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Lato B

Il lato B di Allo Sbagliato di Marco Mengoni: la cosa davvero sbagliata è il prezzo

Un club senza telefoni e un artista a pochi passi dal pubblico, ma con i biglietti da 115 a 230 euro l'esperienza esclusiva diventa esclusione.

di Monica Landro ·

Diciamolo subito: Allo Sbagliato, il nuovo spazio milanese affidato alla direzione creativa di Marco Mengoni, è un progetto bellissimo. Almeno sulla carta.

Dal 5 novembre al 19 dicembre, per sette settimane, il Teatro Principe di Milano ospiterà musica, arte, teatro, comicità e design. Mengoni sarà cantante, performer, presentatore, possibile disturbatore e spalla comica.

Si esibirà con una band di undici musicisti, senza sequenze, senza click, senza computer e con soli strumenti analogici e acustici. Ogni concerto avrà una scaletta diversa, costruita anche sul momento, tra brani di repertorio e cover.

Insomma, Allo Sbagliato si vivrà un’esperienza magica!

Peccato che poi si debba aprire il link alla biglietteria. E lì l’incanto si interrompe: 115 euro per un posto in piedi, fino a 230 euro per i posti esclusivi sul palco, prevendita inclusa.

Altro che annullare ogni barriera tra l’artista e il pubblico. Una barriera rimane, solidissima: quella economica.

Un tweet sulla polemica per i prezzi dei biglietti di Marco Mengoni ad Allo Sbagliato
Un commento su X del 28 settembre sui prezzi dei biglietti di Allo Sbagliato, il club di Marco Mengoni al Teatro Principe di Milano. Screenshot da X

“Qui conta il momento” ma solo se puoi permettertelo

Il comunicato racconta Allo Sbagliato come un off-line club. All’ingresso, il telefono verrà chiuso in una custodia che il pubblico dovrà tenere con sé per tutta la serata. In caso di necessità, potrà essere sbloccato soltanto raggiungendo l’apposita area “Uso telefono”.

La motivazione è molto romantica: niente fotografie, niente video, niente necessità di documentare e condividere. Qui conta il momento, ci viene spiegato. Bisogna vivere l’esperienza fino in fondo, sapendo che quella scaletta e quelle sorprese non si ripeteranno mai nello stesso modo.

Eppure, davanti a biglietti che arrivano a 230 euro, viene spontaneo cogliere anche un altro lato della faccenda: se non puoi filmare, non puoi raccontare ciò che hai visto e non puoi guardarlo attraverso i video degli altri, l’unico modo per vivere quell’esperienza è esserci. Sempre che tu possa permettertelo.

L’assenza dei telefoni viene presentata esclusivamente come una scelta compiuta nell’interesse del pubblico, per restituirgli la purezza del momento. Può certamente esserlo. Ma contribuisce anche a rendere l’evento ancora più esclusivo, misterioso e irripetibile e quanto mai desiderabile. E ciò che è desiderabile, raro e non riproducibile si può vendere fino a 230 euro.

Dal posto con scarsa visibilità al posto “guardaroba”

Da anni, quando si contestano i prezzi dei concerti negli stadi, ci viene spiegato che gli spettacoli hanno costi enormi: ci sono palchi enormi da costruire, strutture da trasportare, tecnici, ballerini, musicisti e intere squadre da spostare da una città all’altra.

Nel frattempo siamo arrivati a vendere persino biglietti con la dicitura “visibilità limitata” o “scarsa visibilità”. Paghi per assistere a un concerto che potresti non riuscire nemmeno a vedere. Una pratica che considero già di per sé inqualificabile.

Questa volta, però, non siamo davanti a una tournée negli stadi. Siamo in un teatro da appena 500 posti, dove Mengoni terrà 26 concerti nell’arco di sette settimane.

E allora quale sarà, questa volta, la giustificazione?

Mengoni una risposta l’ha data: “Fisicamente ci sono pochi posti e ho dietro tante persone che lavorano. È tutto dimensionato anche a far mangiare le famiglie che ci stanno dietro, non me di certo, visto che sicuramente non guadagnerò da questa residency”.

Leggendo la suddivisione dei posti (cento a sedere tra platea e palco, quattrocento in piedi tra platea e balconata) ho temuto che prima o poi comparissero anche il biglietto “ingresso” o il biglietto “guardaroba con ascolto laterale”. Naturalmente con esperienza immersiva inclusa.

Marco Mengoni: “Come una cena allo stellato”

In conferenza stampa, Mengoni ha paragonato l’evento a una cena in un ristorante stellato: “Sarà qualcosa di speciale, come quando uno va a cena in uno stellato e ha un servizio di qualità altissima”.

