RECENSIONE: VIETATO MORIRE – ERMAL META

Ermal Meta

Anche la presenza di Ermal Meta alla comunicazione del cast dei big che avrebbero animato il Festival Di Sanremo 2017 aveva fatto storcere più di qualche naso tra la gente comune; perché Ermal non era ancora un nome popolare, uno che aveva avuto un disco ai primi posti in classifica, uno che avesse avuto una grandissima hit che tutti potessero ricordare e cantare.

Eppure tra noi giornalisti, ma anche tra gli addetti ai lavori, discografici o quel che ne resta, il suo nome trai big era molto più gradito di tanti altri che magari qualcuno di questi fregi lo aveva avuto; perché Ermal è un vero musicista meritevole, un autore di brani che per bocca di altri hanno già raccolto più di una soddisfazione e che pur se apparso pallidamente nelle classifiche con il suo precedente Umano (qui la nostra recensione), vendendo appena qualche migliaio di copie, aveva provveduto a dare con quel medesimo disco, un ottimo campionario di pop intelligente, quello che parte da una scrittura solida e compiuta, appoggiata su giochi melodici e musicali che non perdevano nemmeno a fronte di racconti problematici un appetibilità radiofonica e fruibile da più palati. Personalmente, ad esempio, Umano mi ha tenuto compagnia diversi mesi e che vendesse poco non è stato certo un mio cruccio.

Queste caratteristiche Meta le ha palesate sul palco dell’Ariston, sfruttando al meglio la possibilità di ricalcarlo nella categoria importante, decidendo di mettere da parte racconti magari più facili e denudare uno squarcio di vita la cui cicatrice è sempre li pronta a sanguinare; quell’infanzia condizionata da mani e guance che non si cercavano per scambiarsi calore, ma impattavano con un rumore che con gli anni era sempre più difficile da accettare. Era da fermare … anche in pantaloncini corti. Vietato Morire ha colpito tutti e sera dopo sera si è arrampicata fino ad un terzo posto insperato sicuramente alla vigilia e che meglio ancor sta facendo in questi giorni, con un video che ha superato 10 milioni di visualizzazioni ed un album, dallo stesso titolo, che si è impossessato della n° 1 dei più venduti. E l’artista dalle origini appena un braccio di mare più in là, ma ormai italiano vero da anni, si è mosso anche con grandissima intelligenza: chi compra Vietato Morire si troverà infatti anche l’album precedente, perché il mondo di Ermal sia più chiaro possibile ed anche la canzone sanremese, dopo aver ascoltato Lettera a Mio Padre, proprio dal disco del 2016, avrà un senso ancor più completo. Il tutto a prezzo promozionale, che in questo mondo complicato fa sorrider pure le nostre tasche. Oltre al singolo, Vietato Morire , l’album, si snocciola attraverso altre 8 canzoni che affrontano la musica pop con padronanza, tenendo a debita distanza noia e sbadigli ed armandosi invece di aperture vocali che, se non si fosse ascoltata in quel del Festival la sua cover di Amara Terra Mia di Domenico Modugno, avrebbero sorpreso non poco. Ermal scende in battaglia contro Elisa che certo è voce cristallina e potente e la loro Piccola Anima è una ballad in cui i due giocano tra vocalizzi ed insieme cantano e rafforzano un concetto che tutti dovremmo far nostro e cioè che “niente è più fragile di una promessa ed io non te ne farò nemmeno una…” forse si eviterebbe di dare agli altri delusioni, anche involontarie.
La Vita Migliore è un invito alla positività con riferimenti elettronici, mentre New York ha un approccio cantautorale che ricorda i cantautori che da New York, o per lo meno dall’America, ci arrivavano davvero, ed in cui si nasconde una delicata mancanza che trova nell’attimo di silenzio e poi ripartenza verso l’ultimo inciso, la sua miglior freccia da scagliare, che colpisce il centro del bersaglio e resta impressa. “E’ bello volersi bene ed ogni tanto dirselo…” viene cantato nella suadente Voodoo Love, ballata centrata che non svilisce il romanticismo, non rende piatto un racconto d’amore, concetto ancor più forte nella conclusiva Voce del Verbo, tutta piano, voce tirata che si strappa persino, pur di non perdere la forza di un grido di ritrovo, “di fanculo alla tristezza” che poi stupisce con un cambio tempo su cui è facile immaginarsi ballerini volteggiare, tra sensazioni liriche e orchestrazione trionfale.

Vietato Morire è un disco completo, per un artista in gamba e con un mondo da raccontare e la non trascurabile capacità di saperlo fare; e come lui ed Elisa cantano nella succitata canzone Piccola anima, di quanto siano fragili le promesse, esistono anche le eccezioni che confermano la regola ed Ermal Meta ciò che aveva promesso con i precedenti lavori, oggi mantiene. La bella promessa è ora splendida realtà.
C’è un nuovo monito: dopo “Vietato Morire”, “vietato non provare ad ascoltarlo”

BRANI MIGLIORI: Si fa prima a dire cosa saltare… nulla, anche ciò che non ho citato!
VOTO: 8,5/10
TRACKLIST

1. Vietato morire
2. Ragazzo paradiso
3. Piccola anima feat Elisa
4. Bob Marley
5. La Vita migliore feat Vicio
6. New york
7. Vodoo Love
8. Rien ne va plus
9. Voce del verbo

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica