AI Act e musica generata con l’IA: Suno e Udio dovranno marcare ogni brano entro il 2 dicembre
Per chi pubblica un deep fake audio, come una voce clonata, l'obbligo di dichiararlo vale già dal 2 agosto 2026.
di All Music Italia
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Per la musica generata con l’intelligenza artificiale l’AI Act, il regolamento europeo sull’IA, fissa una scadenza: entro il 2 dicembre 2026 i servizi già attivi prima di agosto, come Suno e Udio, dovranno marcare ogni brano che producono perché sia riconoscibile come sintetico.
La data arriva dal Regolamento (UE) 2026/1744, l’Omnibus digitale sull’IA pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 24 luglio. Gli obblighi di trasparenza valgono dal 2 agosto 2026, ma chi aveva già un sistema sul mercato ha quattro mesi in più.
AI Act e musica: il marchio sull’audio generato dal 2 dicembre
L’obbligo sta nel paragrafo 2 dell’articolo 50. Chi fornisce un sistema che genera audio, immagini, video o testi sintetici deve fare in modo che gli output siano “marcati in un formato leggibile meccanicamente e rilevabili come generati o manipolati artificialmente”.
Il marchio è un segnale tecnico dentro il file, letto da un software e non dall’ascoltatore. L’obbligo vale anche per i fornitori con sede fuori dall’Unione, come Suno e Udio, quando l’output dei loro sistemi viene usato in Europa.
L’obbligo non scatta per i sistemi che svolgono una funzione di assistenza per l’editing standard o che non modificano in modo sostanziale i dati forniti da chi li usa.
| Chi | Cosa deve fare | Da quando |
|---|---|---|
| Chi genera o manipola con l’IA un deep fake audio o video | Rendere noto che il contenuto è artificiale | 2 agosto 2026 |
| Fornitori di sistemi che generano audio, immessi sul mercato dal 2 agosto 2026 | Marcare gli output in un formato leggibile meccanicamente | 2 agosto 2026 |
| Fornitori di sistemi che generano audio, già sul mercato prima del 2 agosto 2026 (Suno, Udio) | Marcare gli output in un formato leggibile meccanicamente | 2 dicembre 2026 |
Voci clonate e deep fake: l’obbligo vale già dal 2 agosto
Per chi pubblica un deep fake audio o video l’obbligo è in vigore dal 2 agosto 2026: chi usa un sistema di IA per generarlo o manipolarlo deve rendere noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente.
Il regolamento definisce deep fake un contenuto generato o manipolato dall’IA che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbe falsamente autentico.
Nella definizione rientra la voce clonata di un cantante esistente. Per un interprete inventato da zero resta comunque la marcatura a carico del servizio che lo ha generato.
Per le opere manifestamente artistiche, creative, satiriche o fittizie l’obbligo si riduce: basta rivelare l’esistenza del contenuto generato “in modo adeguato, senza ostacolare l’esposizione o il godimento dell’opera”.
Le violazioni degli obblighi dell’articolo 50 costano fino a 15 milioni di euro o, per le imprese, fino al 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore. La Commissione europea ha pubblicato linee guida e un codice di buone pratiche per applicare le nuove regole.
Il marchio dell’AI Act e le regole di FIMI, Spotify ed EarOne
La FIMI ha fissato il 30 luglio i criteri sull’intelligenza artificiale per la Top of the Music: fra questi, l’uso di servizi di IA generativa va segnalato ai consumatori sulle piattaforme di streaming, in conformità con la normativa e con gli standard di etichettatura del settore.
Spotify ha annunciato l’11 agosto il badge AI Persona, che segnala gli artisti generati artificialmente e ne esclude la musica, di default, dalle raccomandazioni personalizzate ed editoriali.
EarOne, con la policy del 22 settembre, tiene fuori dalla classifica radio i brani AI-Generated: confronta la dichiarazione di chi invia il brano su Mediasender con l’analisi di AI Music Detector, il sistema sviluppato da Ircam Amplify.