Una cena fuori da concedersi una volta l’anno, ha spiegato, godendosi la vicinanza alla musica senza pensare ai selfie e ai social.

Il paragone, però, sa di toppa peggio del buco perché rende ancora più evidente la distanza tra le sue parole e la vita reale.

Prima di tutto, allo stellato si mangia. Qui si spendono fino a 230 euro e non è compresa neppure la cena evocata nel paragone: al massimo, sul palco, il bar arriva direttamente al posto. Ma soprattutto: quante persone, oggi, possono permettersi “quella volta l’anno” al ristorante stellato?

Un tweet sul paragone di Marco Mengoni tra Allo Sbagliato e la cena allo stellato nella polemica sui prezzi
Un commento su X del 29 settembre al paragone di Mengoni tra Allo Sbagliato e una cena allo stellato, nella polemica sui prezzi. Screenshot da X

Ci sono famiglie che non riescono più a concedersi nemmeno una pizza in quattro. Per loro il problema non è scegliere se andare allo stellato una volta all’anno: è riuscire a pagare le spese ordinarie ogni mese. Presentare cifre simili come un lusso occasionale che chiunque potrebbe regalarsi rischia di suonare distante dalla realtà della gente comune.

La musica nella città più cara d’Italia

Questa straordinaria iniziativa nasce a Milano, una città che si colloca ai vertici delle classifiche italiane per costo della vita. Qui gli affitti sono diventati proibitivi. Aumentano i trasporti, i voli, la benzina, la spesa, le bollette e tutto ciò che serve per vivere.

Da settembre sono cambiate anche le tariffe massime di alcune prestazioni sanitarie: per i cittadini non esenti, questo può tradursi in un aumento del ticket (che lo accetterei anche se insieme a questo tagliassero anche i tempi di attesa!).

In questa città, dove moltissime persone faticano ad arrivare alla fine del mese, proponiamo dunque la musica che è un bene culturale, un linguaggio collettivo, qualcosa che nella vita delle persone può avere persino un valore salvifico, a 115 euro come prezzo minimo, restando in piedi.

Se una coppia volesse partecipare spenderebbe almeno 230 euro, prima dei trasporti e di qualsiasi consumazione. Per una famiglia media, l’idea stessa diventa impraticabile.

Non si tratta di pretendere che ogni concerto costi poco, né di negare il valore del lavoro, dei musicisti, delle maestranze e di un progetto evidentemente curato. Si tratta di riconoscere che, a queste cifre, non stiamo più parlando di un’esperienza rivolta semplicemente “al pubblico”.

Stiamo parlando di un’esperienza rivolta a quella parte di pubblico che può permettersela.

Un tweet di una fan di Marco Mengoni sulla polemica per i prezzi di Allo Sbagliato
Una fan di Marco Mengoni su X, il 29 settembre: giusta la polemica sui prezzi di Allo Sbagliato, sbagliato metterlo alla gogna. Screenshot da X

La qualità non giustifica qualsiasi prezzo

Apprezzo Marco Mengoni. Ne riconosco il talento, la voce, la capacità performativa e la qualità artistica. Sono certa che darà il meglio di sé come cantante, padrone di casa, presentatore e intrattenitore. Sono altrettanto certa che le serate saranno curate, meravigliose e probabilmente magiche, ma difendere la musica non significa dover difendere qualsiasi scelta commerciale compiuta in suo nome.

Non basta riempire un comunicato di parole come “rito collettivo”, “vicinanza”, “coinvolgimento” e “assenza di barriere” per rendere accessibile qualcosa che, economicamente, non lo è affatto. Anzi, più si insiste sul fatto che tutto sia stato pensato per il pubblico, più pesa l’assenza di una riflessione sul prezzo chiesto a quello stesso pubblico.

La musica può consolare, accompagnare, salvare. Trasformarla sempre più spesso in un bene di lusso, come succede anche Allo Sbagliato, significa restringerne il valore culturale.

Non contesto che si costruisca un evento esclusivo. Accetto anche la scelta degli organizzatori sul prezzo di vendita. Ma allora chiamiamolo con il suo nome: un’esperienza artistica d’élite, senza raccontarci in un lungo comunicato quanto questa scelta sia stata compiuta con l’obiettivo di avvicinare l’artista al pubblico.

Perché Allo Sbagliato ci saranno musica dal vivo, improvvisazione, arte, design, comicità, strumenti analogici, assenza di telefoni e perfino un “rito collettivo”. Ma la cosa più sbagliata, alla fine, rimane troppo al margine del comunicato: il prezzo.

Foto: Comunicarlo