RECENSIONE: 38° PARALLELO – ALESSIO CARATURO

Alessio Caraturo

Alessio Caraturo
E’ incredibile come a volte uno possa dimenticarsi di un artista, metterlo via catalogandolo alla voce meteore per quell’unico, grande successo che ti ricordi e che potrebbero ricantare anche le pietre… pure perché cover di un qualcosa che la mia generazione, in particolare, ha stampato come timbro indelebile dentro sin dalla prima infanzia, assieme a termini quali: alabarda spaziale, disintegratori paralleli, lame rotanti.

E poi dopo oltre 15 anni ti accorgi, e pure con piacere, che ti sei sbagliato alla grande, che quella meteora, Alessio Caraturo, è in realtà un fine musicista che non ha mai messo via la sua arte, ma si è solo svincolato da quel successo facile e tutto sommato repentino, continuando a macinare live, a scrivere canzoni, a fare ciò che più sa fare, ovvero la musica. Tutto questo è finalmente oggi faro che acceca gli occhi grazie a 38° Parallelo, il nuovo disco che lo riporta sulle scene, trainato già da un singolo bello e prepotente, che è riuscito a farsi strada nell’airplay radiofonico estivo nonostante non fosse spinto da una major o da un grande network, Lontano, Lontano, Lontano.

Il 38° Parallelo è la zona demilitarizzata che separa le due Coree dalla fine del loro conflitto nel 1953. Come a dire che il nostro artista partenopeo ha raggiunto pace ed equilibrio dopo un periodo burrascoso. Speriamo che duri per lui… ed ancor di più per le Coree che mai come in questi giorni… E dopo il bell’assaggio del primo singolo, il cantautore dalla voce romantica per natura, raddoppia con una nuova anticipazione, Non è Vero, dalle piacevolissime atmosfere 80’s che accompagnano la fine di un amore con cui fare i conti e rendersi conto che non ti è affatto passata. Lo sguardo all’amore passato diventa poi speranza per uno futuro in Non è Primavera, in cui i suoni del basso sembrano presi da gracchianti dischi degli Immagination e poi fusi con uno slide di chitarra che è sentimentale e personale. Sound tipici del decennio dell’edonismo per eccellenza si mischiano ad intuizioni sperimentali per lo più alimentate da idee chitarristiche che spesso sono la base, come nella bellissima Così Senza Parole, dove l’attrazione vince qualsiasi ritrazione. “E continuo a sentire il vento come se mi spingesse verso te; oppongo resistenza eppure il passo avanza” , si recita nella strofa prima che si sfoci nell’inciso, aggirando, in maniera fresca, una scontata preparazione pop allo stesso; qui si lascia fare ad una brevissima pausa musicale. Col Cuore in Gola profuma di Raf e del suo pop intelligente e mai banale, mentre atmosfere all’Alphaville aprono la dialettale e calda Si Me Vuò Bene, adattissima a performance di grandi voci della nostra tradizione da Massimo Ranieri a Mina. L’elettronica si spinge ai confini della psichedelia in Transfert dove viene quasi narrata una seduta psicanalitica in cui non si capisce se Caraturo è paziente o dottore; forse entrambi.

Tutto 38° Parallelo è firmato assieme a Seba, già al fianco dell’ultimo Mario Venuti, tranne la cover di Malamore, brano di Enzo Carella degli anni 70 e lo si ascolta talmente tutto d’un fiato che non fai in tempo a terminarlo che già sei pronto con il ditino sopra al play.
Insomma, altro che Goldrake, dopo la battaglia è tempo di deporre le armi… con un bel disco.

BRANI MIGLIORI: Così Senza Parole, Lontano Lontano Lontano, Transfert, Si Me Vuò bene
VOTO: Sette ½/10
TRACKLIST

1. Lontano lontano lontano
2. Non è vero
3. Non è primavera
4. Malamore
5. Così senza parole
6. Transfert
7. Si me può bene
8. La Due cavalli
9. Col cuore in gola
10. Muovere le ombre

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.