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Paola Turci: “Le nuove generazioni sono più avanti di noi”

Con Amore a dismisura Paola Turci riflette su amore, fragilità, violenza e fiducia nelle nuove generazioni.

di Anna Ida Cortese · 

Paola Turci guarda alle nuove generazioni e trova qualcosa che oggi le dà fiducia. Nell’intervista ad All Music Italia, realizzata in occasione di Amore a dismisura, la cantautrice parte dall’amore per arrivare a parlare di possesso, fragilità, violenza sulle donne e del modo in cui i più giovani affrontano temi come la parità di genere e il femminicidio.

Il titolo del disco nasce da una domanda che attraversa anche diverse canzoni: dove finisce l’amore e perché continuiamo a chiamare amore qualcosa che amore non è?

Paola Turci e Amore a dismisura: quando l’amore smette di esserlo

Per Paola Turci uno degli equivoci più frequenti riguarda il possesso. È qualcosa che, spiega, continuiamo spesso a scambiare per amore, insieme all’idea che una donna debba sottostare a comandi e regole.

“Non è amore se è tossico.”

Una definizione netta, perché per Turci le due parole non possono stare insieme. Al centro dell’amore mette invece lo sguardo verso l’altro, la considerazione, il desiderio del suo bene e la possibilità di essere uniti restando liberi.

La fragilità e il bisogno di mostrarsi senza difese

Nel raccontare la nascita del disco, Paola Turci torna anche sul periodo di blocco che ha preceduto queste canzoni. Non individua un singolo brano capace di sbloccare tutto: alcuni pezzi sono rimasti fuori dal progetto, altri sono serviti a costruire progressivamente il percorso dell’album.

Tra le frasi arrivate nelle prime fasi di scrittura ne ricorda una in particolare:

“Ammetto di essere fragile e dalla parte di chi resta indietro.”

Oggi ammettere quella fragilità le risulta più semplice. Non come resa, ma come parte di una condizione che definisce come disarmata e allo stesso tempo consapevole, legata alla volontà di manifestare la propria autenticità.

Un disco costruito attraverso gli incontri

Nel disco compaiono firme diverse, tra cui Veronica Lucchesi, Giuseppe Anastasi, Motta e Bianconi. Turci non parla però di una selezione studiata a tavolino.

Preferisce definirli incontri. Con Anastasi il lavoro ha portato alla scrittura di diverse canzoni; altri rapporti sono nati in modo più casuale e si sono poi trasformati in frequentazioni artistiche e personali.

È proprio questa dimensione a emergere nel suo racconto: prima ancora delle collaborazioni, ci sono persone con cui parlare, suonare, mangiare, fare confusione e condividere tempo.

Paola Turci, l’essenzialità e ciò che brilla davvero

Anche la copertina di Amore a dismisura segue questa direzione. Più che il bianco dell’immagine, per Paola Turci conta l’essenzialità: pochi orpelli, poco trucco, un’immagine costruita ma senza il bisogno di apparire diversa da ciò che sente di essere.

Nel racconto entra anche Patti Smith, a cui le dicevano di somigliare già da ragazza. Un riferimento nel quale si è riconosciuta nel tempo, senza però parlare di emulazione.

L’essenzialità diventa così anche una presa di distanza da ciò che luccica senza avere sostanza. Turci dice di preferire quello che “brilla veramente”: uno sguardo, l’interiorità di una persona, un’amicizia capace di resistere al tempo, il potere della parola.

Al contrario, l’ostentazione della ricchezza è qualcosa che continua a trovarle fastidioso.

Gesù di Michelangelo e l’assenza di pietà

Tra i brani affrontati durante l’intervista c’è anche Gesù di Michelangelo, nato dall’immagine della Pietà e da una riflessione sull’assenza di pietas nel presente.

Per Turci la forza dell’opera di Michelangelo sta anche nella capacità di continuare, dopo secoli, a ricordare l’esistenza di sentimenti come pietà e misericordia.

Un richiamo che sente particolarmente necessario davanti a quelli che definisce tempi “tristi”, “bui” e “atroci”.

Femminicidi e violenza psicologica: “I segni non si vedono”

Il discorso si sposta poi sul presente e sulla violenza contro le donne. Paola Turci racconta il lavoro portato avanti con la Fondazione Una Nessuna Centomila e gli incontri alla Casa delle Donne, esperienze che le permettono di confrontarsi con persone impegnate direttamente sul tema.

Questo lavoro le dà forza, ma non cancella lo sconforto davanti al numero dei femminicidi e alle diverse forme che la violenza può assumere.

Turci sottolinea in particolare quanto il linguaggio possa portarci a pensare immediatamente alla sola violenza fisica, lasciando sullo sfondo quella psicologica.

“La violenza psicologica è distruttiva.”

Una violenza che può lasciare segni profondissimi proprio perché quei segni non sono necessariamente visibili. Accanto a questa cita anche la violenza verbale, economica e digitale.

Per Turci non basta riconoscerle: serve mettere in discussione una cultura che ci portiamo dietro da secoli e che considera necessario sradicare.

Paola Turci e le nuove generazioni: “Sono molto più avanti di noi”

Dentro un quadro che la preoccupa, c’è però qualcosa che riesce ancora a confortarla: il confronto con le nuove generazioni.

“Parlare con nuove generazioni mi conforta, mi conforta molto.”

Turci racconta le conversazioni con le nipoti di 24 e 26 anni, con cui affronta temi che vanno dalla situazione mondiale al clima fino alla differenza e alla parità di genere.

È proprio parlando di femminicidio e parità che dice di percepire nei più giovani una consapevolezza che considera molto adulta.

“Sento che loro sono molto più avanti di quanto non lo fossimo noi.”

È probabilmente il punto più aperto verso il futuro dell’intervista: dopo aver raccontato ciò che la preoccupa nel presente, Paola Turci individua proprio nelle nuove generazioni una possibilità concreta di cambiamento.