Concerto Primo Maggio Roma: oltre 300.000 persone unite dalla musica, da dichiarazioni contro la guerra e da una straordinaria Ambra
Dal dialogo intenso della presentatrice agli appelli degli artisti sul palco, una giornata magica


Primo Maggio Roma 2022 Ambra guida il ritorno della musica dal vivo davanti a 300.000 persone.
Straordinario successo per il Concerto del Primo Maggio Roma. Non solo per le oltre 300.000 persone che hanno che si sono recate in piazza San Giovanni a Roma per assistere alle esibizioni, partire alle ore 15:30 e finite a mezzanotte, degli oltre 50 artisti che sono saliti sul palco (qui l’elenco completo con le canzoni interpretate) ma un successo umano, un urlo contro la guerra capitanato da una strepitosa Ambra Angiolini.
L’intera piazza, guida da una strepitosa Ambra, agguerrita, commossa, empatica, ha ripetuto più e più volte l’urlo “Al lavoro per la pace“. La musica è ripartita, finalmente, dopo 2 anni di pandemia, dopo che tante realtà sono purtroppo scomparse e tanti lavoratori hanno dovuto cambiare lavoro anche a causa degli aiuti, quasi inesistenti, del governo. Ora finalmente si può ritornare a cantare, a ricostruire e a sperare, seppur consapevoli che c’è una guerra in corso.
Salendo sul palco nel pomeriggio Ambra Angiolini non ha potuto evitare di commuoversi nel vedere quel mare, apparentemente infinito, di gente. Una commozione che è tornata a farsi sentire nel discorso di apertura in prima serata quando ha pronunciato il nome di Marco Vannini, il ragazzo lasciato morire dalla famiglia della fidanzata dopo un colpo di pistola.
Primo Maggio Roma: l’apertura in prima serata di Ambra
Riportiamo qui a seguire l’intenso dialogo di Ambra…
Ora potrebbe venirci da pensare che urlando – Al lavoro per la pace – il nostro lo abbiamo fatto. Un po’ come quando qualche anno fa dicevamo – Andrà tutto bene – con gli arcobaleni dal balcone, ve lo ricordate? Sembravamo tutti uniti poi hanno ci hanno riaperto e mi sono trovata in macchine e, per essere partita con qualche secondo di ritardo al semaforo, dalla macchina dietro qualcuno mi ha urlato ‘muoviti, che caxxo fai Zoxxola, aspetti che ci richiudano per partire?!?’. Ecco dobbiamo smettere di pensare che per non farci fottere dobbiamo fottere, lo facciamo tutti, io per prima.
Deporre le armi sopratutto con noi stessi, voi sopratutto siete chiamati a farlo. Nelle nostre casa, nei condomini, nei posti di lavoro e anche nelle strada. Prendiamoci la responsabilità di questo slogan perché non sia soltanto retorica quello di dire da questa piazza ‘Al lavoro per la pace’.
Vi chiedo ancora solo un attimo di attenzione perché la guerra che subiamo tutti i giorni è anche…
Simone Baroni, aggredito e preso a pugni mentre passeggiava una sera proprio qui dietro a San Giovanni solo perché omosessuale…
La guerra è anche un revolver calibro nove in mano a Lorenzo e Daniel che viaggiano con uno scooter e sparano tre colpi alla cieca contro Manuel Bortuzzo mentre compra le sigaretta in una tranquilla serata romana all’Axa, quartiere sud di Roma.
La guerra è anche Lucia, Sonia, Angela, Romina, Caterina sfregiate a coltellate, strangolate, fucilate proprio da chi diceva di amarle. I loro fidanzati, gli amanti, i mariti.
La guerra è anche Marco Vannini che muore a casa della fidanzata. A ferirlo, quasi a morte, un colpo sparato da una Beretta calibro nove. Ad ucciderlo la crudeltà di quattro persone che hanno anteposto la loro salvezza alla sua vita.
E su questo tutti noi dobbiamo metterci al lavoro per la pace. Perché di questa guerra siamo tutti responsabili e dobbiamo, anche senza urlarlo, cambiare le cose.
