FESTIVAL DI SANREMO 2016 TOP & FLOP: nessun grande successo, un sacco di flop (anche non meritati) e un solo vincitore… EZIO BOSSO

festival di sanremo 2016

Ed eccolo qua, è arrivato quel momento dell’anno, quello in cui ad All Music Italia in onore del buon Pippo (Baudo), scriviamo l’articolo denominato Sanremo Top che arriva sempre a cinque mesi esatti dalla fine del Festival.
Un articolo odiato da molti in cui individuiamo quali sono stati i dischi Top, quelli in zona neutra e infine i tanto odiati flop (che, come negli anni precedenti, continua a non essere né una parolaccia né sinonimo di bassa qualità) tra quelli degli artisti che hanno partecipato al Festival di Sanremo.

Vendite (o meglio stime di vendita, ma decisamente realistiche), posizioni in classifica, certificazioni e aspettative rispetto alla visibilità e al percorso artistico dell’artista sono i criteri su cui ci basiamo ogni anno, ed ogni anno scoppia puntuale la polemica con qualche artista o qualche fandom.
Ma del resto i numeri parlano chiaro e quest anno vi facciamo subito una premessa: il Festival di Sanremo 2016, il Carlo Conti bis, è stato uno show fortunatissimo negli ascolti ma decisamente molto meno utile nell’aiutare il mercato discografico italiano.

Andiamo ad analizzare tutto nel dettaglio.

N.B. a differenza dello scorso anno quest’anno conteggeremo anche le vendite pre Festival dei dischi ristampati per Sanremo (ovvero Rocco Hunt, Francesca Michielin, Clementino Dolcenera) questo perché altrimenti ci troveremo decisamente di fronte ad un disastro completo.


ALBUM BIG

Anche quest’anno sono stati 20 i cantanti in gara nella categoria dei Big/Campioni e in totale sono usciti 20 dischi (Morgan e i Bluevertigo non hanno pubblicato ma Iurato e Caccamo in gara in coppia sono usciti con un album a testa). Va precisato inoltre che alcuni artisti non hanno pubblicato il disco nel mese del Festival, ma successivamente ovvero: Rocco Hunt (il 4 marzo, quindici giorni dopo), Lorenzo Fragola (l’11 marzo circa un mese dopo il Festival), Zero Assoluto (il 18 marzo anche loro circa un mese dopo la fine della kermesse), Alessio Bernabei ( 8 aprile, quasi 2 mesi dopo) e Annalisa (il 20 maggio, quindi quasi tre mesi dopo la partecipazione al Festival).
Questo può influenzare le vendite? Si e no… nel senso che solitamente il grosso delle vendite di un’artista si muove nelle prime settimane d’uscita (l’anno scorso Nek usciì 15 giorni dopo la fine di Sanremo ma risultò comunque tra i più venduti), però è anche vero che di questi tempi sta diventando tendenza nelle vendite degli album quella di spalmarsi nel tempo rispetto a qualche anno fa.
Ma cominciamo…

DISCHI TOP 

Veniamo alla nota tragica, quest’anno non ci sarebbero dischi che si possano definire realmente Top, in quanto nessun album è riuscito ad arrivare nemmeno lontanamente vicino al disco di platino. Gli unici due dischi che hanno ricevuto una certificazione infatti sono quello di Francesca Michielin e quello di Clementino. Entrambi disco d’oro ed entrambi ristampe di album precedentemente usciti (ad aprile 2015 il rapper e a fine ottobre 2015 Francesca) e che quindi hanno goduto di un periodo di vendita e di un’esposizione più lunga. Come ben saprete le copie della prima stampa si sommano a quelle del repack.

Il confronto con lo scorso anno è assolutamente spietato in quanto nel 2015 abbiamo avuto dei veri trionfatori (Il Volo con tre dischi di platino), i Dear Jack (disco di platino) a cui faceva poi seguito Nek (disco d’oro a luglio, diventato platino nei mesi successivi).
Quindi a meno che non vogliamo chiudere baracca qui e liquidare le vendite del Festival con un “non pervenute” se lo scorso anno il metro di giudizio per i dischi Top era il disco di platino, quest’anno deve necessariamente essere il disco d’oro.
Alla luce di ciò il Festival per quel che riguarda gli album premia tiepidamente Francesca Michielin (disco d’oro) ma anche Lorenzo Fragola (che l’anno scorso arrivò al disco d’oro), Alessio Bernabei e gli Stadio, Quest’ultimi tre artisti non hanno ancora certificazioni ma sono prossimi al disco d’oro (per i primi due potrebbe arrivare addirittura oggi pomeriggio con le nuove certificazioni).


ZONA NEUTRA

La zona neutra è quella fascia di mezzo dove, per svariati motivi, si collocano dischi che sono andati al di sopra delle aspettative o su cui si nutre ancora speranza di ripresa (anche per una questione di data d’uscita).
In questa zona va sicuramente inserito, nonostante il disco d’oro conseguito, il rapper Clementino. Infatti il suo Miracolo! (poi diventato Miracolo! Ultimo round) ha venduto più della metà delle copie totali prima della partecipazione al Festival.
Anche l’altro rapper di questo Sanremo 2016, Rocco Hunt, finisce in questa zona neutra con le sue 15.000 copie vendute della ristampa di SignorHunt copie che, sommate a quelle degli ultimi due mesi del 2015, dovrebbero vederlo ormai vicino al disco d’oro. Va comunque detto siam ben lontani dal platino ricevuto col primo album  uscito con la vittoria a Sanremo Giovani nel 2014.
Zona neutra anche per Elio e le Storie Tese, anche loro a circa 15.000 copie. Ma gli Elii non hanno mai portato a casa vendite da capogiro (ma parecchi concerti sold out sì), se non nel 1996 con il loro primo Sanremo dove riuscirono a vendere ben 200.000 copie.

E poi arriva Annalisa… quell’Annalisa che ha fatto un bel disco (qui la nostra recensione da 8), un album elettropop che porta una significativa virata nel suo mondo musicale rispetto alle melodie pop più rassicuranti di Kekko Silvestre.
Nell’articolo di qualche giorno fa sulle vendite del primo semestre del 2016 avevamo scritto che l’album di Annalisa sta vendendo decisamente al di sotto delle aspettative in questo momento e questo concetto continuiamo a ribadirlo con fermezza, sopratutto se consideriamo il background dell’artista (e il talento) e l’esposizione televisiva di questi cinque anni di carriera: secondo posto ad Amici di Maria De Filippi nel 2011, Amici Big (e conseguente Premio della critica) nel 2012, cinque dischi pubblicati, tre partecipazioni al Festival di Sanremo e quest’anno un programma in veste di presentatrice su Italia 1.
Alla luce di tutto questo da Annalisa ci si aspetta di più dal punto di vista delle vendite, ma questa crescita sembra non arrivare. Fa comunque bene la Warner Music Italia a continuare a credere e sostenere il suo talento che è oggettivo.

Per tanto lo ribadiamo, nella classifica dei dischi più venduti del 2016 (anche se per lei si conta solo un mese e mezzo di vendite), quel 74 esimo posto conseguito con meno di 10.000 copie sono un segno che il disco non veleggia in ottime acque (questa settimana è sceso alla 60 della classifica FIMI). Questa affermazione si rafforza soprattuto se prima di lei in quella stessa classifica compaiono artisti come Nitro (rapper che non viene passato dalle radio e che non appare in tv ma ha comunque venduto oltre 25.000 copie), gli Urban Strangers (un disco d’oro ma, capodanno di Rai 1 a parte, li avete visti in tv dopo X Factor?) e cantautori italiani lontani dalle logiche commerciali e televisive come Niccolò Fabi e Vinicio Capossela.

Eppure raffrontando Annalisa solo con gli album degli altri cantanti che hanno partecipato al Festival ci sentiamo di metterla in questa zona neutra aspettando di vedere se l’arrivo del secondo singolo (dopo l’estate) riuscirà a cambiare un po’ le sorti di questo album. Noi ce lo auguriamo, siam molto meno cattivi di quanto ci immaginate.

