24 Aprile 2026
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24 Aprile 2026

Annalisa Ma noi siamo fuoco – Capitolo II, show potente e uno splendido omaggio a De Andrè

Tra corpi, immaginario anni ’80 e un pubblico che si allarga, il live di Genova trova il suo punto più vero

Annalisa canta dal vivo a Genova nel tour Ma noi siamo fuoco Capitolo II
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Annalisa apre il tour Ma noi siamo fuoco – Capitolo II con il concerto a Genova. E viene da chiedersi cosa significhi davvero cantare lì per lei, nel posto in cui i concerti li guardava prima ancora di salire sul palco.

Lo spettacolo parte, funziona subito. È preciso, costruito, calibrato. Ma mentre tutto gira così bene, resta una sensazione: non è questo che si porterà a casa.

Genova: casa, e quel momento che cambia tutto

Genova si sente. Non perché venga raccontata, ma perché resta sotto pelle a tutto il concerto. Nei silenzi, nei ringraziamenti, in quel modo di stare sul palco che non è mai neutro.

Poi arriva La canzone di Marinella. La canta per la prima volta. Si siede sulle scale, c’è il pianoforte, e si vede subito che è un momento diverso.

È emozionata, chiaramente. Il palasport canta con lei e lì succede qualcosa di semplice: il concerto smette di essere uno spettacolo perfetto e diventa una cosa condivisa emotivamente.

Un palco che sembra aprirsi continuamente

Il vulcano al centro domina la scena, ma la sensazione più forte è quella di essere di fronte a dei portali. Spazi che si aprono e si richiudono, passaggi continui tra immagini diverse.

I tre sogni, fuoco, fiume, tigre, accompagnano più che spiegare. Tengono insieme il flusso senza mai imporsi davvero.

La regia di Jacopo Ricci è precisa. Luci, laser, cambi: tutto è pensato, tutto funziona. E forse proprio per questo viene da chiedersi quanto spazio resta a qualcosa che non sia previsto.

Uno show costruito da corpi, musica e immagini

Questo è uno di quei concerti in cui lo show non è solo sul palco: è fatto dal palco. Dai corpi, dalla musica, da come tutto si tiene insieme.

Il corpo di ballo è centrale. I 14 ballerini non accompagnano, costruiscono. Disegnano immagini continue, mai decorative. I mantelli rossi che coprono il volto, nella prima e nell’ultima scena, restano impressi: evocano qualcosa di esoterico, ma restano concreti, fisici.

Poi c’è il letto sospeso, sotto le fiamme. Un’immagine potente, quasi disturbante per quanto è bella. Per un attimo torna alla mente Frida Kahlo (il suo dipinto del letto che prende fuoco), quel corpo fermo e il fuoco intorno.

Accanto a tutto questo, la band tiene una linea precisa e riconoscibile: Daniel Bestonzo (tastiere e synth, anche direttore musicale), Gianni Pastorino (tastiere e synth) e Dario Panza (batteria ed elettronica). È una presenza meno visibile rispetto alla parte visiva, ma fondamentale per tenere insieme il suono, soprattutto nei passaggi più spinti e nei momenti in cui la macchina scenica si apre.

Non si esce sani dagli anni ’80

A un certo punto viene da pensarlo chiaramente: Annalisa non è uscita indenne dagli anni ’80. E forse non voleva nemmeno.

Non è solo una questione estetica. Non sono solo i vestiti, le luci, la keytar. Sono segnali precisi, piccoli easter egg disseminati nello show, che parlano a chi quell’epoca l’ha vissuta o ne riconosce i codici.

È un linguaggio. Un modo di stare sul palco, di muoversi, di tenere il corpo dentro una linea sempre controllata. Quel controllo che qualcuno chiama rigidità, qui diventa identità.

È un immaginario che aveva iniziato a prendere forma con Bellissima, ma che con l’album “Ma io sono fuoco” arriva a un livello più consapevole, più spinto.

Gli anni ’80 non sono nostalgia. Sono una grammatica che le permette di dire cose anche molto esplicite senza perdere eleganza.

E allora viene da chiedersi: quanto di questo è citazione, e quanto è ormai diventato suo?

Annalisa suona la keytar durante il suo concerto a Genova 2026

 

La scaletta e il rapporto con chi c’era già

La scaletta tiene insieme tutto. I pezzi nuovi e quelli che il pubblico conosce da anni.

A un certo punto lo dice anche: il medley con Dieci, Alice e il blu e Storie brevi è per i fan. Per chi c’è da sempre.

È un momento che apre. Non solo verso il passato, ma verso chi quel passato lo porta ancora addosso. E guardando il pubblico, la domanda cambia: chi sta parlando davvero Annalisa oggi? Sotto palco ci sono i fan della prima ora, attaccati alle transenne. Ma intorno ci sono famiglie, donne di età diverse, ragazzine.

È un pubblico trasversale, che si è costruito nel tempo. Non ha sostituito, ha aggiunto. E questo si sente più di qualsiasi numero.

Due ore e venticinque di concerto. Tutto dosato. Ti fa ballare, ti tiene dentro, alterna momenti spettacolari, il volo, i laser, i cambi ad altri più semplici.

Annalisa canta anche in posizioni scomode, sospesa, piegata. La voce resta sempre lì. Tiene tutto.

I duetti cantati da sola sono forse l’unico punto che lascia perplessi. Non è una questione di voce, quella regge tutto. È proprio la natura del brano che cambia: senza l’altra presenza, perde tensione, perde qualcosa di vivo.

Si sente. E in uno spettacolo così costruito sulla relazione tra corpo, immagine e pubblico, questo piccolo scarto si nota.

Alla fine resta uno show solido, riconoscibile e pensato in ogni dettaglio, capace di tenere insieme generazioni diverse e di aprirsi, a tratti, a qualcosa di più semplice e diretto.

Lo show proseguirà in varie città come raccontato qui, soprattutto in città che non erano state inserite nel tour precedente.

Scaletta concerto Annalisa – Ma noi siamo fuoco Capitolo II

  • Intro – Dipende
  • Ragazza sola
  • Chiodi
  • Bye Bye
  • Il mondo prima di te
  • Nuda
  • Eva + Eva
  • Movimento lento
  • Avvelenata
  • Delusa
  • Stragadada
  • Tsunami
  • Euforia
  • Sweet Dreams
  • Indaco violento
  • Medley: Dieci / Alice e il blu / Bonsai / Storie brevi
  • Sinceramente
  • Mon Amour
  • Esibizionista
  • Maschio
  • Emanuela
  • Cover piano e voce
  • Piazza San Marco
  • Canzone estiva
  • Tropicana / Disco Paradise
  • Amica
  • Bellissima
  • Io sono

Foto in copertina di Virginia Bettoja