RECENSIONE: IL MESTIERE DELLA VITA – TIZIANO FERRO

tiziano ferro

Talmente atteso da essere al n° 1 degli album più venduti su Itunes appena pochi minuti dopo la mezzanotte, dopo l’esatto minuto di lancio, Tiziano Ferro arriva a regalare 13 nuove canzoni da amare, fare proprie, fagocitare, come letteralmente fanno i suoi fans, sempre più numerosi, in controtendenza rispetto a qualsiasi altra star del nostro panorama musicale con più di dieci anni di carriera alle spalle.

E con questo nuovo Il Mestiere della Vita, Tiziano prova a mettere tutti d’accordo; dai fans della prima ora, quelli delle sonorità r’n’b con lui cresciuti, a quelli aggiuntisi dal terzo album in poi, che ne hanno apprezzato una verve cantautorale intima ed intimista, piena di coni d’ombra dentro i quali trovavi la forza di sentimenti che tenevi lì nascosti per non permettergli di lacerarti, fino agli ultimi, quelli che ne hanno condiviso un ritorno alla positività, all’esternazione di se stesso senza limiti o parole dette a mezza bocca: chiaro, limpido, Tiziano.

Raccontato così Il Mestiere della Vita potrebbe sembrare costruito a tavolino con la giusta mistura di ingredienti per dare al dolce la forma più gradevole possibile, eppur è abbastanza evidente che invece così non è.
Nella pozione usata appare lindo che Ferro si sia interfacciato tanto con altri autori, giovani, di belle speranze e che abbia vestito le sue canzoni, sempre col fido Michele Canova, che per il cantante pontino sembra però gettare lo stampino delle sue produzioni, resettando quanto fatto prima e ripartendo da lui con le nuove visioni fin qui arrivate, in maniera meno strumentale, più sintetizzata.

Il risultato? Ferro suona nuovo e ricercato anche quando cammina su sentieri già battuti e nessuna delle canzoni del suo disco può esser sorvolata, nessuna si accoda ad un’altra da esser sotto intesa; tutte sono meritevoli di una considerazione apposita.. E’ così che spiazza l’interlocutore distratto, presentando il lavoro con due brani di matrice fortemente black, facce diverse della stessa medaglia di stile; se Epic, scritta con la sua pupilla Baby K, tirata e con inciso in inglese, è quasi marciata con passi e cadenze, in “Solo” è solo una parola essi si protraggono, abbassando il ritmo ma aumentando il rumore come a dare forza ad una ballata che è vera e propria alzata di scudi verso la solitudine. Il nero pece con approcci vocali jazz nelle strofe è presente pure in My Steelo, che riaggancia Tiziano al suo passato anche artistico, mettendogli al fianco Tormento, che fu Sottotono, e per cui a 19 anni il nostro si impelagò nel primo tour in qualità di corista o nella fantastica Troppo Bene ( per stare male ) giocata con sovrapposizioni di voci, su base elettronica ipnotica da fare invidia alle grandi produzioni americane in cui si intravede nella fine la guarigione, in cui è sollievo partire, delitto restare pur di ritrovare la gioia di parlare al futuro.

Per chi ha amato il Ferro sentimentale è il singolo principe ad essere indubbiamente la canzone da freccia nel cuore, quella Potremmo ritornare che è ammissione del bello che si era, ma che si è forse troppo orgogliosi per riprendersi, tra: “perché mi scanso invece di scontrarti, e tu perché mi guardi se puoi reclamarmi”? …certe volte basterebbe così poco! Oppure la title track in cui aprire la porta alla libertà altrui, lasciandola spalancata per permettergli di ritornare, lasciando scorrere il mestiere della vita.

Ci sono anche altri romanticismi preziosi, ma non vestiti nella maniera a cui Tiziano ci ha abituati; La tua vita intera ad esempio è lavorata con echi vocali che ne arricchiscono il pathos che arriva come schiaffo in una bufera di vento, in quella tregua negata ed in quell’ adesso tirato, nota lunga chiusa in maniera impertinente, quasi indisponente, eppur irresistibile. In Valore assoluto composta col valido Emanuele Dabbono ( che co-firma anche Il Conforto e Lento/Veloce ) il sentimento è invece un’ammissione di colpa felice, una riuscita midtempo piena di quelle frasi che la voce di Tiziano lancia e che si arpionano alle coscienze sentimentali di chi le ascolta contrapponendosi ad Ora perdona in cui poi fu il terremoto che segnò inesorabile e crudele un prima e dopo…

E poi ci sono le propensioni al nuovo, modi nuovi di affrontare la musica prendendola dalla corrente elettronica come nel trip totale di Casa è vuota, la base hip hop di Lento/Veloce che ha però la fortuna di aver concluso la sua corsa sulla bocca di una grande voce, bella nelle alte ed ancor più bella nelle basse e persino per Il Conforto, duetto con la cantantessa Carmen Consoli mai così vicina al mondo dei synth. Le due voci sono “stranamente” perfette assieme perché opposte: piena e cavernosa quella di Tiziano, flebile ed incerta eppur così evocativa quella di Carmen. Assieme sono già arredamento.
Chiude il tutto una vera perlina d’altri tempi, quella Quasi quasi, figlia di una scrittura metrica molto 60’s, su base modernissima nonostante i pochi fronzoli; essa è quel che non riusciamo a fare, quel quasi che è la frenata che ci vogliamo dare perché ci manca qualcosa, mi manchi vita mia ti aspetto. E così mentre scrivo ho già riascoltato il disco 4 volte; non mi stanca, finisce ed ho già ho voglia di schiacciare nuovamente play, di aggiungere qualcosa, nuove righe per spiegare quanto è bello. Poi mi fermo perché credo sia giusto possiate ascoltarlo e scoprirlo da voi, trovare la vostra chiave di lettura. La mia è che Ferro non è arrivato dov’è per caso e che forse, “quasi quasi”, è davvero il meglio del pop italiano. … ed un quasi ce lo levo pure!

BRANI MIGLIORI: Quasi quasi / Il Conforto / Potremmo ritornare /Troppo bene ( per stare male )… e vabè mica le posso scrivere tutte?
VOTO: Nove ½/10

TRACKLIST

01. Epic
02. “Solo” è solo una parola
03. Il mestiere della vita
04. Valore assoluto
05. Il conforto feat Carmen Consoli
06. Lento/veloce
07. Troppo Bene (per stare male)
08. My Steelo feat Tormento
09. Potremmo ritornare
10. Ora perdona
11. Casa è vuota
12. La tua vita intera
13. Quasi quasi

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica