SONO IO – RAF – RECENSIONE

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Ho sempre definito Raf il vero alfiere del pop italiano, quello che nel corso di una carriera, che ha svoltato la boa dei 30 anni, ha forse rappresentato più di tutti cosa sia questo stile musicale che spesso viene bistrattato, ma che è alla fine assieme al rock, quello che vince le mode del momento, che resiste al tempo.

E resiste anche Raf, armandosi sempre meglio, tanto che per tornare a prender parte alla guerra delle classifiche si è allenato per ben 4 anni, che discograficamente parlando è un tempo biblico; anni necessari però per ricaricare le batterie, approdare in una nuova casa discografica, la Universal Music, soggiornare per più stagioni in Usa dove fiutare nuovi venti e trarre ispirazioni. E decidere persino di tornare a Sanremo, dove la sfortuna di una brutta bronchite ha reso traballante la sua resa, con tanto di eliminazione scandalosa della sua bella Come una favola, melodiosa ed aperta, non solo musicalmente ma alla speranza, quella che ancora può regalare un amore saldo in cui credere e per cui lavorare con impegno.

Il brano adesso è qui in questo Sono io, che è ritratto di ciò che Raf vede e sente in prima persona, come canta nella title track, senza interessarsi di cosa dicono di lui, perché tanto non si può giocare ad esser qualcun altro solo per piacere.
Sono io è un disco di affermazione del suo mondo, della prospettiva con cui l’artista guarda al futuro, come in Pioggia e vento dove su una base dal sapore internazionale, degna dei suoi esordi lontani dalle italiche melodie, si cerca l’unione come barriera alle brutture del mondo che sembrano averci assuefatti. Uno sguardo al futuro tenendo ben saldi i piedi nel passato fatto dei suoi grandi amori, che contribuiscono a riportarlo a casa, con la coscienza di chi ammette che la sfida con le inquietudini la si vince pensando che dopo tutto Rimani tu, attuale e  bellissimo singolo, o come in Io ti vivo dove si può girare il mondo tra palchi, salti ed urla, ma trovarsi ad avere sempre voglia che ci sia qualcuno che ti aspetta, a cui dire: “vengo adesso, guarda fuori, faccio presto“.
Ed anche se un assaggio ce lo aveva dato con Show me the way to heaven l’estate scorsa, qui riproposta in versione più intima, stupisce quasi l’esplorazione del nostro in un mondo dance che appare nuovamente conquistato, ora come 30 anni fa, grazie alla riuscita Con le mani in su, dal facile richiamo per le folle, o come nella conclusiva Amore sospeso, anche se un filo più spostata verso le realtà clubbing.
Arcobaleni è la sensibile mano tesa a chi ha conosciuto una vita da cui scappare, non perdendo la convinzione che si può essere felici, imparando magari a soffiare via le nuvole, perchè in fondo la vita la si può raccontare in mille modi e Raf la racconta come una favola. Il bello è che io gli credo, voglio crederci.
BRANI MIGLIORI: Rimani tu/Arcobaleni
VOTO: 8/10

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.