Elisa & Francesco De Gregori ed il bello che si celebra in “Quelli che restano”

Elisa & Francesco De Gregori

Settimana scorsa, il 14 settembre, è arrivato in radio a sorpresa il nuovo singolo di Elisa con un ospite d’eccezione, il Principe del cantautori, Francesco De Gregori (ve ne abbiamo parlato qui). Il brano ci ha colpito molto e proprio per questo abbiamo chiesto al nostro critico musicale, Fabio Fiume, di non recensirlo con un voto nella rubrica del venerdì Da oggi in radio, ma di dedicargli un intero articolo con le sue riflessioni.
Buona lettura!

Ci sono delle canzoni, o meglio delle composizioni, che possono tranquillamente concedersi il lusso di fregarsene della radiofonicità, delle scelte editoriali di questo o quella stazione radio, dello stare confinate nei 3 minuti e dieci per non correre il rischio di annoiare chi ascolta, come se un minuto o due in più cambiassero qualcosa.

Sì, fortunatamente ci sono artisti che oggi possono permettersi il lusso di comporre qualcosa che questi limiti, che si sono in realtà voluti, li deride tutti: ci sono Elisa & Francesco De Gregori e c’è la loro Quelli che Restano. Ed è poesia, è una storia, è un racconto, è qualcosa da dire e qualcosa da ascoltare, il tutto su una base delicata che cresce a poco a poco, senza mai trasbordare su due fili di voce che s’incrociano e che sembra abbiano sempre cantato assieme, imparando a dosarsi, bilanciarsi, lasciarsi scorrere a vicenda, senza prevaricarsi. Eppure se De Gregori ci ha insegnato in una carriera quasi cinquantennale che con un fil di voce si può raccontare il mondo, Elisa di suo ha sempre giocato molto con le sette note, e qui ha lavorato di sottrazione, di sentimento, di pulizia.

Ed è tutto un gioco sulla relatività della vita, di come le cose che si credevano importanti si trasformano nel nulla, di come il parere degli altri, l’andare dietro alla massa, il cercare di prendere quanto più possibile, diventa una sciocchezza perché nulla è meglio che aver preso coscienza che c’è una propria stella da mirare, quella che la stessa massa non capirà perché la fissi, perché la senti tua e magari ti darà pure del coglione, del pazzo,non risparmiandoti spallate e cattiverie.

Eppure alla fine tutti si stancano e capiscono che finito il cercare qualcosa che poi alla fine non si sa bene nemmeno cosa sia, tutti finiscono in quel luogo dove ci sono i pazzi e loro li riposano, già sereni di sentirsi se stessi.

Questo pezzo meritava una scrittura a parte e non le due righe della mia rubrica che esce al Venerdi, perché quando esistono dei piccoli miracoli essi vanno celebrati, guardati con stima e contentezza, come si guarda una cosa bella.

Ed è inutile pure esprimere un voto perché sarebbe fuori scala!

ELISA & FRANCESCO DE GREGORI – QUELLI CHE RESTANO – TESTO

È che mi chiedevo se la più grande fatica
è riuscire a non far niente
a lasciare tutto com’è
fare quello che ti viene
e non andare dietro la gente

È che mi perdevo dietro a chissà quale magia
quale grande canzone in un cumulo di pietre
sassi più o meno preziosi
e qualche ricordo importante che si sente sempre

È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza
quella che ti frega e ti prende le gambe
che ti punta i piedi in quella direzione opposta
così lontana dal presente
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

È che mi voltavo a guardare indietro
e indietro ormai per me non c’era niente
avevo capito le regole del gioco
e ne volevo un altro uno da prendere più seriamente

È che mi perdevo dietro a chissà quale follia
quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
tra occhi più o meno distanti
e qualche ricordo importante che si sente sempre
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano
e vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

E più di una volta e più di un pensiero
è stato così brutto da non dirlo a nessuno
più di una volta sei andato avanti dritto
dritto sparato contro un muro
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno

Siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li perdono
e sulle autostrade così belle
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici selvatici

Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
quelli che di notte luci spente e finestre chiuse
non se ne vanno da sotto i portoni
quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
siamo noi quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare

 

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  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.