RECENSIONE: ANIME DI CARTA – MICHELE BRAVI

michele bravi

Che qualcosa di importante stesse accadendo alla musica di Michele Bravi un po’ ce lo aspettavamo a dire la verità : non a caso un paio d’anni fa arrivava a sorpresa sul mercato I Hate Music, ep sperimentale totalmente cantato in inglese con arrangiamenti elettronici e suoni assai distanti dalla materia melodica di cui era composto A passi piccoli, il primo album del cantante, uscito qualche tempo dopo il trionfo ad XFactor ed al quale era seguito poco o niente. Lo strano decorso della ancora breve carriera di Bravi ha dato quindi fiato , manco a dirlo, a certe bocche autorevoli (?) e non, che non hanno perso tempo a ad etichettare come finito (o peggio ancora fallito) il giovane cantante umbro, quasi a voler soddisfare ancora ed ad ogni costo l’esattezza del vecchio pregiudizio legato alla dubbia durata degli artisti che partecipano ad un talent, di cui ovviamente non perderemo tempo a dare esempio che ne dimostri, al contrario, la totale infondatezza oggi, anno 2017; nel frattempo Bravi alla faccia , stava mettendo insieme i pezzi del suo ritorno, senza fretta e smanie di presenzialismo. Un ritorno bello e convincente iniziato a sorpresa quest’anno in cui abbiamo ritrovato Michele tra le file dei Big del Festival di Sanremo dove ha guadagnato un ottimo quarto posto con Il diario degli errori, un brano elegante ed emozionante scritto da Cheope, Federica Abbate e Giuseppe Anastasi che profuma di verità e contemporaneità coniugando la melodia italiana con un uso funzionale di elettronica e synth, che rappresenta in fondo, il senso di tutto il progetto, e la direzione sempre più di tendenza di buona parte del pop nostrano, anche se non sempre, va detto, con questi risultati. Anime di carta, questo il titolo dell’album uscito ad una decina di giorni dalla chiusura del Festival, è dunque un resoconto più che analitico dei mesi in cui non abbiamo saputo niente o quasi di Michele, che definisce il disco “il prodotto di una lunga seduta di analisi” che racconta dall’inizio alla fine i postumi  di un rapporto importante ormai chiuso soffermandosi sulle sfumature più dolorose, quei  tagli invisibili sulla pelle che ci lasciano addosso le relazioni importanti. Oltre ai già citati, Bravi ha chiamato a raccolta una lunga lista di giovani autori come Alessandro Raina, Andrea Amati, Niccolò Contessa, Luca Serpenti e molti altri che hanno composto per lui e con lui 13 brani inediti fusi in un unico grande concept che risulta omogeneo nonostante le numerose e diverse firme, sotto la supervisione artistica di Francesco Catitti, produttore oltre che autore per questo album. Il modello melodico/elettronico presentato al Festival veste tutta la tracklist e funziona senza riserve, nei brani power che strizzano l’occhio alle radio (Cambia, Solo per un po’, Due secondi – Cancellare tutto) così come nelle ballate più intense ed intimistiche (Il diario degli errori, Andare via) senza tralasciare le due ottime prove in inglese (Shiver, Bones) dalle reminiscenze elettro del precedente lavoro. A fare la differenza è la cifra interpretativa di Bravi, che sa come dosare ad arte voce, parole, vibrati e silenzi insieme alla cura minuziosa dei particolari che sigillano uno scrigno prezioso, attuale e sopra ad ogni cosa credibile che, speriamo, permetterà di raggiungere a Michele la consacrazione del grande pubblico che merita. In ultimo, ma non per ultimo, una menzione speciale per il brano che chiude l’album Chiavi di casa, piccolo gioiellino che vale da solo, l’acquisto di tutto il pacchetto. Fidatevi.

BRANO MIGLIORE: Chiavi di casa
VOTO:
 8/10

TRACKLIST

1. Come l’equilibrio (intro)
2. Cambia
3. Diamanti
4. Il diario degli errori
5. Solo per un po’
6. Due secondi (cancellare tutto)
7. Andare via
8. Pausa
9. Shiver
10. Bones
11. Respiro
12. Il Punto in cui ti ho perso (inteludio)
13. Chiavi di casa

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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