Primo Maggio Roma 2022: le dichiarazione dal palco
La rappresentante di lista
Siamo arrabbiati che sia ancora questa paura, allora scacciamola. Non siamo di legno e quando la nostra casa va a fuoco dobbiamo essere umani… vaffancxlo a questa guerra.
Ariete
Sono contenta di suonare finalmente senza nessun tipo di vincolo ma non dimentico i lavoratori che in questi due anni sono rimasti a casa. Vorrei dire che siamo qui tutti per la pace e quella che vi sto per cantare è una canzone d’amore… a me stanno a cuore tutte le forme di amore, ricordate sempre di essere come vi pare, amare come caxxo vi pare e rispettare tutti
Coez
Dobbiamo fare un grosso applauso a tutti i lavoratori che ci permettono di cantare qui ogni anno costruendo questo palco e rendendo possibile tutto questo. E grazie a voi di essere sempre presenti, anche quando piove…
Ornella Vanoni
Sono tanti anni che voglio andare al primo maggio e mi dicono – No, il primo maggio non è per te. Ma siccome questo è il primo maggio e dovrebbe essere la festa dei lavoratori, anche se ha perso un po’ il suo significato, sono venuta qui a cantare una canzone di Chico Baruqe sulla morte bianca.
Dall’inizio dell’anno ad oggi sono morti circa 200 operai soltanto in questo periodo, senza parlare di quelli che sono morti prima. Perché ormai è fatto tutto in fretta, la vita non ha più valore, chissenefrega se le impalcature li reggono o non li reggono, se vengono schiacchiati dalle putrelle come quel ragazzino di 18 anni. Insomma è un dolore immenso… gli operai sono anche stanchi a lavorare in condizione tremende.
Allora vi canto questa canzone non canterete dopo, non mi applaudirete come quando sentite le canzoni che vi piacciono, ma è una canzone meravigliosa.
Marco Mengoni
Le parole sono importanti. Nella vita faccio sentire la mia voce con le canzoni che scrivo ed ogni giorno rifletto sul significato delle parole che scelgo di usare.
E non capisco come futuro e diritti uguali per tutti siano parole che possano far paura a qualcuno mentre privilegi, diseguaglianze e confini, siano diventate così comuni. A me sembrano parole così fuori tempo che vorrei proprio, e lo dico da questo palco, non sentirle più.
E ancora, prima di cantare Blowin’ in the wind di Bob Dylan…
Quando ho pensato a che canzone avrei voluto portare sul palco del Concerto del Primo maggio, dove salgo per la prima volta, fino ad oggi lo avevo visto sempre da lì dove siete voi, mi è venuta subito in mente questa canzone… che è una canzone molto importante, credo per tutti, e mi chiedo, visto il testo, quante guerre dovranno essere ancora combattute prima che questa canzone diventi solo un racconto di un brutto incubo. Io sogno il giorno in cui l’ascolteremo e è penseremo – che questa è una bellissima canzone e per fortuna parla di qualcosa di assurdo, di surreale, che il vento ha portato via con sé…
Luca Barbarossa
Sono qui per ricordare un uomo che ha lavorato per la pace per tutta la sua intera esistenza curando milioni di persone, curando i feriti di guerra.. vorrei ricordarlo con voi con un grande applauso, sto parlando di Gino Strada.
In ventotto anni Emergency ha curato più di12 milioni, feriti di guerra. Gino Strada diceva – non sono un pacifista, io sono contro la guerra, contro tutte le guerre perché le guerra fanno schifo tutte quante. Nove volte su dieci le guerre colpiscono i civili, il 36% colpiscono i bambini che non hanno nulla a che fare con il conflitto armato.
L’utopia di credere nell’abolizione della guerra è il testimone che Gino Strada ci lascia dobbiamo continuare la sua opera, il suo impegno, dobbiamo crederci come qualcuno nel ‘700 aveva creduto potesse finire la schiavitù. Tutti dicevano che era un’utopia, ma gli uomini se non credono in un’utopia diventano poca cosa. Un mucchio di ossa con un po’ di carne.
Quindi Barbarossa canta la versione italiana del brano francese Le Déserteur (il disertore) di Boris Vian.
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