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Carmen Consoli Amuri Luci: “Essere utili alla comunità è già politica” – il disco che parla al presente

La cantantessa presenta il nuovo disco: Sicilia, mito e comunità, ma anche parole forti su Gaza e politica.

di Anna Ida Cortese ·  (ultimo aggiornamento il )

Carmen Consoli Amuri luci conferenza stampa, il racconto delle canzoni e della genesi del disco.

AGGIORNAMENTO 9 LUGLIO 2026

Amuri Luci ha vinto la Targa Tenco 2026 come Migliore album in dialetto, con 137 voti, il consenso più ampio dell’intera edizione. Carmen Consoli ha staccato di oltre cento preferenze il secondo classificato. Il premio verrà consegnato al Premio Tenco, dal 22 al 24 ottobre al Teatro Ariston di Sanremo. Qui tutti i vincitori delle Targhe Tenco 2026.

Carmen Consolo Amuri Luci nuovo album

Alla Triennale di Milano un’incontro intenso, tra il mito di Galatea, la Sicilia, l’impegno civile e riflessioni sull’intelligenza artificiale.

Sono arrivata alla Triennale di Milano di malumore. Fuori il mondo continua a bruciare e certe mattine sembra impossibile trovare senso in ciò che accade. Poi, nella sala Voce della Triennale, parte l’ascolto integrale del nuovo disco di Carmen Consoli: undici tracce che intrecciano mito, storia e presente. Un lavoro commovente, capace di parlare di amore e senso di comunità, che sembra sospeso nel tempo ma ancorato al nostro presente di guerre, sopraffazioni e migrazioni forzate.

La lingua è il siciliano, ma non come rievocazione folclorica: per Carmen è uno strumento vivo per trasmettere concetti difficili, per farsi polemica, sociale, politica.

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Carmen Consoli apre la conferenza stampa senza esitazioni, portando subito la conversazione nel cuore del nostro presente più drammatico. Non parla di musica, parla del mondo.

Il governo italiano ha i mezzi per aiutare subito, in due giorni, ma ci è voluto un anno per capirlo. Adesso per fortuna li aiuterà. Per fortuna in due giorni pensa pensa che cosa bella che faremo, li aiuterà. E come dice la mia carissima amica Elisa, la cantante, la super cantante: sbrigatevi però, è già passato un anno. Bravi bravi, voi ce la potete fare.

L’ironia con cui cita Elisa non smorza la gravità delle sue parole, anzi: la amplifica. Quel “sbrigatevi” suona come un monito rivolto a chi ha il potere di decidere, mentre la musica diventa ancora una volta voce della coscienza collettiva.

Poi il discorso si allarga, fino a diventare riflessione storica e politica:

Non stiamo parlando di impedire a un popolo di usufruire di cultura o di cose varie. Qua bisogna bloccare purtroppo chi gestisce le cose… Oggi la finezza del politico non può essere paragonata alla finezza di un politico medievale. Servirebbe diplomazia, non occhio per occhio, dente per dente. Andarsi a comportare da terroristi non è la maniera migliore di rispondere a un’organizzazione tale. Io da comune mortale che abito alle pendici dell’Etna dico: questa cosa è abbastanza medievale.

Ed è proprio questa la forza della Cantantessa: dire l’ovvio che oggi non è più ovvio. Se nel Medioevo si inventò l’ambasciatore pur di smettere di massacrarsi, com’è possibile che la politica del nostro tempo scelga invece la barbarie della vendetta?

E ancora più duro è il giudizio rivolto a Netanyahu:

C’era bisogno di un leader che utilizzasse un mezzo molto più fine. Ma siccome ha anche degli amichetti nazionalisti… sappiate che da ora in poi il motivo per cui è morto Cristo non ha più senso, perché vi girerà la regola di occhio per occhio, dente per dente.

Parole che non cercano equilibrio né compromesso: individuano responsabilità, smascherano la logica della forza cieca e ne denunciano il fallimento.

Ma Carmen non si ferma alla critica. Ci regala un’immagine concreta, personale, quasi epica:

Prenderei la mia imbarcazione posteggiata ad Aci Trezza e mi dirigerei verso Gaza per aiutarli. Certo, ci impiegherei un po’ di tempo, non ho i mezzi del governo italiano… ma lo farei, io vi giuro che lo farei. Io lo farei. Io lo farei. Lo farei.

In queste parole c’è la fragilità e la grandezza dell’essere umano: non un piano politico, ma un gesto individuale che vale come simbolo. Non restare fermi, non accettare l’impotenza, scegliere comunque di fare qualcosa.

Ed è qui che arriva la sua riflessione più intima, che restituisce senso a tutto ciò che ci ha appena detto:

Essere utile a questa mia comunità, come? Vivendo nella maniera più virtuosa, la virtù anche in senso platonico, e creando valore. Già il fatto di vivere e di fare quello che faccio col massimo impegno, secondo me, è già un atto politico.

Questa frase mi colpisce perché chiude il cerchio: dalla denuncia globale al gesto quotidiano, dalla politica internazionale al modo in cui ciascuno di noi sceglie di vivere. In una contemporaneità atroce, dove la vendetta e la sopraffazione sembrano le uniche risposte possibili, Carmen Consoli ci ricorda che il vero atto politico è la virtù, l’impegno, la scelta di non restare indifferenti.

Il disco: mito, Sicilia, contemporaneità

Il nuovo lavoro nasce in campagna, tra l’Etna e il mare, con i musicisti storici, arrangiato ingrassando in maniera smisurata perché cucinava mia madre e registrato in presa diretta.
La voce calda di Carmen attraversa storie senza tempo: Ciclopi innamorati, donne rivoluzionarie, poeti siculo-arabi. Sulla collaborazione con Mahmood in La terra di Hamdis dice:

Sebbene di origini egiziane era perfetto per questo brano, che parla del dolore di Ibn Hamdis costretto a lasciare la sua terra adorata. La sua storia scorre parallela a quella di tanti migranti di oggi. Ho ammirato la precisione di Mahmood: un ragazzo di Milano che canta in siciliano è la prova che siamo internazionali.

E sulla scelta di Ignazio Buttitta e dei duetti con Jovanotti e Leonardo Sgroi:
anche solo una persona può creare una rivoluzione. La differenza si può fare ogni giorno. Jovanotti lo dice, e per me l’ha fatta già accettando di cantare in siciliano una follia che non andrà da nessuna parte, soprattutto in radio, ma che forse farà pensare a qualcuno.
Io, da siciliana, non posso che sentirmi orgogliosa che in questo disco ci sia anche la voce e la poesia di Ignazio Buttitta, uno dei nostri giganti culturali troppo spesso dimenticati.

Le donne e la subcultura del più forte

Carmen rivendica la sua scelta di dare voce a figure femminili fragili ma rivoluzionarie: Nina da Messina, Graziosa Casella…

Oggi è importante contrastare questa subcultura del pesce grosso che mangia il pesce piccolo. È questa la cultura fascista che dobbiamo contrastare: il rispetto per gli esseri umani, il rispetto.

L’intelligenza artificiale

Con ironia e lucidità parla anche di AI:
In ambito medico l’intelligenza artificiale può essere provvidenziale. Ma laddove sostituisce il pensiero e la coscienza diventa frustrante. Negli anni ’90 c’erano gli autori a tavolino che applicavano algoritmi alle canzoni. L’AI accorcia i tempi, ma il succo non cambia. Ciò che parte dal cuore arriva al cuore; ciò che parte da un algoritmo, dove arriva?

carmen consoli amuri luci – Un disco necessario

Non è un disco pensato per passare veloce in streaming: Amuri Luci avrà anche una pubblicazione fisica in edizione limitata. Una speciale release con CD-book conterrà i testi, le storie e i significati dei brani, raccontati direttamente da Carmen. Un modo per restituire al pubblico non solo la musica ma anche il pensiero e il lavoro di ricerca che stanno dietro a ogni canzone. Per Natale, poi, arriverà anche una special edition in vinile, pensata come oggetto da conservare, quasi un rito laico di ascolto e memoria.

Un viaggio in tre capitoli

Con Amuri Luci prende avvio un progetto discografico ambizioso: una trilogia in tre dischi che esplorerà le anime della Cantantessa – le radici mediterranee e linguistiche, la matrice rock e il cantautorato.
Il primo capitolo affonda nelle origini siciliane, intrecciando siciliano, arabo, greco e latino per dare voce a un’isola polifonica, crocevia di civiltà. È un album che parla di amore e luce, di mito e comunità, ma anche di guerra e sopraffazione.

Nei brani scorrono storie collettive e intime: La terra di Hamdis con Mahmood, che intreccia poesia araba medievale e migrazioni contemporanee; Parru cu tia con Jovanotti, un inno alla ribellione e alla coscienza civile; Qual sete voi con il tenore Leonardo Sgroi, che riprende lo scambio poetico tra Nina da Messina e Dante da Maiano. E ancora Mamma Tedesca, dal testo di Ignazio Buttitta, che racconta il dolore della guerra, fino a Galáteia e Bonsai #3, dove il mito diventa metafora dell’amore e della perdita.

Consoli firma anche la produzione e costruisce un paesaggio sonoro che unisce strumenti tradizionali e timbri contemporanei. Non è un lavoro da ascoltare di corsa: è un’esperienza che chiede attenzione, che restituisce al pubblico un senso di comunità e responsabilità.

Con questo primo capitolo Carmen apre un viaggio che non è solo discografico, ma politico e civile, un percorso che conferma la sua capacità di trasformare la musica in coscienza, bellezza e resistenza.

Alla fine della mattinata, uscire dalla sala della Triennale è diverso da come ero entrata. La sua esuberanza, la sua lucidità, la sua ironia hanno risvegliato in me il sentimento di appartenenza: ad una regione, ad una comunità che vuole stare dalla parte dei più deboli.

Questo disco non è solo un album: è un atto politico, un’opera artistica di alto valore. Come ho pensato ascoltandolo: un lavoro che dovrebbe essere messo in filodiffusione per la città, ogni giorno un pezzettino, perché ti fa bene.
Grazie Carmen, per essere ancora – e sempre – la Cantantessa.

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