RECENSIONE: SE AVESSI UN CUORE – ANNALISA

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In tanti negli anni hanno attribuito una bravura tecnica fuori dal comune ad Annalisa, gli stessi che però condividevano sempre i vivi complimenti con fastidiosi però ad anticipare i più disparati difetti: senza cuore, senza repertorio, senza personalità, senza, senza… una fastidiosa sequenza di senza.
Eppure la cantante ligure ha sperimentato più atteggiamenti musicali, fornendoci nel tempo prestazioni melodiche di marchio Casalino ( Diamante lei, luce lui ), altalenate ad uptempo scanzonati ( Scintille ), per passare poi a struggenti trepidazioni “modà…iole” ( Una finestra fra le stelle ), fino a misurarsi con esempi elettronici invidiabili ( Splende ) , eppure nulla è mai sembrato far centro nei cuori dei detrattori e così cerca oggi, cerca domani, Annalisa è approdata a questo nuovissimo Se avessi un cuore, dove aggiungerei, per licenza arbitraria, anche un punto interrogativo, come a porlo in domanda ai tanti “signori del senza”.

Ed il cuore la Scarrone lo ha trovato paradossalmente ai nastri di partenza, in quel che faceva prima di aprire la porta mediatica del talent, che certo fortuna per lei è stata, ma anche un muro su cui sbattere a ripetizione, fatto di pregiudizi e di scarsa attenzione a possibili crescite o ricerche; Se avessi un cuore parte da li, da cose che scriveva lei secondo il suo senso artistico, vestendosi di elettronica aggiornata ed appoggiata sulle sue belle note, tanto che d’improvviso inizi a sentire dei battiti. Che sia un cuore? Per non spiazzare i fans meno inclini ai cambiamenti, la nostra ha creato un doppio anello di congiunzione tra il disco di appena un anno fa e quello di oggi; in quello scorso, ad esempio, la title track era la porta aperta sul “questo voglio fare” ed anche utilizzarla come ultimo singolo promozionale è stato di sopraffina intelligenza. In quello di oggi invece c’ è la sanremese Il diluvio universale, ridondante e classica nel suo racconto melodico.
Chi vi scrive non ha apprezzato quel pezzo ed ha avuto modo di bocciarlo già sia nei preascolti sanremesi che nelle serate della gara, e con un pizzico d’orgoglio oggi guarda dall’alto al basso chi non accettò quella stroncatura, ricordandogli che la previsione era di un brano che sarebbe morto due settimane dopo il Festival. Mi pare che i fatti non mi abbiano smentito no? Non me ne voglia l’ardimentosa Annalisa che brava l’ho sempre trovata e lodata e senza mai aggiungere dei famosi però di cui prima, ma effettivamente io già me l’aspettavo con un piglio più up al Festival, già ero in Splende mood per accettare positivamente il polpettone di ritorno.

Ed è ascoltando Se avessi un cuore che mi rendo conto che le possibilità erano diverse per la nuova passerella festivaliera e mi arrabbio ancora di più. Leggerissima, ad esempio, ha un bit ipnotico, un dispiego vocale che fa sempre figura sul palco dell’Ariston, alla ricerca di scoprire tutto l’amore che peso ha, oppure Coltiverò l’amore con picco vocale proprio sul titolo, sospeso a metà tra voce piena e falsetto, che richiede padronanza vocale ineccepibile e decisamente fuori dal comune. Su tutte le ballad primeggia per immediatezza e capacità d’impatto A cuore spento, in cui Annalisa terrà pure in off il cuore ( il brano è autobiografico e la cantante ha qui dovuto attendere l’allontanamento di alcune emozioni per poterlo interpretare al meglio) ma canta con i polmoni accesi che non c’è bisogno nemmeno di puntellare gli ottimi passaggi tecnici; anche un sordo li recepirebbe. C’è un sentore di Elisa in Uno o almeno nel suo arrangiamento vocale, mentre mentre ambientazioni da videogioco compongono il tappeto musicale di Potrei abituarmi, presente in track list anche nell’esclusiva ed originale versione (Used to you) scritta da quella Dua Lipa che tanto sta imperversando anche sui nostri lidi col singolo riempipista Be the one. Ed i due brani sembrano essere due facce di una stessa medaglia, quella dei rapporti che, se da una parte sono consolidati e ti fanno pensare che è meraviglioso quando in due ci si sente davvero uno, dall’altra stanno nascendo nel miglior dei modi guardandoti… senza provare a cambiarmi. E tra Le Coincidenze che non concidono e Quello che non sai di me e che in questo disco magari puoi cercare di scoprire, Annalisa affida alla title track l’incombenza mai facile di promozionarlo, canzone questa che a dispetto di un arrangiamento danzereccio, ha in se un messaggio di tolleranza e di uguaglianza.

Ha fatto i suoi voli Annalisa e forse in questo nuovo atterraggio ha trovato il giusto luogo dove potersi riposare, dove tutto è su misura per lei, come lei lo voleva. Ed in questa comodità si sente si una bella voce, delle grandi note, però…. e no! Stavolta non rompete, non c’è nessun però! Certo però quella canzone a Sanremo… va bé, facciamo finta che non ci sia stata!

BRANI MIGLIORI: A cuore spento/Coltiverò l’amore/Uno
VOTO:
8/10

TRACKLIST

1. Se avessi un cuore
2. Leggerissima
3. Noi siamo un’isola
4. Coltiverò l’amore
5. Uno
6. Potrei abituarmi
7. A cuore spento
8. Inatteso
9. Le coincidenze
10. Quello che non sai di me
11. Il diluvio universale
12. Used to you

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica