“OCCUPO POCO SPAZIO” NADA – Recensione

Nada Occupo poco spazio copertina

Trovatemi un’altra Nada Malanima. Quarant’anni di onorata carriera partita da Sanremo nel 1969, costellata di successi popolari e approdata da un po’ di anni in una sua personalissima dimensione indipendente e raffinata.

Il graffio della sua voce insieme a quel modo quasi “svogliato” di cantare così inconfondibile e prezioso. La sperimentazione e il coraggio delle sue scelte sempre in controtendenza. Scommetto che non ci riuscirete, proprio perché Nada è un personaggio unico nel panorama musicale italiano, un tempo soprannominata il “pulcino” della canzone per via della giovane età dei suoi esordi, oggi si ripropone con un nuovo album di inediti, il diciottesimo in studio, intitolato Occupo poco spazio, all’insegna ancora una volta dell’originalità della contaminazione musicale.

Dieci brani suonati in presa diretta da un orchestra di dieci elementi con gli arrangiamenti di Enrico Gabrielli e Tommaso Colliva sono i pezzi tessuti di una fitta trama dai leganti pop rock d’autore arricchiti da partecipazioni orchestrali funzionali ed inaspettate che accolgono con il giusto contrasto il piglio punk della voce di Nada.

La donna dal volto nascosto della copertina potrebbe essere una qualsiasi tra quelle raccontate nei testi di queste nuove canzoni, o forse potrebbero essere tutte la stessa: Sonia è l’unica a chiamarsi per nome, e la più fragile di tutte, non riesce a sopportare il peso dei suoi giorni e ne finisce consumata “…e non c’è niente che, la fa piangere perché, le sue lacrime scendono da sé…” ; di seguito un biglietto di Auguri amari e rabbiosi ad un uomo che se ne va “…auguri, ti vedo allontanare verso di lei, auguri, per i giorni futuri, mentre una stella nasconde la sua faccia, il cuore riconosce la tristezza…“. C’è poi “una donna molto giovane e dall’aspetto fetido” di una città del nord, anch’essa intrappolata in una situazione che la opprime, ma che spera di tornare libera e riprendere la sua storia come in Questa vita cambierà.

Con la titletrack è Nada in prima persona a mettersi sul piatto, raccontando se stessa e la percezione di sé nella società e dentro ai nostri giorni, scegliendo un suono asciutto ed un vestito cupo per questa presa di coscienza: “…è una vertigine che mi prende dalla testa ai piedi, sono libera ma non capisco cosa vedi, sfatta come una polpetta lanciata dalla bocca di un tempo morto, occupo poco spazio…“.

Gente così è una marcetta destinata ad accostarsi per genere ed orecchiabilità al repertorio più conosciuto della cantautrice che vanta svariati cult tra cui Amore disperato, Ma che freddo fa? e Ti stringerò, e rappresenta uno tra i momenti più godibili di tutto il disco “…tu che ne sai di questo amore? come puoi dire che poi muore?…“.

Un album vivo, profondo e ricercato, che non arriva al primo giro, ma che se si ha la pazienza di lasciar girare poi non ferma più. Nada dimostra con discrezione e classe cosa significa essere indie(pendente) sul serio, scrivendo e cantando la genuinità della sua vivida ispirazione. Promossa a pieni voti.

CANZONE MIGLIORE: Occupo poco spazio
VOTO: 8.5/10

 

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  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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