alte rispetto a quelle a cui ci aveva abituato.
Forse sarebbe stato più intrigante mettere questo ritornello così spinto solo una volta, nel secondo, e non in tutti e due per creare anche l’effetto sorpresa. È una canzone indubbiamente migliore delle sue precedenti che non ha nessun tipo di pretesa, se non quella di far divertire chi ascolta.
È un pop che potremmo definire “normale”, senza troppi fronzoli, lineare in ogni sua parte e che non ti fa gridare al miracolo.
Un piccolo passo avanti per gli ascoltatori, un grande passo per Cioffi.
PAGELLE NUOVI SINGOLI 30 OTTOBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI
PROTEGGA IL CIELO
Questa è una di quelle classiche canzoni che ti mette profondamente in difficoltà, perché da un lato ti rendi conto che il testo sia molto attuale e interessante ma dall’altro si cela una banalità nell’arrangiamento e nella parte cantata che è molto complicato da metabolizzare.
Testo davvero bello, ribadiamolo, in cui si parla di pensieri positivi, di gesti positivi, in un mondo davvero molto triste e pieno di disagi. L’immagine dei due ragazzi che piantano insieme un albero su un marciapiede è molto evocativa, merita elogi e applausi.
Il problema è che questo testo non è supportato da un canto e da un arrangiamento di pari livello, è tutto molto old style, molto cantautorato anni 90 fatto quasi, in apparenza, senza grande impegno. È ovvio, l’impegno c’è, quindi cercate di cogliere il senso di questa affermazione. Semplicemente sembra la prima idea venuta in mente, messa lì con semplicità. Parole e concetti come quelli di questa canzone meritano altri tipi di visioni musicali.
Luca Barbarossa, poi, vuole cercare di essere rassicurante con il suo canto molto piatto e monocorde ma il problema è che non trasmette la giusta dose emotiva che servirebbe ad accompagnare ogni singola parola nel modo giusto.
Si poteva e doveva osare di più.
IL TUO POSTO PREFERITO
Carina, sì, ma finisce lì e per l’ennesima volta la sensazione che rimane è che il problema dei brani pubblicati da Nesli sia proprio Nesli.
Che scrive bene lo sappiamo, che crea delle ottime melodie di accompagnamento e degli arrangiamenti molto validi lo sappiamo altrettanto, quello che non sappiamo è perché ci sia questa ostinazione nel volere metterci in prima persona la voce e il nome, considerando che per il tipo di timbro che ha, il modo che ha di cantare sembra essere nove volte su dieci quasi un corpo estraneo.
Il testo è d’amore, as usual, ma scritto molto bene. L’arrangiamento è un tranquillo pop, senza infamia e senza lode. Poi arriva questo graffiato quasi buttato lì e svanisce la magia. Nesli è un autore incredibile, lo è sempre stato, e la sua voglia di stare in trincea nell’industria è encomiabile ma se i suoi brani non riescono mai a trovare una chiave per emergere, mentre quando li scrive per altri magicamente diventano delle canzoni dal discreto o ottimo successo, una domanda è anche giusto farsela a una certa.
TUTTO
Questa canzone non è brutta, è inconsistente, vuota nei suoni e nelle intenzioni.
È uno di quei brani che dimentichi dopo cinque minuti, ti lascia con quel senso di “ok, carina ma andiamo avanti” che un brano non dovrebbe avere. L’arrangiamento è un pop rock che, però, al posto di caricare con batteria, basso, chitarra e sequenze elettroniche, soprattutto nella seconda parte, si svuota di colpo e non supporta la voglia di esplodere in termini vocali del suo autore.
Il testo è abbastanza normale, nulla di entusiasmante e si parla della solita storiella d’amore senza infamia e senza lode. Il problema vero è solo quello: la sensazione di perenne apatia durante l’ascolto.
NON SO
Grande qualità nella produzione musicale, jazz 100% come stile, il problema sta tutto (o quasi) nel modo di cantare in questo specifico brano della cantautrice. Non nella tecnica, perfetta come sempre, ma proprio nel modo che risulta essere molto strano.
Idealmente, provando a mettersi nei panni dell’autrice, questo modo dovrebbe identificare un senso di tristezza ma, forse, è fin troppo marcato ma poco efficace nelle intenzioni finali. Per quanto riguarda il mix, altro problema è il dislivello tra voce, base e singoli strumenti.
All’inizio, in particolare, il suono delle spazzole è molto più forte e copre il resto. La voce, poi, sembra essere stata registrata senza anti-pop, cosa che si percepisce tecnicamente con quelle consonanti tipo la P o la T che spingono il suono sulla capsula, un lavoro che vuole raccontarti una certa verità per come è stato impostato ma che crea un brutto effetto boomerang nell’orecchio dell’ascoltatore.