Infine zona neutra anche per Patty Pravo.
Come si fa a giudicare un’icona della musica italiana che ha fatto indubbiamente un ottimo disco ma che non è arrivata a vendere nemmeno 15.000 copie? Non si può, perché la Pravo ha comunque lasciato un segno nella storia della musica italiana e ha saputo rinnovarsi con questo disco, quindi più che nella zona neutra staziona in un limbo a se stante. E per noi è impossibile giudicarne l’operato, scusateci.


DISCHI FLOP

E infine arriviamo alla zona Flop, Stop… insomma chiamatela come volete. La zona dove le cose non vanno per nulla bene ecco. Lì dove finiscono dischi, anche di ottima caratura, che il pubblico non acquista (e il perché non chiedetelo a noi, perché saremmo molto curiosi di saperlo, soprattutto in alcuni casi…).

E qui troviamo Noemi. La Noemi che in otto anni di carriera ha pubblicato cinque dischi, portato a casa tre platino e 2 dischi d’oro per le vendite dei suoi dischi oltre ad aver partecipato quattro volte a Sanremo.
Qualcosa tra Noemi e una parte del pubblico si è rotto all’incirca nel 2014. Sarà che, almeno per noi, l’esperienza dal 2013 a The Voice non le ha per nulla giovato, sarà che brani di Vasco Rossi e Fabrizio Moro non ne arrivano tutti i giorni, però a partire da quel 2014, anno di pubblicazione di Made in London, Noemi ha iniziato a dare segni di cedimento discografico al di là della qualità dei suoi album.
Le copie vendute sono poco più di 13.000 ed il disco al momento è fuori dalla Top 100 della Fimi.
Si è anche cercato di correre ai ripari cambiando i singoli in radio (tre in cinque mesi con firme come Giuliano Sangiorgi e Ivano Fossati) ma nulla si è mosso. A questo punto la Sony Music dovrà inventarsi qualcosa per cercare di ridare alla rossa cantante un po’ dello smalto perduto.

Male, ma decisamente meno di altri, anche Valerio Scanu. Meno di altri perché va detto che il cantante sardo dallo scorso album si auto-produce e cerca “da sé” esposizione televisiva come può non andando più nei programmi della De Filippi ma a Tale & quale show, L’Isola dei famosi, Ballando con le stelle… con un disco d’oro portato a casa per il singolo, streaming o non streaming, il suo è un flop a metà.

Va male purtroppo, e ci teniamo a sottolinearlo forte questo purtroppo, anche per Arisa. Il suo album Guardando il cielo è tutto fuorché un brutto disco, lei canta come poche cantanti in Italia ed ha un’intensità nel live che poche hanno eppure gran parte del pubblico dopo il grandissimo successo de La Notte sembra si sia scordato di tutto questo. E qui, ascoltando il suo album, come quelli di Annalisa o di Patty pravo del resto, ci viene da fare una domanda a voi ancora prima che arrivino le solite critiche… perché in Italia non vende più, se non i rari i casi, la bella musica? Questa domanda la facciamo a voi, perché siete voi che decretate il successo o l’insuccesso di un disco, noi ne possiamo solo prenderne atto.

Per chiudere malissimo per i Dear Jack (orfani di Bernabei), per Deborah Iurato (che dopo questo album ha interrotto di comune accordo il rapporto lavorativo con il suo produttore Mario Lavezzi), per gli Zero Assoluto, per Giovanni Caccamo, per Dolcenera con la ristampa de Le Stelle non tremano (nonostante la massiccia esposizione e l’ottima prestazione come coach di The Voice of Italy) ed Enrico Ruggeri. Ancora peggio per Irene Fornaciari e Neffa, tutti album che non rientrano nella classifica dei 100 dischi più venduti del 2016.


ALBUM GIOVANI

Che dire dei giovani. Quest’anno al vincitore, Francesco Gabbani è andata un po’ meglio dello scorso anno a Caccamo (sopratutto col singolo) visto che quasi 8.000 copie le ha vendute. Ma per i restanti cinque artisti in gara (Mahmood e Michael Leonardi non hanno pubblicato dischi dopo il Festival) le copie vendute non superano le 3.000 a testa. Eppure di artisti bravi anche quest’anno (come lo scorso anno del resto) ce ne erano… Cecile, Irama, Chiara Dello Iacovo, Ermal Meta, Miele… sono tutti artisti talentuosi e molto diversi tra loro.

