Nino D’Angelo Forum Milano tutto su scaletta concerto.
Nino D’Angelo è un maestro della canzone napoletana. E su questo non si discute.
Quello che invece si può osservare, e forse capire meglio oggi, è il motivo per cui, a distanza di quarant’anni, il suo repertorio continui a riempire palazzetti come l’Unipol Forum di Milano, attraversando generazioni diverse con una naturalezza sorprendente.
“I miei meravigliosi anni ’80” non è solo un’operazione nostalgia. È qualcosa di più profondo: un momento in cui passato e presente si incontrano davvero
Il Forum è pieno, ma soprattutto è misto. Non è il pubblico di una sola epoca. Ci sono quelli che c’erano allora e quelli che quegli anni li hanno ereditati. E in mezzo, una lingua comune: la melodia napoletana.
Nino D’Angelo entra in scena visibilmente emozionato, in smoking per l’occasione. Non è una posa. Lo si percepisce nel modo in cui guarda il pubblico, nel modo in cui accoglie ogni coro come se fosse ancora la prima volta. Dietro di lui in uno schermo Led, un avatar che richiama il suo alter ego anni ’80 – il caschetto, l’immaginario, l’icona – crea un dialogo continuo tra passato e presente.
È qui che il concerto trova una sua cifra precisa: non si limita a ricordare, ma mette in scena la memoria.
Le canzoni scorrono come una carrellata di vita più che di hit: da Nu jeans e ’na maglietta a Popcorn e patatine, da Maledetto treno a ’O pate, fino a Napoli, che diventa il momento più corale della serata.
E a un certo punto succede qualcosa di molto semplice e molto raro: il pubblico non canta più “con” Nino D’Angelo. Canta insieme a lui, come un unico corpo.
“Il popolo delle mie canzoni”, lo chiama lui. E non è retorica.
Anzi, uno dei momenti più forti arriva quando riconosce apertamente una frattura generazionale, ammettendo che la sua generazione ha in parte fallito con i giovani. Non è una frase di circostanza: è una presa di responsabilità che, dentro un concerto così carico di memoria, acquista un peso diverso.
Forse è anche per questo che questo repertorio continua a vivere.
Perché la canzone napoletana porta con sé una struttura melodica fortissima, stratificata, che ha antenati solidi e riconoscibili. Non è un caso che oggi questa tradizione torni a emergere anche nel mainstream italiano, e che artisti contemporanei, in modi diversi, ne assorbano l’eredità.
Il successo recente di quella matrice, anche fuori da Napoli, non è nostalgia: è continuità.
Il concerto lo dimostra anche visivamente. Le luci sono costruite con precisione contemporanea, mentre i visual anni ’80, volutamente eccessivi, a tratti quasi trash, diventano parte integrante dello spettacolo.
E funzionano. Perché non chiedono di essere presi sul serio: chiedono di essere amati.
E il pubblico risponde.
C’è qualcosa di profondamente liberatorio in questo tipo di live. In un tempo che spesso comprime, trattiene, filtra, qui si canta a squarciagola. Senza mediazioni.
“Tu… quindici anni…”
E in quel momento non importa più quando sei nato.
NINO D’ANGELO I MIEI MERAVIGLIOSI ANNI ’80 – SCALETTA
Batticuore
Fotoromanzo
Vedrai
Celebrità
Fra cinquant’anni
Via Torino, 3
Pe’ mme tu si
Che si pe mme
Notte in bianco
Jamm ja
Jesce sole
Chesta sera
Maledetto treno
Mente e cuore
Stupida avventura
Per sempre tua sarò
Chiara
L’ammiratrice
Marì
’O pate
Senza giacca e cravatta
’Nu jeans e ’na maglietta
Sott ’e stelle
Luntano senza te
Ciao amore
Vai
Io vivo
A giacca e pell
Il cammino dell’amore
Popcorn e patatine
Napoli











