UNA CORSA SENZA FRENI – MARCO BARONI – RECENSIONE

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Sono passati 8 lunghi anni da quando per la prima volta il giovane Marco Baroni si affacciava alla grande platea televisivo/musicale, mediante un Festival di Sanremo, nella sezione nuove proposte, che lo vide finalista con L’immagine che ho di te ed una presenza cantautorale non indifferente, che faceva a pugni però con l’immagine di giovane ragazzo scanzonato con i capelli alla “Marco dei Cesaroni”.

E fa oggettivamente strano ritrovarselo oggi, quando se ne erano da un po’ perse le tracce, come trentunenne musicista prima che cantante, autore prima che voce, maturo cantore di emozioni, stavolta appagate anche da un’immagine più veritiera, più consona ai messaggi lanciati. Si, perchè nel nuovo album Una corsa senza freni, Baroni da sfogo alle incertezze su una vita che corre senza mai decelerare, senza darci il tempo di codificare cambiamenti che finiamo più col subire che accettare, inquadrando il tutto talvolta con discorsi in prima persona, altre per conto terzi, con una relatività con cui spesso gli imprevisti ci mettono in contatto, facendoci letteralmente sbattere contro la faccia.

La voce di Marco è piccola, non gode di particolari sfumature ne nelle note più scure, ne in quelle alte, dove evita di avventurarsi, eppure è espressiva, figlia di un mondo che talvolta ricorda il primo Ivano Fossati, altre si modernizza, avvicinandosi per colore ed intenzioni al miglior Pau dei Negrita, come accade in Randagio. Tutte le musiche sono concepite dalla chitarra del nostro che spesso è quasi accompagnamento essenziale come in Stammi vicino dove tra i suoi arpeggi, ascolti di quanto respirare in due renda più facile il proseguire di una vita o in Emozioni difettose, dove il senso di sapersi dire le cose nella maniera giusta, il “tutto ciò che desidero è solo un tuo si” può aprire un rapporto, cancellandone luoghi bui ed infrequentabili.

Aria di Settembre, con il suo inciso aperto, si presta alla spinta promozionale del disco; è anche un brano dove la batteria, col suo intro e contrasti prende il sopravvento sull’essenzialità degli arrangiamenti, così come in Ne è valsa la pena, dove la chitarra elettrica arrangiata in maniera vintage, con quello che una volta in gergo si definiva “wua wua“, schiarisce cieli tersi su cui disegnare musica, imparando a guardarsi indietro anche con positività, dicendosi appunto che ne è valsa la pena. La terra trema chiude in maniera ritmica questo Una corsa senza freni, che riporta sulle scene un cantautore sicuramente in crescita, forse non così in linea con i gusti dei suoi coetanei, rinunciando probabilmente al grande pubblico, ma fortunatamente la musica, qualunque essa sia, trova sempre un suo pubblico su cui attecchire e Marco Baroni ha sicuramente gettato basi solide per farsi notare tra chi la musica non l’ascolta solo come distratto passatempo, ma cerca concetti che gli restino, messaggi da fare propri o per lo meno tenere in considerazione. Certo, conquistare questo pubblico è più difficile, non basta un singolo di successo, e mediante questa via intrapresa, quella di far breccia sulle masse è un’ipotesi quantomeno azzardata, ma almeno una pietra d’angolo è stata posta, una pietra su cui edificare una carriera credibile.

Quello di Marco Baroni è un ritorno per apporre nuove, credibili, basi.

BRANO MIGLIORE: Aria di Settembre, Emozioni difettose
VOTO: 6/10

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.