Ma, visto che questa dei giovani allo sbando è una tendenza degli ultimi anni (Rocco Hunt a parte) ci sentiamo di ribadire per l’ennesima volta che è il meccanismo della gara dei giovani che, nell’epoca dei talent sopratutto, va completamente rivisto.

Una sola serata di selezioni a novembre non basta e non serve, ne servirebbero almeno 4 di prime serate, una al mese, per far conoscere meglio questi ragazzi, la loro canzone e altri brani del loro progetto discografico.
Farli passare in radio mesi prima non basta e non serve sopratutto se poi le radio passano le loro canzoni col contagocce (vedi questo articolo) e, sopratutto, farli cantare solo una volta con un’eliminazione diretta che vede scontrarsi tra due cantanti è un meccanismo che va bene in un talent show, luogo dove ci sono mesi di esposizione precedenti, non a Sanremo… e sii, lo sappiamo, al pubblico piacciono queste sfide, ma ai cantanti non fanno bene.
Quindi in questo caso ci rivolgiamo a Conti… Carlo rivoluziona tutto per quel che riguarda la categoria Nuove proposte, per favore!


SINGOLI BIG e NUOVE PROPOSTE

Per quel che riguarda il mercato dei singoli quest’anno è andata un po’ meglio. Sono infatti nove contro sei dello scorso anno le certificazioni arrivate. Per la precisione:
Disco di platino a Francesca Michielin e Alessio Bernabei. Disco d’oro ad Arisa, Rocco Hunt, gli Stadio, Lorenzo Fragola, Clementino, Valerio Scanu e Francesco Gabbani. Va detto come al solito che lo streaming fa molto in questo senso.

L’anno scorso neanche una certificazione per i giovani ma cinque platini ai big (Il Volo, Nek, Chiara, Lorenzo Fragola, Annalisa) e un oro a Malika Ayane.

 

Quindi tirando le conclusioni finali su questo Sanremo 2016 discograficamente è sicuramente andato peggio dello scorso anno anche nonostante la massiccia presenza di artisti proveniente dai talent (ben otto) che qualcuno considera una strategia acchiappa pubblico.
Non ci resta che aspettare e vedere cosa succederà l’anno prossimo… vedere se Carlo rischierà dando spazio a nomi che potrebbero essere delle rivelazioni (e prendersene così il merito come faceva il suo mentore Pippo Baudo), vedere se ridarà spazio ad artisti che magari negli ultimi anni sono un po’ “appannati” e lontani dalla tv ma che potrebbero presentare degli ottimi brani.
Del resto ricordiamoci che l’artista più venduto di questo festival è un nome che tra i big difficilmente sarebbe entrato, Ezio Bosso con le sue oltre 40.000 copie vendute.
Riflettiamoci.
Qui di seguito trovate una grafica riassuntiva che mette a paragone Sanremo 2015 contro Sanremo 2016.

festival di sanremo 2016

 

  La Musica si può averla dentro anche senza saper suonare uno strumento o cantare e a volte diventa parte di te al punto da influenzare la tua intera vita. Ho cominciato a camminare da fan gestendo due Fan Club, ho avuto l’occasione di imparare di più diventando Personal Assistant (di Gianluca Grignani, Niccolò Agliardi e Syria). Ho voluto anche provare l’esperienza on the road del Tour Manager (Barley Arts).Tutto questo per conoscere l’ambiente musicale sotto ogni aspetto e per saper affrontare una nuova sfida: portare avanti interamente un progetto discografico in qualità di produttore ed editore (Eleonora Crupi, Voyeur, Kianka). Recentemente ho voluto anche cimentarmi nella scrittura dando alle stampe per Chinaski Edizioni la biografia non autorizzata "Rockstar (a metà) - Gianluca Grignani". Anni fa, con la chiusura della rivista “Tutto musica”, mi sono sentito orfano di un’oasi in cui la musica veniva raccontata, recensita e approfondita con passione, così mi sono ripromesso che un giorno avrei ricreato un oasi simile per la musica italiana. Da quest’idea nasce All Music Italia.
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