“AL MONTE” MANNARINO – Recensione

Mannarino - Al monte - Copertina

Terzo album per Alessandro Mannarino dopo “Bar della rabbia” e “Supersantos” che nel giro di pochi anni l’hanno consacrato performer da sold out per tutta Italia e personaggio di spicco della scena musicale romana, ritagliandosi da subito una grande fetta di pubblico che attendeva da tempo, e con non poca ansia questo nuovo lavoro che s’intitola “Al Monte“.
Nove tracce che ci presentano un Mannarino diverso, più composto e accurato, alla ricerca della profondità dell’essere e dell’analisi perfetta degli stati d’animo dei suoi ritratti.

L’approccio antropologico alla descrizione dei personaggi rivela una vera maturazione dell’artista sulla scrittura , che si fa via via più elegante e raffinata ma perde, in alcuni momenti, l’immediatezza che ha caratterizzato il successo dei suoi precedenti lavori.
Il monte, immaginato come un luogo d’astrazione e consapevolezza è la miglior meta auspicabile per una “Signorina” che “..urla forte, forte forte in questa nebbia che nasconde la tua storia come vecchia..” o per un uomo senza colpa a cui “.. qualcosa è andato storto e ho capito che non valgono niente le scuse di un morto” (Scendi giù); Mannarino accompagna tutti senza giudizio da grande narratore e si mette al loro livello traendo anche le sue conclusioni sul presente come ne “Gli animali” sottolineando che “cambiano i governi ma non gli schiavi” e prendendo in prestito le raccomandazioni di suo nonno ci mette in guardia: “Bisogna sapè distingue la luce delle stelle da quella delle lampare“!

C’è spazio anche per l’amore della titletrack, storia disincantata e vibrante di un uomo e una donna “Tranquilla troveremo un posto, tutto si sistemerà.. Lei gli risponde: Non lo so, adesso che ci amiamo chi ci proteggerà?”.
Al monte” è un disco raccolto, sussurrato ed impegnativo. Le atmosfere si fanno più acustiche e rallentate e richiedono la giusta attenzione; meno chitarre scanzonate ed oggettistica varia a favore di momenti cantautorali più delicati che emozionano ma non fanno dimenticare il ritmo contagioso da ultimo dei stornellatori degli inizi marcatamente folk che riemerge solo in un paio di occasioni tra cui “Malamor“, uno tra i pezzi più riusciti del disco.
Sicuramente l’album più maturo della carriera: bello, interessante anche se non la sua prova migliore finora. Inoltre, la scoperta di questa nuova tendenza “filosofeggiante” conferma ancora una volta Mannarino tra le proposte più originali e significative del cantautorato italiano.

MIGLIOR CANZONE: SCENDI GIU
VOTO: 7/10

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  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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