PASSIONE MALEDETTA – MODA’ – RECENSIONE

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Che la passionalità sia sempre stata una sorta di marchio di fabbrica della produzione dei Modà è fuori alcun dubbio, così come il fatto che sia la cifra stilistica che intride tutta la scrittura del loro leader, il carismatico Francesco Silvestre.

Fuori dubbio è anche la capacità della band di spaccare il pubblico in due: da una parte i loro estimatori, che li hanno resi, in poco più di un lustro, campioni di vendita tra le band, per l’appunto, permettendo loro di scavalcare ( dati attuali di vendita alla mano ) proprio l’ultimo scoglio, ovvero i Negramaro e dall’altra chi continua ad additarli come prodotto commerciale, figli di un successo dovuto più all’egemonia di alcune radio nella loro produzione immischiate, cantori di testi superficiali, ad uso e consumo di chi cerca semplicemente un passo successivo ai cantanti da talent, che pur tanto della scrittura del Silvestre si son cibati, da Emma ad Annalisa, dall’Amoroso ai Dear Jack per finire alla Atzei e la Tatangelo, che da talent non provengono ma che sono antipatiche per motivi non simili alla massa.

Con l’attuale Passione maledetta Kekko & soci spingono ancor di più sull’acceleratore, decidendo che chi li odia ha il permesso di odiarli si, ma chi li ama sarà completamente stregato dalla loro pozione passionale, tanto che il termine sono finiti col infilarcelo nel titolo del già citato disco, diventato uno dei casi del 2015 appena concluso, con oltre 110.000 copie vendute in 5 settimane che lo hanno catapultato tra i primi 10 dell’intera annata. E giocando ancora col termine passione, non fa sconti Kekko, che scrive stranamente un po’ meno per questo album rispetto ai precedenti ( solo 10 tracce ), ma affonda con interpretazioni tirate, sentite, sin al singolo di apertura, quella E non c’è mai una fine, che per andar contro ai detrattori instancabili, nonostante il successo da classifica di un disco che inanellava ori e platini senza difficoltà, nel mentre non riusciva a sfondare mai l’ingresso nella top 10 dei brani più suonati dalle radio. Per il video del brano i Modà si sono trasferiti a New York dove hanno, come sorta di piccolo racconto film, registrato anche quelli per i singoli successivi. Chissà se tra questi ci sarà la title track che si distingue come brano migliore del lavoro, perché assolutamente non menzoniera così come è strutturata, con quella base retta da chitarra e batteria e quell’inciso, così passionale ( sempre li si torna ) che suona come certe melodie tanto care alla nostra tradizione anni 60, riviste però in chiave power pop.
Chissà che invece la scelta non cada nelle dolci note di E’ solo colpa mia, in cui i cuori palpitanti delle fans della prima ora, potranno battere all’unisono, per un amore che è musica senza testo. E poi ci sono gli incoraggiamenti a ripartire dopo periodi bui di Ti passerà o le ansie di un genitore che cerca di infondere la giusta educazione ad un figlio, che passi per il rispetto e per il senso di sfida continua a cui la vita sembra porci e che va vinta sempre prima con se stessi, che con gli altri, raccontate in Francesco, autobiografica visione del Silvestre, prima figlio e adesso padre. Fa un po’ Max Pezzali Doveva andar così, con quegli accenti messi un po’ a caso per fa quadrare la metrica e che appare il brano più debole, proprio perché poco personale, mentre è nella conclusiva Stella cadente, in cui Kekko esplora anche l’insolita via del falsetto, che si respira la serenità di una canzone dedica, a cui ognuno può dare il proprio destinatario, con la sicurezza che non fallirà la missione.

Passione Maledetta, spaccherà ancora una volta il pubblico in due, già detto si! Da una parte i fans che gli assegneranno un nove perchè hanno avuto un disco Modà al 100%, dall’altra i detrattori che per lo stesso, identico motivo gli affibbieranno un impetuoso tre. Io che invece sto qui a giudicare semplicemente un album, senza concedermi a simpatie o antipatie, ad inserirlo in un percorso, cercando di valutarlo come un passo in avanti o indietro nello stesso, ritengo che sia un lavoro in linea, con alcuni spunti più che interessanti per aprire al futuro, poggiati su basi solide, che posson piacere o meno, ma che sono indiscutibilmente le loro.
Chi li ama li amerà di più, chi li odia ne stia lontano.

CANZONE MIGLIORE: Passione maledetta
VOTO: 3,5/5
vinile-votovinile-votovinile-votovinile_half

 

 

 

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica