SUICIDOL – NITRO – RECENSIONE

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Partiamo da una premessa: oggi vengono spacciati per dischi rap album di artisti che il genere lo conoscono quanto Pietro Pacciani conosceva la compassione.
Fortunatamente non è il caso di Nicola Albera in arte Nitro. Il giovane mc vicentino il rap lo conosce bene e, nonostante la giovane età, i pionieri del genere li ha studiati a menadito. E si sente. Le basi su cui snoda il suo flow sono un pamphlet modernizzato e riuscito di quanto di affascinante abbiamo ascoltato nei ruggenti anni d’oro.
Nota a margine: fighissimi gli usi degli scretch, mi mancavano.

La scrittura è egomaniaca alla millesima potenza ma si mantiene comunque di buon livello con parecchie rime sopra la media.
Suicidol è un disco oscuro, sinistro, ricco di atmosfere da lametta in mano e psicofarmaci ingollati come tic tac e accompagnati da shoot di lava cruda. È un merito? È un limite? Questo decidetelo voi.
Un vecchio rimasto ormai quarantenne come il sottoscritto è decisamente fuori target per un album del genere. Capitemi, sono nella fase in cui la merda che c’è in giro l’ho già vista e ingoiata, e non mi piace che me se lo ricordi. Di contro, devo ammettere che 20 anni fa un album del genere mi avrebbe fatto impazzire. Ha energia, rabbia, passione è sincero e non fa sconti.
I testi di Nitro hanno quel taglio bastardo da “non si fanno prigionieri” del Fibra di Mr Simpatia, ma con un filo più di sostanza e meno rime a effetto.
È un merito? È un limite? Anche questo decidetelo voi.

Di sicuro Nitro è tutto fuorché pop. Non occhieggia alla radio, non indossa glitter per entrare in classifica, non si vende per quello che non è per arrivare a tutti senza dire niente a nessuno.
Racconta il suo mondo, le proprie angosce, la paranoia annidata nei nostri anni, e lo fa con le innegabili capacità che il talento gli ha dato.
Probabilmente non duetterà mai con il Volo, difficilmente lo vedremo a Sanremo e ancor meno ospite dal marito di Costanzo.
Altrettanto probabilmente, quando la maturità si accomoderà definitivamente sul pallottoliere dei suoi anni, si confermerà come un credibile esponente del genere, cucinando dischi di spessore senza sputtanarsi troppo ma infilandoci dentro qualcosa di un filo più orecchiabile. Parlo di un paio di refrain da canticchiare mentre si scende in piazzetta a scavallare uno scooter, niente di più. E sfonderà, viva Dio. Perché in questo mondo di raccomandati che propongono loro stessi come contenuti quando di contenuti non ne hanno, ogni tanto quelli bravi a fare qualcosa devono uscire, sennò c’è davvero da armarsi di accendino e dare fuoco a tutto.
Nell’Italia del 2015 stanno vincendo i paninari del rap, rendiamocene conto. Ma c’è ancora gente in giro che ai tatuaggi di piumino Moncler preferisce il talento ruvido degli outsider, che saranno brutti, rozzi, sporchi e cattivi ma sanno trasformare la merda che bevono in qualcosa di bello.
Per questo tifo per te, giovane Nitro, corri in questa landa di niente e urla a tutti il tuo veleno in rima. Sarà la pozione magica per le nostre orecchie. E poco importa se non la passeranno su RDS. Ce ne faremo una ragione.

PEZZO MIGLIORE: Pleseantville
VOTO: 7,5/10

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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