Nulla toglie che Amalia Grè sia un’Artista con la A maiuscola ma su questo brano il concetto del less is more sarebbe stato ottimo da applicare.
LA VERITÀ
Perché sangio, perché? Stava andando tutto bene, due canzoni una più interessante e bella dell’altra, poi all’improvviso il terzo singolo è questa robetta pop che potrebbe scrivere e raccontare chiunque.
È un peccato interrompere una striscia positiva come quella aperta con Felicità e continuata con Ok Buonanotte per tentare di riconquistare le radio e il pubblico mainstream, non c’era la benché minima necessità artistica.
Forse economica, per nulla artistica.
Detto questo, il brano è un pop banale, senza guizzi, che lascia davvero di stucco per quanto sembri una di quelle canzoni del “vecchio sangiovanni” e il testo è altrettanto banale, storiella adolescenziale d’amore che non ti lascia nulla ed è qui che rimani aggrappato alle belle sensazioni dei due singoli precedenti.
Ora, magari all’interno di tutto l’album potrà avere un suo senso e una sua dignità ma così, estrapolato da un contesto più ampio, fa un po’ arrabbiare perché la strada era bellissima e la stavamo percorrendo tutti insieme con una gioia incredibile.
A questo punto attendiamo la completezza del progetto per capire se, inserito in un racconto più grande, questo brano abbia un senso ma così, davvero, no. Purtroppo.
UN METRO ALLA VOLTA
La grande banalità dei testi e degli arrangiamenti di Max Pezzali che potevano funzionare dieci, vent’anni fa ma che, oggi, non producono nessun tipo di risultato se non quello di dire “sembra una canzone del 2009”.
Max è una certezza quando bisogna scavare nei ricordi dei millennial, ai tempi degli 883, ed è evidente che grazie a questo perenne revival che va avanti da qualche anno abbia ricostruito una carriera che sembrava al tramonto a un certo punto.
Queste nuove canzoni, però, non appartengono palesemente al 2026, non hanno i suoni, l’impatto, nulla che sia quantomeno vicino al concetto di modernità. Poi, lo sappiamo, Pezzali non cerca neanche di essere up to date, a lui va bene essere un continuo revival in movimento che sbiglietta ovunque e fa soldi a palate con il formato fisico delle compilation con i brani storici.
Nulla, però, ci può esimere dal dire che questa canzone profumi di stantio in un armadio che non viene aperto da vent’anni.
GOLDEN SONG
VALORI
Ci vogliono dei Valori artistici molto elevati per creare una canzone del genere, è difficile creare questo tipo di miscellanea sonora senza il giusto carico di esperienza alle spalle e se la creatura mistica alle spalle di questo lavoro, all’anagrafe, si chiama Cristiano Godano allora siamo in una botte di ferro.
Il testo parla appunto di valori umani che si disgregano, raccontati a mo’ di elenco, in questa nostra realtà ormai disumanizzata al massimo. C’è tanta denuncia sociale nella scrittura di Godano, una delle menti più illuminate della sua generazione musicale e della nostra musica in generale, uno di quelli che quando c’è da raccontare la nostra realtà non si tira mai indietro.
Per certi versi, anche se da solista, il brano ricalca alcune delle dinamiche artistiche figlie della musica dei Marlene Kuntz ma, più in generale, si sentono fortissimo gli anni 90 e quel tipo di britpop anticapitalista alla Thom Yorke, alla The Bends.
Un primo singolo davvero molto intenso, qualitativamente di un livello superiore rispetto alla media, un ottimo anticipo di un album che attendiamo con grande interesse.
NAPOLEONE BUONANOTTE
Ecco qui il solito e strepitoso Lucio Corsi, immerso nella sua dimensione artistica e musicale d’altri tempi ma, allo stesso tempo, attualissima. Ritrovarsi nella figura di un Napoleone che si risveglia in esilio e si gode la vita di campagna con la sua amata, che è capace di risvegliarlo da un torpore dell’anima quasi irresistibile.
Non il Napoleone che conosciamo, bensì un uomo che potremmo identificare come tale ma che rinuncia a ogni tipo di vizio della vita che conosciamo per rifugiarsi in questa specie di nido d’amore isolato da tutto e tutti.
C’è un po’ di pop rock alla Electric Light Orchestra, un po’ di cantautorato italiano, un po’ di rock anni 60 e la solita vena quasi indefinibile di Lucio. Del resto, come vuoi definire qualcosa che non saprebbe nemmeno definirsi da solo? Troppa qualità per essere racchiusa in semplici parole.





