MOTTA – VIVERE O MORIRE – RECENSIONE

Motta

Oggi nello spazio dedicato alle recensione dei dischi italiani ci occupiamo di Motta che ha appena pubblicato Vivere o morire, un disco che richiede attenzione perché frutto di un artista fuori dal circolo della “stupidera musicale.”

Tra le fila delle nuove generazioni di cantautori, tra quelli che a fatica, ma con invidiabile costanza, si stanno ritagliando un posto sempre più importante tra la considerazione del pubblico c’è senz’altro Motta che, a distanza di appena due anni dal disco di debutto, è giunto finalmente ad un apprezzamento mediatico che è quasi pari a quello degli addetti ai lavori e della critica che, sin da subito, lo hanno segnalato come una delle promesse più interessanti. Adesso per Francesco ( questo il suo nome di battesimo .ndr ) è già tempo di raccolta e questo nuovo lavoro, Vivere o Morire, sembra arrivato giusto in tempo per bearsi dei tempi maturi, schizzando immediatamente tra gli album più scaricati sulle piattaforme digitali ed ascoltati su quelle di streaming.

E siamo di fronte ad un lavoro intelligente, calibrato tra melodie che in qualche caso appaiono senza tempo ed evoluzioni che arrivano a sorprendere le stesse, avvicinando il disco tutto a territori musicali che sanno di oltremanica; è il caso ad esempio di Quello che siamo diventati che gode di strofe che melodicamente trasportano e sfociano poi in un inciso che fa molto brithpop, ma quello dei tempi d’oro, anni ’90 per intenderci. La title track è la difficile dicotomia a cui siamo costantemente sottoposti del fare o non fare, lanciarsi o restare tranquilli, Vivere o morire, per l’appunto, mentre Per amore e basta è un’insolita dichiarazione dove tutto quello che non so serve a scriverti canzoni, su un sound che contrappone chitarre, elettronica ed incursioni di fiati.

La nostra ultima canzone è il brano a cui è spettato portare il fardello del lancio disco, ma in realtà Motta sembra essere letteralmente avulso al sistema del “tipico singolo” per favorire l’airplay, proponendo la sua musica senza calcoli o stratagemmi d’industria che a poco servono se tanto non hai granché da dire; qui addirittura il nostro sembra mettere assieme il britpop di cui prima con linee melodiche che fanno tanto anni 60 inglesi più che nostri.

Se l’apertura di Ed è quasi come essere felice ha sensazioni psichedeliche, la conclusiva Mi parli di te è un epilogo chitarra, voce ed archi in divenire che raccontano delicatamente una chiacchierata tra padre e figlio, quando si ha la maturità forse per chiedere al genitore che cosa si aspettasse da noi esattamente e confrontare le sue proiezioni con la realtà dei fatti e dove la frase conclusiva, “e adesso faccio il mostro e tu il bambino”, ha tutta la verità in sé di un’evoluzione di rapporto che, forza tempo, vede invertirsi i ruoli, tra chi ha bisogno d’aiuto e chi lo da. Cori anni 70 e calde percussioni per la riuscitissima retrospettiva tra i propri pensieri e ricordi di E poi ci pensi un po’.

Vivere o Morire è un album breve ma campionario completo dell’essere artista di Motta, cerchio chiuso in cui probabilmente anche l’aggiunta di un altro brano sarebbe apparso come una forzatura, una nota dissonante. E’ il disco giusto per scoprire un artista che sa davvero raccontare e raccontarsi ed in questo periodo di fruizione veloce, disattenta e spesso anche cretina, è una vera e propria manna dal cielo.

BRANI MIGLIORI: E poi ci pensi un po’ / Mi parli di te
VOTO: Otto


TRACKLIST

1. Ed è quasi come essere felice
2. Quello che siamo diventati
3. Vivere o morire
4. La nostra ultima canzone
5. Chissà dove sarai
6. Per amore e basta
7. La prima volta
8. E poi ci pensi un po’
9. Mi parli di te

 

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.